
Successo fondamentale per la Fiorentina che vince 1-0 il derby contro il Pisa che vale tre punti che pesano più del solito, perché arrivano mentre Cremonese e Lecce frenano e perché, per la prima volta in stagione, la squadra viola mette insieme due successi consecutivi, tre se si conta il successo nell'andata del playoff di Europa League contro i polacchi del Jagiellonia. In classifica i gigliati agganciano grigiorossi e salentini al 16° posto con 24 punti, staccando di ben nove punti Verona e Pisa, ormai a un passo dalla Serie B.
A decidere è ancora Kean al 13'. L’azione nasce da un cross di Fagioli, prosegue tra rimpalli e letture sbagliate della difesa pisana e finisce con l'ex Juve appostato dove deve stare un centravanti: a due passi dalla porta. Non un capolavoro estetico, ma una rete da attaccante vero. Dalla tribuna, perché squalificato, mister Vanoli vede una squadra applicata e ordinata. Turnover in Conference, titolari in campionato: la gestione delle energie questa volta funziona. Nel primo tempo la Fiorentina controlla ritmo e spazi, tiene il pallone, concede pochissimo e costruisce con pazienza. Fagioli si prende la regia con personalità, Brescianini accompagna, Ndour prova a inserirsi. Kean sfiora anche la doppietta di testa dopo aver vinto un duello con Caracciolo.
Il copione cambia nella ripresa. Il Pisa alza il baricentro, Hiljemark ridisegna la squadra con tre cambi immediati e la partita diventa più sporca, meno controllata. Meister crea problemi a Ranieri, Angori trova sulla sua strada un Dodo decisivo sulla linea, Cuadrado spreca una buona chance. La Fiorentina arretra, il Franchi si innervosisce, il risultato resta in bilico fino all’ultimo. Nel recupero Fazzini avrebbe il pallone della sicurezza ma calcia male. È l’ultima emozione di una gara che la Viola aveva indirizzato bene e che ha rischiato di complicarsi da sola. Il verdetto però è chiaro: la Fiorentina respira e intravede un margine per giocarsi la salvezza senza inseguire sempre. Il Pisa, fermo a 15 punti e ancora senza vittorie nella gestione Hiljemark, vede allontanarsi la zona utile e deve cambiare passo in fretta.

Fratelli d'Italia è stabile, Pd e M5S calano, il partito di Roberto Vannacci 'stecca'. E' il quadro definito dal sondaggio Swg per il Tg La7 oggi, 23 febbraio, con le intenzioni di voto in caso di elezioni. Fratelli d'Italia, sempre ampiamente primo partito, rimane al 29,8% senza variazioni rispetto al precedente rilevamento. La formazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni guadagna terreno rispetto agli inseguitori. Il Pd della segretaria Elly Schlein cede lo 0,1% e scende al 21,9%, mentre il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte perde lo 0,3% e ora vale l'11,5%.
Ai piedi del podio, cala Forza Italia che scende dello 0,1% fino all'8,4%. Verdi e Sinistra guadagnano lo 0,1% e salgono al 6,7%. Passo avanti anche della Lega, che cresce dello 0,2% e si attesta al 6,6%.
Più indietro, Azione di Carlo Calenda guadagna lo 0,2% e sale al 3,5% superando Futuro Nazionale. Il partito di Roberto Vannacci lascia sul terreno lo 0,2% e scivola al 3,4%. Seguono Italia viva (2,2%), + Europa (1,4%) e Noi Moderati (1,1%).

"Leggo con sgomento gli ultimi sviluppi[1] sull’uccisione di uno spacciatore nel noto 'boschetto della droga' di Rogoredo. Gli inquirenti ipotizzano che questo crimine sia legato a dinamiche connesse allo spaccio di sostanze stupefacenti, nelle quali sarebbe coinvolto anche l’agente di Polizia che ha sparato. Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della Nazione e della dignità e onorabilità delle nostre forze dell’ordine". Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
"Provo profonda rabbia all’idea che l'operato di chi tradisce la divisa possa 'sporcare' il lavoro dei tantissimi uomini e donne che, ogni giorno, ci proteggono e difendono la nostra sicurezza, con abnegazione, sacrificio e senso delle istituzioni - aggiunge la premier -. Servitori dello Stato nei confronti dei quali, invece, dobbiamo tutti essere riconoscenti. Come dobbiamo essere riconoscenti in particolare alla polizia di Stato che, su delega della Procura di Milano, sta svolgendo le indagini sui propri agenti coinvolti in questa tragica vicenda, al solo fine di far emergere la verità".
"Chi indossa una divisa e rappresenta le Istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo del rigore. E con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa quella divisa, occorre essere implacabili. La giustizia farà il suo corso e confidiamo che sia determinata, anche perché - a differenza di quello che leggo - non esiste alcuno 'scudo penale'", conclude Meloni.

"Non ho ucciso i mie genitori". Si è dichiarato non colpevole di due capi d'imputazione per omicidio di primo grado il figlio più giovane del regista Rob Reiner, celebre per il 'Harry ti presento Sally', e della fotografa Michelle Singer, uccisi a coltellate lo scorso 14 dicembre nella loro abitazione di Los Angeles.
Nick Reiner, 32 anni, comparso oggi davanti alla Corte Superiore della Contea di Los Angeles, rischia l'ergastolo o la pena di morte in base alle aggravanti contestate dall'accusa. L'udienza preliminare è stata fissata per il 29 aprile. L'imputato resta detenuto senza possibilità di cauzione.
Il procuratore distrettuale della contea, Nathan Hochman, aveva ribadito nelle scorse settimane la convinzione che una giuria di Los Angeles possa riconoscere Reiner colpevole "oltre ogni ragionevole dubbio". Al termine dell'udienza odierna, durata meno di dieci minuti, Hochman ha spiegato che l'iter processuale potrebbe richiedere tempo, anche in attesa del rapporto definitivo del medico legale e di eventuali perizie richieste dalla difesa. Le autorità non hanno ancora deciso se chiedere la pena capitale. La procura ha avviato una procedura di valutazione interna e ha incontrato i familiari della coppia per raccoglierne l'orientamento. Secondo fonti vicine alla famiglia, i parenti non sarebbero favorevoli alla richiesta della pena di morte.
Nick Reiner era stato arrestato dagli agenti del Los Angeles Police Department poche ore dopo il ritrovamento dei corpi dei genitori nella loro casa. In documenti poi posti sotto sigillo su richiesta degli investigatori, l'autopsia ha indicato come causa del decesso "multiple ferite da arma da taglio".
Il trentaduenne, che secondo quanto emerso avrebbe da tempo problemi di dipendenza e salute mentale, era rappresentato inizialmente da un legale privato prima che il caso passasse all'Ufficio dei difensori pubblici.
La vicenda ha suscitato forte attenzione mediatica negli Stati Uniti anche per la notorietà di Rob Reiner, regista di numerosi successi cinematografici. Secondo quanto riportato dalla stampa americana, la sera dell'omicidio la coppia avrebbe dovuto partecipare a una cena con l'ex presidente Barack Obama e l'ex first lady Michelle.

Ultime prove all'Ariston prima del via del Festival di Sanremo 2026, ma questa volta con un primo, vero assaggio di pubblico. I cantanti in gara si sono esibiti nel pomeriggio di oggi, 23 febbraio, per la prova generale aperta alla stampa e agli addetti ai lavori, offrendo un'anteprima di quelle che saranno le performance sul palco di domani.
Serena Brancale emoziona
L'emozione, quella che emoziona la platea, ha una voce chiara: quella di Serena Brancale. La sua dedica alla madre è un brano già potente che, potenziato dall'orchestra, cresce fino a un finale che regala un brivido collettivo. L'orchestra si conferma infatti l'alleata preziosa per le grandi voci e le ballad intense.
È il caso di Arisa, Mara Sattei, Francesco Renga, Levante e Raf le cui canzoni acquistano profondità e respiro. Anche l'eleganza di Malika Ayane, l'intimismo di Enrico Nigiotti, il manifesto generazionale di Tommaso Paradiso e la semplicità di Fulminacci trovano nell'arrangiamento sinfonico la cornice perfetta.
Dargen D'Amico e Ditonellapiaga travolgenti
Ma poi l'Ariston cambia pelle e si accende per ballare. L'energia è un'onda che parte da Dargen D'Amico, con i suoi occhiali-gioiello e un avatar pop-art sugli schermi, e travolge tutto con Ditonellapiaga. Il suo ingresso è già uno show: vestitino nero, calze fucsia e una coreografia che le vale un'ovazione. Il momento "virale" è servito, invece, da Sal Da Vinci. Il suo brano è divertente, coinvolgente, e il ritornello con la coreografia delle mani è destinato a spopolare. Il vero delirio in platea, però, scoppia quando un problema tecnico lo costringe a ripetere l'esibizione: il pubblico esulta, felice di godersi un bis inaspettato. In un siparietto surreale, è persino il fonico a intonare "saremo io e te". Ballerine anche la performance di Lda e Aka7 Even e Samurai Jay. Coreografia ed esplosione di piume per Elettra Lamborghini.
La sorpresa Chiello
Tra le performance che convincono spiccano la sorpresa Chiello e l'intelligenza pop di Sayf con la sua 'Tu mi piaci tanto'. Emoziona il duetto tra Fedez e Masini, con un Fedez visibilmente soddisfatto, mentre gli applausi accolgono l'esordiente Eddie Brock. Spettacolo assicurato con JAx che, porta il country sul palco con tanto di cappello, bastone, violinista e cheerleaders tricolori in una performance acrobatica e divertente.
In platea, intanto, si vive già il clima del Festival. Qualcuno nota una figura in piedi e scherza: "Chi è quello? L'ex direttore artistico". È Carlo Conti, presente per ascoltare i brani, in un ideale passaggio di consegne che è già storia. Le prime carte sono sul tavolo: ora non resta che aspettare domani per vedere la partita entrare nel vivo.

Costa Crociere è pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua storia insieme al Festival di Sanremo. Partita da Genova sabato 21 febbraio, e arrivata ieri nella 'città dei fiori', Costa Toscana resterà in rada per tutta la settimana del Festival, offrendo agli ospiti un’esperienza esclusiva all’insegna della musica e dello spettacolo. Per il quinto anno consecutivo, Costa Crociere si conferma partner ufficiale della manifestazione, divenuta negli anni un punto di riferimento nel dialogo tra il mondo del viaggio, l’intrattenimento musicale e il territorio ligure. La rinnovata partnership è stata presentata oggi, 23 febbraio, durante la conferenza stampa organizzata da Rai Pubblicità e Rai, durante cui i main partner hanno illustrato i propri progetti di attivazione per l’edizione 2026, sempre più integrate con la città e con gli eventi che animano la settimana sanremese. Con la Crociera della Musica, la compagnia ha confermato ancora una volta la volontà di partecipare con un concept originale, capace di unire il fascino del mare all’energia del Festival, evolvendo ogni anno l’esperienza a bordo e l’integrazione con la manifestazione. Il pilastro esperienziale dell’edizione 2026 è 'Max Forever – The Party Boat', la residency esclusiva con protagonista Max Pezzali, ideata in collaborazione con Costa.
A partire dal 24 febbraio e fino al 28 febbraio, l’artista sarà al centro di cinque performance speciali che accompagneranno le serate della crociera. Ogni sera è previsto un collegamento dalla nave con il Teatro Ariston, portando l’energia del palco sul mare e creando un dialogo artistico unico tra Costa Toscana e il Festival. La residency di un’icona cross-generazionale sulla nave vuole essere un percorso musicale tematico, all’interno dell’immaginario pop che ha accompagnato più decenni, mantenendo come filo conduttore l’energia e la leggerezza degli Anni 90. Ogni sera Costa Toscana si trasforma in un mondo diverso, dalla dance scintillante di Disco Night al ritmo cinematografico di Old West, dall’estetica digitale Anni 90 di Jolly Blue alla nostalgia condivisa di Happy Days, fino al romanticismo di Love Boat che chiude la settimana.
"Avevo da tempo l’idea di suonare su una nave, essendo fan delle crociere americane a tema. Parlando col mio team è venuta fuori l’idea di contattare Costa che ha accolto con grande entusiasmo il tutto costruendo una vera e propria residency nella settimana del festival. Sto esaudendo uno dei miei sogni, chissà che questo primo progetto insieme non ci porti in futuro a fare una vera e propria Max Forever Cruise'", commenta Max Pezzali. Questo viaggio musicale prende il via il 24 febbraio, con la Disco Night, quando i ritmi della dance più amata accenderanno la nave di energia segnando il debutto ufficiale di Max Pezzali a bordo con il primo appuntamento di 'Max Forever – The Party Boat'. Il 25 febbraio l’atmosfera cambierà scenario con Old West, tra scenografie e suggestioni ispirate all’immaginario cinematografico western, per un’esperienza immersiva dallo spirito avventuroso. Il giorno successivo, con Jolly Blue, sarà la volta dell’estetica pop e digitale degli Anni 90: total denim, colori iconici e quell’inconfondibile senso di leggerezza che ha reso il decennio un simbolo culturale ancora attuale. Il 27 febbraio, con Happy Days, la nostalgia diventerà condivisione: una serata costruita intorno alle colonne sonore e ai ricordi più amati di un’intera generazione.
A chiudere la settimana, il 28 febbraio, sarà Love Boat, una perfetta serata romantica in cui le grandi ballad e le atmosfere più emozionanti accompagneranno gli ospiti verso un finale suggestivo, affacciato sul mare. "Siamo orgogliosi di una partnership che continua a crescere e che ci permette di offrire ai nostri ospiti e alla città una prospettiva sorprendente sul Festival. Ogni anno il nostro impegno è quello di rinnovare la presenza con un concept originale, fedele alla nostra vocazione all'innovazione. Con Max Forever – The Party Boat portiamo sulla nave cinque performance esclusive con Max Pezzali unica guest star a bordo, trasformando Costa Toscana in un palco sul mare coinvolgente", ha dichiarato Giovanna Loi, Vice President Marketing & Direct Sales di Costa Crociere. "È un progetto di brand integration eccezionale, unico in Italia, reso possibile da una collaborazione corale con Rai, Rai Pubblicità e i nostri partner. La nave - prosegue - diventa un’esperienza pop immersiva, unendo musica, viaggio e intrattenimento in un palinsesto che evolve di anno in anno. Sanremo celebra la musica, Costa celebra il viaggio: è questa meraviglia condivisa che siamo orgogliosi di portare ancora una volta al pubblico e alla città".
Anche quest’anno Costa Toscana porta lo spettacolo a bordo. Ieri sera, un Opening straordinario, tra giochi di luce, musica e fuochi d’artificio, ha inaugurato la kermesse, illuminando la Baia con la Sea Destination 'Sanremo Bay – Waves of Music', un light show piromusicale realizzato in collaborazione con il Comune di Sanremo. A seguire, il ritorno del Deejay Time ha animato il Colosseo di Costa Toscana, con gli storici “Fab 4” di Radio Deejay, che per il secondo anno consecutivo hanno portato a bordo l’energia iconica degli Anni 90.
Sempre ieri sera si è accesa anche un’altra attivazione speciale dell’edizione: durante le serate, la nave si trasforma in uno spettacolo parlante unico nel suo genere grazie ad un immenso led screen sul mare, visibile dalla città. Un’installazione iconica, che dialoga con Sanremo attraverso animazioni e messaggi dedicati, come quello di debutto 'Tutti cantano Sanremo', creando così un dialogo diretto con il pubblico e amplificando l’esperienza della Crociera della Musica.

"Innovazione e tecnologie devono essere collegate alla formazione e all'informazione, perché se non passano attraverso tutta la filiera e l'organizzazione sanitaria è difficile che arrivino al paziente. C'è bisogno di un percorso di riorganizzazione in cui i grandi centri di eccellenza, di richiamo nazionale e dotati di nuove tecnologie siano in grado di dialogare con il territorio e di offrire quindi un Pdta (Percorso diagnostico terapeutico assistenziale) che consenta al paziente di essere seguito e di far arrivare a tutti le nuove tecnologie, le innovazioni farmaceutiche, le terapie avanzate, le Car-T e tutto ciò che oggi la scienza e la ricerca mettono a disposizione". Lo ha detto oggi a Roma Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione affari sociali alla Camera dei deputati, alla presentazione del progetto 'Il futuro della cura', un programma nazionale che vuole ridefinire il rapporto tra professionisti sanitari, intelligenza artificiale e sanità digitale. Si tratta di un'iniziativa lanciata da Johnson & Johnson e Microsoft Italia, in collaborazione con Fondazione mondo digitale Ets.
Ciocchetti ha ricordato che il Governo sta investendo nel Servizio sanitario nazionale "143 miliardi e 900 milioni, destinati alla valorizzazione del personale medico e sanitario del comparto. Stiamo portando avanti riforme importanti delle professioni sanitarie e del settore farmaceutico - illustra - Vogliamo investire sempre di più anche nella prevenzione, così da liberare risorse da destinare alle nuove tecnologie, all’innovazione e alle terapie avanzate".
In questo quadro, "l'intelligenza artificiale può rappresentare un'opportunità fondamentale - sottolinea l'onorevole - L'Italia è stata il primo Paese dell'Unione europea a recepire il regolamento comunitario sull'Ia, una legge che contiene un capitolo specificamente dedicato alla sanità e che consente di utilizzare appieno le potenzialità dell'intelligenza artificiale, senza mai mettere in secondo piano l'uomo, la persona, il professionista, l'operatore sanitario. L'intelligenza artificiale deve essere un'opportunità in più per ridurre gli errori, diminuire la burocrazia e fare in modo - conclude - che tutto ciò che può essere utilizzato a favore del paziente venga messo a disposizione dal medico o dall'operatore sanitario".

Ruben Loftus-Cheek mostra le foto (choc) dopo il violento scontro con Corvi in Milan-Parma. Il centrocampista rossonero, pochi minuti dopo l'inizio della sfida di San Siro, valida per la 26esima giornata di Serie A e vinta dai ducali 1-0 con il contestato gol di Troilo, si è scontrato violentemente con il portiere ospite, uscito a valanga che è finito per colpire al volto l'ex Chelsea.
Oggi, lunedì 23 febbraio, Loftus-Cheek è stato costretto a un intervento chirurgico alla mascella, che lo terrà lontano dai campi per circa due mesi. "AC Milan comunica che Ruben Loftus-Cheek, nella giornata di ieri, ha riportato un importante trauma facciale che ha determinato la frattura del processo alveolare della mascella", ha comunicato il club rossonero in una nota pubblicata sul sito ufficiale, "il calciatore è stato ricoverato presso il reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale e Clinica Odontoiatrica dell'Asst Santi Paolo e Carlo, dove nella giornata odierna è stato sottoposto a intervento chirurgico dal dott. Luca Autelitano. L'operazione di riduzione e stabilizzazione della frattura è perfettamente riuscita. Ruben sta bene ed è già stato dimesso. I tempi di recupero stimati sono di circa otto settimane".
Sui social è stato poi lo stesso giocatore a lanciare un messaggio ai tifosi, allegando, sempre nelle proprie storie Instagram, terrificanti scatti dopo l'impatto che lo mostravano con il volto gonfio e con alcuni deti spaccati: "È stato un duro colpo ma il peggio è alle spalle", ha scritto Loftus-Cheek, "grazie di cuore a tutto lo staff medico che mi ha assistito in queste ore con professionalità e grande attenzione. Un grazie speciale va soprattutto a voi tifosi per i tantissimi messaggi di affetto e sostegno: li ho letti, sentiti e mi hanno dato una forza incredibile. Grazie ai miei compagni: siamo un gruppo, siamo una famiglia. Ora avanti verso i nostri obiettivi forti e uniti".
(Adnkronos) - A quattro anni dall’invasione russa su larga scala, l’Europa è davanti a un salto di fase: non solo nel modo in cui interpreta la minaccia, ma nel modo in cui organizza forze, industria e società. Alessandro Marrone, responsabile del Programma “Difesa, sicurezza e spazio” dell’Istituto Affari Internazionali, ha appena pubblicato un’analisi sulle “quattro lezioni dai quattro anni di guerra russo-ucraina”: la capacità russa di sostenere un conflitto lungo, il ruolo dell’innovazione tecnologica, il ritorno della “massa” e la necessità di resilienza politica e sociale. L’Adnkronos lo ha intervistato su cosa significa, oggi, per l’Italia: dalle priorità operative tra Mediterraneo e fianco Est Nato, alle scelte industriali e di bilancio, fino al tema più delicato, quello dell’“indipendenza” europea dagli Stati Uniti, tra ambizione e vincoli tecnologici.
Lei scrive che la guerra in Ucraina sta consegnando lezioni strategiche dure, ma utili. Partiamo dall’Italia: cosa è cambiato davvero, in questi quattro anni, nella percezione della minaccia e nella pianificazione?
La prima cosa, molto netta, è che è cambiata la valutazione della Russia. Fino sostanzialmente al 2021, cioè prima del febbraio 2022, la Russia dagli addetti ai lavori era percepita come una minaccia inferiore ad altre, mentre dai non addetti ai lavori spesso non era percepita affatto come una minaccia. Quattro anni dopo, la scala si è spostata su entrambi i livelli: chi già la inseriva nel novero delle minacce oggi la vede come più rilevante, perché osserva documenti Nato, valutazioni di intelligence e l’evoluzione militare sul terreno; chi invece non la considerava una minaccia, oggi tende a riconoscerla come tale, anche se magari ritiene che esistano altre priorità o responsabilità.
Questo cambio percettivo incide sulla sostanza: la pianificazione delle Forze Armate italiane deve oggi bilanciare due esigenze, con un equilibrio diverso rispetto al passato. Da un lato resta l’impegno nel Mediterraneo allargato, per stabilizzazione e gestione delle crisi, con missioni e operazioni che continuano ad assorbire attenzione e risorse. Dall’altro, però, si è aggiunta una dimensione che pesa molto di più: il fianco Est della Nato, la necessità di pianificare per dissuadere un eventuale attacco russo e, se la deterrenza fallisse, contribuire a difendere un Paese alleato.
E qui c’è un passaggio cruciale: non si tratta solo di “forward defence” o di presenza avanzata. Significa cambiare formazione, dottrina, organizzazione, reclutamento. E significa investire in capacità che sono soprattutto coerenti con quello scenario: carri armati di nuova generazione, difesa aerea e missilistica integrata, programmi aeronautici avanzati, navi con più capacità missilistiche, droni. Questo cambiamento è stato graduale nel 2022-2023, ma ha accelerato nel 2024-2025, anche perché si è fatta più evidente una tendenza: fare tutto questo con meno Stati Uniti e più oneri europei, inclusa l’Italia.
La lezione è che la Russia è “preparata a una guerra di lungo periodo” e che l’aggressività verso l’Europa è diventata una costante. Quanto questa prospettiva pesa sulle scelte italiane?
Pesa moltissimo perché obbliga a ragionare non in termini di “crisi” ma di competizione strutturale e prolungata. La Russia ha dimostrato di poter continuare il conflitto, sostenuta da reclutamento e riconversione industriale, e allo stesso tempo ha imparato, adattando dottrine e tattiche. L’idea che, in caso di cessate il fuoco, Mosca possa comunque disporre di uno strumento militare più ampio e più preparato porta l’Europa e l’Italia a non ragionare su finestre brevi.
Questo si traduce in una pressione sulle politiche di difesa: più capacità produttiva, più scorte, più prontezza, più addestramento. E, soprattutto, una diversa qualità della deterrenza: non solo “esserci”, ma essere credibili e sostenibili nel tempo. È per questo che la dimensione industriale e quella politico-sociale diventano centrali, non accessorie.
Insiste anche su un punto che spesso viene frainteso: innovare è necessario, ma non garantisce la vittoria. Che cosa significa, concretamente, per l’Italia e per l’Europa?
Significa evitare due illusioni opposte. La prima: che basti comprare “la tecnologia giusta” per risolvere il problema. La seconda: che la tecnologia sia irrilevante perché “conta solo la massa”. L’esperienza ucraina mostra entrambe le cose: i droni sono stati un moltiplicatore decisivo per non soccombere e per innovare tattiche, ma non sono una bacchetta magica. Nessun singolo sistema d’arma, convenzionale, da solo è risolutivo.
Per l’Italia e l’Europa questo implica investire in tecnologia con una logica di sistema: capacità, dottrina, addestramento, produzione, resilienza delle catene di approvvigionamento. E, soprattutto, colmare gap specifici: non “innovazione” come slogan, ma innovazione come risposta misurabile a vulnerabilità precise.
Veniamo al nodo dei soldi e delle scelte: l’Italia non ha attivato la ‘clausola di salvaguardia’ per sforare i paletti del patto di stabilità con la spesa per la difesa. Però ha chiesto 14,9 miliardi del programma Safe (Security Action For Europe), ovvero il meccanismo comunitario di prestiti Ue per finanziare spesa e investimenti in questo campo.
Stiamo parlando di mettere a terra una cifra molto grande in un arco di tempo limitato, e questo richiede decisioni industriali, operative e politiche coerenti. Il punto non è solo “spendere”: è spendere in modo compatibile con il tipo di deterrenza che vogliamo costruire, e con la capacità del sistema Paese di assorbire investimenti in procurement, personale, addestramento, infrastrutture.
Il rischio, se non si governa questa traiettoria, è duplice: da un lato frammentare risorse su troppe linee senza massa critica; dall’altro aumentare la spesa senza trasformare davvero le capacità. E invece l’obiettivo dovrebbe essere usare quelle risorse per rafforzare la prontezza, la produzione, la sostenibilità delle scorte, e per inserire l’Italia dentro una cornice europea più integrata. È un passaggio che richiede coordinamento strategico, non solo contabilità.
Oggi l’Italia deve essere pronta a due teatri, Mediterraneo e fianco Est. Come si evita che questa doppia postura diventi una coperta troppo corta?
La coperta è corta se si ragiona con logiche del passato. La soluzione non sta nel “scegliere un teatro” e abbandonare l’altro, perché la realtà strategica italiana e europea richiede entrambe le dimensioni. La soluzione sta nel rendere la postura più sostenibile: più interoperabilità, più prontezza, più massa logistica e di munizionamento, e una catena industriale che supporti questo modello.
Qui torniamo a uno dei temi del mio articolo: il ritorno della massa. Per anni, nel post-Guerra Fredda, l’idea implicita è stata che forze ridotte e molto tecnologiche potessero bastare per deterrenza e difesa. L’Ucraina dimostra che su larga scala i consumi di mezzi e munizioni sono enormi, e che senza capacità produttiva e disponibilità di scorte si rischia di non reggere. Questo vale per il fianco Est, ma anche per sostenere operazioni prolungate nel Mediterraneo allargato.
Passiamo al tema Nato. Lei come valuta il passaggio dei comandi di Napoli e Norfolk a Italia e Regno Unito, con gli Stati Uniti che “lasciano” quelle posizioni? È un arretramento americano o un modo per responsabilizzare gli europei?
Io lo vedo come un passaggio necessario, positivo e atteso. C’è una logica di fondo nella struttura dell’Alleanza: più truppe e assetti metti, più contribuisci, più è fisiologico che aumentino le responsabilità, anche nella rotazione degli incarichi. E questi due comandi sono apicali e importanti: Napoli per un perimetro cruciale, Norfolk per la sicurezza delle rotte atlantiche.
In un contesto in cui gli europei stanno aumentando contributi e posture, è normale che cresca il peso europeo nella catena di comando. E soprattutto, questo passaggio ha senso dentro uno scenario che considero realistico: meno forze americane in Europa, ma non zero. Se si passa da 130 mila a 80-90 mila in alcuni anni, gli europei possono compensare. Se si passasse a zero, no: non oggi e neppure in due o tre anni.
Quindi, se la riduzione americana è graduale, concordata e accompagnata da strumenti concreti come questi comandi, l’Alleanza diventa più sostenibile anche politicamente: per il contribuente americano, perché vede un minore esborso; per gli europei, perché esercitano responsabilità e costruiscono un pilastro europeo più solido. È una dinamica che rafforza la Nato, non che la indebolisce.
Quali sono i campi in cui la dipendenza dagli Usa è più strutturale?
Il punto più importante, e spesso meno visibile nel dibattito pubblico, è l’architettura di comando, controllo e comunicazione, cioè la spina dorsale che permette di organizzare e gestire forze su larga scala: standard, software, comunicazioni satellitari, crittografia, capacità computazionale, architetture di sistema. È ciò che rende possibile coordinare centinaia di migliaia di uomini e mezzi, e connettere assetti nazionali diversi dentro un’unica struttura operativa.
Questa infrastruttura è profondamente abilitata da tecnologie e fornitori americani. Permette di coordinare un sottomarino italiano, un caccia francese e un carro armato tedesco. E non è un gap che si colma in pochi anni: colmarlo avrebbe un costo economico enorme, una sfida tecnologica complessa e anche un profilo politico molto delicato. È un “cuore” della dipendenza.
Poi ci sono altri settori: la guerra elettronica, che richiede librerie e archivi di minacce aggiornati; la dimensione cyber e la gestione dei big data, dove la base tecnologica americana è fortissima; e un altro nodo strategico, spesso sottovalutato: l’accesso allo spazio e la capacità di lanciare e rimpiazzare rapidamente costellazioni satellitari, ad esempio in caso di attacco nemico. L’Europa può fare molto, ma oggi non ha la stessa frequenza e flessibilità di lancio su base riutilizzabile che vediamo altrove, con differenze evidenti in termini di ritmo e costi.
Allo stesso tempo, non tutto è dipendenza irreversibile. Su molte piattaforme tradizionali l’Europa è già autonoma o può diventarlo con investimenti e una maggiore propensione al rischio industriale: navi, veicoli da combattimento, elicotteri, varie componenti di difesa aerea. Ma anche qui entrano in gioco colli di bottiglia: componentistica, chip, semiconduttori, terre rare e catene di approvvigionamento che non dipendono solo dagli Stati Uniti. In un conflitto aperto, la domanda diventa: quei flussi restano affidabili? E questo ci riporta alla resilienza industriale come parte integrante della deterrenza.
Quindi, quando si parla di “indipendenza europea”, lei come la definirebbe in modo realistico, senza slogan?
La chiamerei capacità di fare di più, in modo credibile e coordinato, dentro un’Alleanza in cui gli Stati Uniti ci sono, ma in cui l’Europa non vive più nell’automatismo dell’ombrello americano come se fosse una condizione eterna e invariabile. C’è una zona intermedia che è quella più realistica: consolidare un pilastro europeo più forte, più coeso e più capace, che riduca dipendenze critiche nel tempo.
Se invece con “indipendenza” si intende un’Europa che, nel giro di pochi anni, sostituisce completamente gli Stati Uniti in deterrenza e difesa, quello è uno scenario che oggi non è praticabile. E anche immaginandolo come obiettivo di lungo periodo, richiederebbe investimenti enormi, tempo, scelte industriali radicali e una gestione politica molto complessa, inclusa la dimensione nucleare, che in Europa è concentrata e politicamente sensibile.
Nel suo articolo la quarta lezione riguarda la resilienza e la prontezza politica, non solo militare. È la parte più “scomoda”: cosa significa per un Paese come l’Italia?
È probabilmente la lezione più difficile da interiorizzare, perché tocca il patto sociale. Nel mio pezzo scrivo che l’Europa occidentale ha vissuto per decenni in pace sotto l’ombrello di sicurezza americano, e oggi deve attrezzarsi anche politicamente per difendere una pace non più scontata.
Quattro anni di guerra in Europa dovrebbero aver chiarito che sicurezza e stabilità non sono garantite. Questo dovrebbe riflettersi nelle politiche pubbliche: la difesa è una politica pubblica come le altre, con regole, supervisione democratica, bilanci e personale, e contribuisce agli interessi nazionali. Una parte crescente dell’opinione pubblica lo ha compreso negli ultimi quattro anni, ma proprio perché il tema è più saliente e polarizzante, esiste anche un’opposizione più attiva, talvolta minoritaria ma molto presente nello spazio mediatico e universitario.
Qui entra anche il tema delle competenze: non basta decidere programmi e spesa, servono persone. Servono più laureati e diplomati Stem, e serve che lavorino in Europa, anche in settori come aerospazio, sicurezza e difesa. C’è un problema quantitativo, che richiede anni o decenni, e un problema qualitativo: far maturare una cultura pubblica in cui parlare di difesa non sia un tabù, ma un elemento normale di una democrazia che vuole proteggere sé stessa. (di Giorgio Rutelli)

Massimo Lopez, lo spot Sip e Sanremo 2026: il rebus, e l'incrocio, è servito. E' diventato virale, scatenando migliaia di commenti sui social, tra sorpresa e nostalgia, lo storico spot Sip degli anni ’90 con Massimo Lopez, trasmesso ieri da tutte le reti tv generaliste italiane.
Tra chi ha pensato di essere entrato nella macchina del tempo e chi ha raccontato quali ricordi di quegli anni lo spot d'annata gli aveva evocato, intorno alla insolita scelta di trasmettere una pubblicità di oltre 30 anni fa, ha acceso una enorme curiosità. E probabilmente l'intento era proprio quello. Secondo rumors insistenti, lo spot datato è sostanzialmente un teaser della nuova campagna che Tim lancerà da domani durante i giorni del festival di Sanremo 2026. Riproporre il celebre spot di "una telefonata allunga la vita" serve probabilmente a intercettare l'effetto nostalgia ma anche rievocare un momento in cui l'azienda di telecomunicazioni era percepita come sinonimo di innovazione e quotidianità.
Insomma, non solo un’operazione amarcord ma una precisa strategia di posizionamento. In un mercato competitivo come quello delle telecomunicazioni, recuperare uno spot così simbolico e riconoscibile sicuramente può aiutare a rafforzare identità e continuità. Un'operazione, insomma, che trasforma il passato in leva di marketing attuale.
Ufficialmente da Tim nessun commento ufficiale. Ma l'azienda conferma anche quest'anno, da main partner del festiva, il suo legame con il mondo della musica. Durante alcune serate, offrirà al pubblico del Teatro Ariston un momento speciale capace di coinvolgere tutti: grazie alle più avanzate tecnologie di intelligenza artificiale, racconterà e arricchirà con suggestioni visive le canzoni che hanno segnato la storia della musica italiana, eseguite dall’Orchestra di Sanremo.
Presente a Sanremo anche il Tim AI Data Lab, l’hub digitale del Gruppo che utilizzerà Intelligenza Artificiale e tecnologie avanzate per analizzare in tempo reale il sentiment del pubblico sui social network, restituendo una fotografia immediata delle reazioni al Festival. Il Data Lab sarà ospitato nello store Tim di via Matteotti, a pochi passi dall’Ariston, dove per tutta la settimana, alcuni artisti in gara saranno protagonisti di esclusive video interviste raccontate sui social di Tim e di videochiamate con i clienti vincitori del concorso ‘Tim ti porta a Sanremo’.
Torna anche il Premio Tim, assegnato all’artista più votato dal pubblico attraverso la pagina Instagram Tim Official e l’App My Tim. Il concorso consente di scegliere il proprio artista preferito tra i 30 Big in gara e di vivere in prima persona le emozioni del Festival. Il riconoscimento sarà consegnato sul palco dell’Ariston, durante la serata finale da Pietro Labriola, Amministratore Delegato di Tim.
Tra le novità, anche il ‘People&Planet Lab’: lo spazio di Tim, ASviS - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - e Rai Radio da cui, per tutta la settimana, le dirette radiofoniche di Caterpillar e Sportello Italia, i collegamenti e le dirette streaming daranno voce a storie e progetti che mostrano cosa cambia quando si passa dalle parole ai fatti. A partire da #RompiLaBolla, l’iniziativa con cui Tim promuove un uso più critico e consapevole del digitale attraverso video, incontri nelle scuole e webinar, per riconoscere i meccanismi che possono influenzare le nostre scelte. Verrà inoltre assegnato il ‘Premio People&Planet – Canzone Sostenibile’ al brano in gara a Sanremo con il testo più vicino ai temi ambientali e sociali.

"Cybercrime e cyberwar: norme, geopolitica e cybersecurity per una Difesa comune" è il titolo della 5° edizione di CyberSec, la conferenza internazionale promossa ed organizzata dal quotidiano Cybersecurity Italia che si terrà il 4 e 5 marzo prossimi alla Scuola superiore di polizia. L’edizione 2026 è in collaborazione con Polizia di Stato, che attraverso il servizio della polizia postale e della sicurezza cibernetica è in prima linea sia nel contrasto al cybercrime sia nella protezione delle infrastrutture critiche informatiche nazionali. La conferenza si terrà il 4 e 5 marzo 2026 a Roma presso la Scuola superiore di polizia.
Il direttore di Cybersecurity Italia Luigi Garofalo afferma: "Siamo orgogliosi della collaborazione con polizia di Stato, è un riconoscimento per CyberSec, che si posiziona sempre di più nel nostro Paese come il principale momento di confronto sulla cybersicurezza tra tutti gli stakeholder rilevanti sia istituzionali sia aziendali con l’obiettivo di proporre, in modo collaborativo, come affrontare e vincere le sfide del cybercrime e della cyberwar nell’attuale contesto geopolitico. Il cyberspazio non può più essere trattato solo come silos, perché è uno dei domini della guerra ibrida, combattuta quotidianamente. Infatti, dal nostro punto di vista la cybersicurezza è sicurezza nazionale". Per il direttore della conferenza Eliana D'Aquanno, "la cybersicurezza è una sfida sistemica che richiede cultura, tecnologie, visione, coordinamento, capacità di governance e formazione. CyberSec, con la 5° edizione presso la prestigiosa scuola superiore di polizia, continua ad essere la piattaforma in cui questa consapevolezza si consolida ed evolve. CyberSec è nata proprio con questa ambizione: favorire un confronto di alto livello che non si esaurisca nel dibattito, ma contribuisca alla definizione di una strategia condivisa per la resilienza del Paese e la tutela del benessere collettivo".
I relatori di CyberSec2026 saranno i rappresentanti delle Istituzioni e i top manager delle aziende più strategiche della cybersecurity, provenienti dall’Italia e dall’estero. Tra gli speaker confermati:
- Matteo Piantedosi, Ministro dell’Interno
- Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy
- Vittorio Pisani, Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza
- Vittorio Rizzi, Direttore Generale, DIS
- Henna Virkkunen, Executive Vice-President, Commissione Europea
- Bruno Frattasi, Direttore Generale, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale
- Sandro Sanasi, Comandante, Comando per le Operazioni in Rete
- Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio della Polizia Postale e della Sicurezza Cibernetica
- Riccardo Croce, Direttore, CNAIPIC, Centro Nazionale Anticrimine
- Gianpaolo Zambonini, Dirigente Superiore, Polizia di Stato e Direttore, Servizio per la Sicurezza Cibernetica, Ministero dell’Interno
- Patrick Touak, Direttore del Comando Cyberspazio del Ministero dell'Interno francese (ComCyberMI)
- Mario Nobile, Direttore Generale, Agenzia per l'Italia Digitale
- Nunzia Ciardi, Vice Direttrice Generale, ACN
- Paolo Aceto, Gen. D. Comandante, III Reparto, Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri
- Luca Tagliaretti, Executive Director, ECCC
- Alessandro De Pedys, Direttore Generale per le Questioni Cibernetiche, MAECI
- Mario Viola, Direttore della Scuola Superiore di Polizia
Per saperne di più:

Momenti di grande paura per una troupe Rai diretta a Sanremo in occasione del Festival, che prenderà il via domani 24 febbraio. Rosanna Cacio, inviata de 'La volta buona' ha raccontato a 'Il Tirreno' l'incidente avvenuto ieri, domenica 22 febbraio, durante il trasferimento di routine da Genova verso la città dei fiori.
Il viaggio del van Rai, con a bordo quattro persone – tra cui l’inviata, un film maker e due autori – si è trasformato in una tragedia sfiorata all’interno di una galleria autostradale: il mezzo ha infatti tamponato un’altra auto che, dopo l’impatto, si è ribaltata.
"Tanta paura ma, ringraziando il cielo, è andato tutto bene. Stavamo viaggiando per iniziare la settimana di racconto del Festival", ha spiegato la giornalista. Cacio ha ricordato i momenti dopo lo schianto: "In piena galleria il nostro van ha tamponato un altro mezzo che è schizzato via e si è ribaltato. Ho chiamato subito i soccorsi. Sono rimasta colpita dalla rapidità con cui vigili del fuoco e polizia sono intervenuti".
Nell'auto coinvolta viaggiavano i componenti della band pisana 'Animeniacs', anche loro diretti a Sanremo per un’esibizione legata alla settimana del Festival. "Ci hanno subito detto che stavano andando a Sanremo per suonare. Erano disperati perché temevano di non riuscire ad esibirsi. Gli ho detto 'Ragazzi, siete vivi, questo è l’importante'".
"Quando ho visto la macchina ribaltata ho pensato che fossero tutti morti", ha confessato Cacio, descrivendo la scena come "agghiacciante". Una delle componenti, che ha riportato la frattura scomposta di una vertebra, sarà operata nei prossimi giorni. "Poteva essere davvero una tragedia. Siamo qui a raccontarlo, ed è questo che conta", ha concluso la giornalista.

L'ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Peter Mandelson, è stato arrestato oggi, lunedì 23 febbraio, dalla Metropolitan Police con l’accusa di abuso d'ufficio.
In una nota, citata da Sky News, la polizia ha riferito che un uomo di 72 anni è stato fermato a un indirizzo nel quartiere londinese di Camden e condotto in una stazione di polizia per essere interrogato. L'arresto segue l’esecuzione di mandati di perquisizione in due proprietà nelle aree di Wiltshire e Camden. Mandelson ha in precedenza respinto ogni accusa di illecito.
I file saranno resi pubblici, ma è polemica sui tempi
Il governo britannico ha inoltre annunciato che la prima tranche di documenti relativi alla nomina di Mandelson ad ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti sarà pubblicata all'inizio di marzo. Il capo segretario del premier Keir Starmer, Darren Jones, ha spiegato alla Camera dei Comuni che i file saranno diffusi progressivamente, mentre un documento legato all’indagine in corso sarà reso pubblico solo successivamente, in accordo con la polizia. All'inizio del mese i deputati avevano votato per obbligare l'esecutivo a rendere pubblica tutta la documentazione relativa all'incarico diplomatico di Mandelson. Secondo Sky News, i materiali coinvolti sarebbero migliaia. Il ministro ombra conservatore Mike Wood ha criticato i tempi della pubblicazione, accusando il governo di procedere "con l'urgenza di un bradipo stanco in un lunedì festivo".
Il ritiro dalla Camera dei Lord e dal Partito laburista
All’inizio del mese - dopo essere stato richiamato a settembre dall’incarico di ambasciatore negli Usa in seguito alle prime rivelazioni legate ai file sul caso Epstein - Mandelson aveva annunciato il ritiro dalla Camera dei Lord, con effetto dal 4 febbraio, lasciando anche il Partito laburista sotto la crescente pressione politica e mediatica provocata dalle nuove informazioni emerse dall’ultima pubblicazione del Dipartimento di Giustizia statunitense.
La rinuncia al seggio parlamentare non comporta però la perdita automatica del titolo nobiliare di Lord, che può essere revocato soltanto attraverso una specifica legge del Parlamento. Il governo ha indicato l’intenzione di valutare nuove norme in materia, mentre Starmer ha affermato che non sarebbe opportuno che Mandelson continui a utilizzare il titolo.

In un Festival di Sanremo interamente dedicato a Pippo Baudo "un invito all'Ariston ci stava, per chi come me ha passato 18 anni della sua vita insieme a lui. E sarei stata felice di ricordarlo". Così Katia Ricciarelli, sentita dall'Adnkronos, commenta le indiscrezioni secondo le quali, nella serata inaugurale del festival, che si aprirà con un omaggio a Pippo Baudo, in platea ci saranno i figli del grande conduttore Tv, Tiziana e Alessandro, e - sempre a quanto apprende l'Adnkronos - anche l'assistente di Baudo, Dina Minna, che però non siederà in platea.
"Un invito ci stava - prosegue Ricciarelli - non tanto come ex moglie, ma comunque come un'artista che è stata al suo fianco per tanti anni e poteva ricordarlo davvero". Ci è rimasta male? "Onestamente me lo sarei aspettato - risponde la celebre soprano - così come mi aspettavo tante altre cose che non sono avvenute. Si vede che per loro i 18 anni di vita con Pippo sono sciocchezze che non contano. In realtà, io lo ricordo sempre con tanto affetto, perché - sottolinea - tutti abbiamo i nostri difetti, ma era un uomo e un artista grandissimo, quindi sarei stata felice di essere lì. Ma non ha importanza, non faccio più caso a tutto quello che si è detto e che si è pensato, vivo la mia vita".
Commentando infine la notizia degli invitati della 'famiglia', Katia Ricciarelli si meraviglia: "Mi sembra tutto molto strano - dice - dal momento che viene invitata la segretaria, avrebbero dovuto avere il coraggio di metterla vicino ai figli, visto che sono tutti e tre in testamento".

"Cancella le tue App di incontri e vai subito in un pronto soccorso italiano". E' diventato virale e continua a far discutere il 'video-spot' pubblicato sui social da Karin Kildow, sorella della sciatrice americana Lindsey Vonn operata all'ospedale Ca' Foncello di Treviso dopo una frattura riportata cadendo in discesa libera ai Giochi di Milano-Cortina. Una "pubblicità positiva" che non dispiace affatto a Matteo Bassetti, ben avvezzo a certi complimenti in qualità di "più figo dei virologi", come veniva affettuosamente apostrofato in piena pandemia di Covid dai conduttori della trasmissione 'Un Giorno da Pecora' su Rai Radio 1. "In famiglia dicevano che mi piace vincere facile", sorride l'infettivologo sentito dall'Adnkronos Salute, precisando subito "sto ovviamente scherzando, partivo favorito solo per motivi anagrafici".
Quello della Kildow, ma già prima il grazie della Vonn per le cure ricevute in Veneto, "è un bellissimo messaggio che arriva in un momento difficile per la sanità italiana - dice Bassetti - pensando anche a quello che è successo a Domenico", il bimbo di 2 anni morto a Napoli dopo un trapianto di cuore danneggiato. "Sentir dire da Vonn e sorella che i medici italiani non solo sono bravi, ma sono anche belli, fa molto piacere", commenta il direttore della Clinica di Malattie infettive dell'Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova. "Che poi è un dato di fatto", osserva: "I medici italiani sono tra i più bravi del mondo, forse i più bravi, perché abbiamo una delle scuole migliori, tant'è vero che con i nostri camici bianchi noi esportiamo qualità medica in tutto il mondo". Bravura e pure bellezza, "perché insomma che in Italia ci siano anche dei bei medici è sicuramente un altro punto a nostro favore", ragiona Bassetti. Certo, puntualizza, "l'importante è che siano bravi, perché il fatto di essere belli assolutamente non cambia nulla in ciò che serve nel nostro lavoro". Però "qualcuno potrà sempre dire che è meglio farsi curare da un medico bravo e bello piuttosto che da un medico bravo e basta", ironizza l'infettivologo.
"Grazie alla famiglia della Vonn", ripete Bassetti. E "spero e mi auguro - chiosa - che tutto questo faccia arrivare un messaggio dall'altra parte dell'oceano: che il modello di sanità", il migliore, da imitare, "è quello etico italiano. Dove non si lascia indietro nessuno non solo nell'emergenza, ma lungo tutto il percorso di cure".
"La sanità italiana è un'eccellenza riconosciuta in tutto il mondo, come raccontato anche nella serie Tv 'Cuori'", appena conclusa su Rai 1. E proprio dalla fiction prende spunto l'intervento di Matteo Martari, noto al grande pubblico per il ruolo del professor Alberto Ferraris, cardiochirurgo dell'ospedale Molinette di Torino, alle prese negli anni '70 con i primi tentativi di trapianti di cuore in Italia. Con l'Adnkronos Salute l'attore commenta con leggerezza, ma anche con chiarezza, il video di Karin Kildow. "Avrà fatto piacere ai sanitari ricevere parole di apprezzamento - osserva Martari - ma non metterei sullo stesso piano bellezza e bravura".
"Da appassionato di sci ho seguito tutte le Olimpiadi senza perdere una gara - confessa l'artista - compresa quella in cui Lindsey Vonn ha avuto quel brutto infortunio. E' comprensibile che la sorella sia rimasta colpita da alcuni medici, ma la competenza è un'altra cosa. Ripeto, la bellezza non può essere una chiave per richiamare l'attenzione sulla professionalità di chi lavora nel nostro Ssn". Ripensando all'esperienza sul set, l'attore sottolinea l'importanza della consulenza medica per rendere credibile la narrazione: "Siamo stati fortunati - racconta - perché ci ha seguito il cardiochirurgo Guglielmo Actis Dato. Con lui abbiamo fatto vere e proprie lezioni di cardiochirurgia, ricevendo consigli e dettagli utili per entrare nella parte. Per noi era il punto di riferimento unico per tutto ciò che riguardava la disciplina". Un lavoro di preparazione che, secondo Martari, ha contribuito al successo della serie e alla rappresentazione realistica di un settore - quello della cardiochirurgia - simbolo dell'eccellenza sanitaria italiana.
Intanto l'attore veronese, classe 1983, è impegnato sul set della serie 'Libera', con Lunetta Savino, che andrà in onda sempre su Rai 1, "ma sto lavorando anche ad un altro progetto". E guarda avanti con ottimismo: "L'auspicio è che 'Cuori' possa tornare con una quarta stagione -conclude - mi farebbe molto piacere", continuando a raccontare, tra finzione e realtà, il valore della medicina italiana.

Sanremo 2026 è alle porte e la macchina del festival sta scaldando i motori. Sarà una lunga settimana che metterà a dura prova i cantanti: tra i 30 Big in gara, 10 salgono per la prima volta sul palco dell'Ariston. Veterani o debuttanti, per tutti la mente e il fisico saranno messi a dura prova da un evento che è la maratona televisiva per eccellenza. Il festival "si configura come un vero e proprio 'stress-test' biologico e psicologico per gli artisti in gara. La partecipazione alla kermesse richiede un impegno che trascende la semplice competenza tecnica canora, mettendo a dura prova psico-fisicamente i cantanti. L'artista che calca il palcoscenico del Teatro Ariston è sottoposto a un carico di lavoro che per intensità è paragonabile a quello di un atleta d'élite impegnato in una competizione". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento.
"Ovviamente l'ansia da prestazione non è solo problema psicologico", spiega: "Si traduce in una contrazione involontaria dei muscoli elevatori della laringe, alterando la biomeccanica del tratto vocale e forzando l'artista a 'spingere' per ottenere il volume desiderato, innescando così un circolo vizioso di affaticamento e potenziale danno tissutale. A questo - descrive lo specialista - si aggiunge una secrezione prolungata di cortisolo, l'ormone dello stress. Se nel breve termine questo ormone permette di gestire nel breve termine la performance, la sua persistenza nei 5 giorni del festival può portare a conseguenze potenzialmente dannose come l'indebolimento del sistema immunitario, rendendo le mucose delle corde vocali più suscettibili a infezioni virali o batteriche. "Se a oltre a questo aggiungiamo come le corde vocali siano soggette a una frizione meccanica estrema, è comprensibile pensare come, in condizioni di stanchezza, la chiusura glottica diventa inefficiente, portando alla formazione di edemi (gonfiori) o, nei casi di abuso prolungato, addirittura a lesioni organiche come noduli o polipi", prosegue Bernetti, anche segretario generale Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa.
"La raucedine e la perdita del controllo delle note alte sono i segnali d'allarme che indicano una sofferenza della mucosa", avverte il medico-fisiatra. "Situazione che si aggrava ancora di più - sottolinea - in condizioni di reflusso gastrico. Da questo punto di vista esistono diversi protocolli atti ad agire non solo sulla soppressione dei sintomi, ma anche sull'eliminazione delle cause attraverso l'equilibrio della performance e dello stile di vita". Un aspetto spesso sottovalutato è poi quello posturale. "La postura - precisa l'esperto - non è solo una questione estetica, ma la base architettonica su cui poggia lo 'strumento' vocale. Infatti, esiste una correlazione diretta tra l'allineamento della colonna vertebrale e l'efficienza del diaframma".
Come si può intervenire? "E' fondamentale fare attenzione all' idratazione, che è uno dei pilastri della salute vocale - risponde Bernetti - Non basta bere acqua subito prima di cantare. Le corde vocali vengono idratate per via sistemica, occorre quindi bere costantemente a piccoli sorsi durante tutto l'arco della giornata. In alcuni casi sono utili vaporizzazioni o inalazioni di soluzione fisiologica, o acqua termale, che possono aiutare a mantenere l'umidità superficiale della mucosa".
Nel caso della postura? "Una colonna vertebrale flessibile e ben allineata permette alla laringe di muoversi liberamente. Se la curva lordotica cervicale è accentuata (iperlordosi), o se la testa è proiettata in avanti, i muscoli anteriori del collo subiscono un allungamento passivo che blocca la laringe verso l'alto, impedendo il corretto passaggio tra i registri vocali - analizza lo specialista - Una postura instabile, magari anche causata dall'uso di calzature inadeguate o da una base d'appoggio troppo stretta, costringe il corpo a cercare stabilità attraverso contrazioni muscolari non necessarie che si riflettono inevitabilmente sul timbro vocale".
Secondo Bernetti, "per affrontare il Festival di Sanremo in condizioni ottimali l'artista deve adottare una routine rigorosa che integri dieta, allenamento fisico e igiene vocale sin da mesi prima dell'evento. L'evento richiede una consapevolezza che va ben oltre il talento musicale. Il successo sul palco dell'Ariston è il risultato di un equilibrio tra preparazione atletica, stabilità posturale, igiene alimentare e resilienza psicologica. La prevenzione delle problematiche fisiche non è un atto isolato - conclude il medico-fisiatra - ma un percorso che coinvolge un'équipe multidisciplinare. La sfida non è solo cantare bene una sera, ma riuscire a mantenere la stessa qualità e brillantezza per tutta la durata della manifestazione".
Venerdì 6 marzo a Cagliari l'evento "La bellezza è un'impresa"... 
Da una parte i rischi di tossinfezioni alimentari e dall'altra lo spreco. E' quello che dovremmo ricordarci quando mettiamo un alimento nel carrello della spesa, dopo avere letto per bene l'etichetta, che ci fornisce tante informazioni, e soprattutto la scadenza. Per alcuni alimenti va rispettata "senza indugiare perché i rischi di contaminazioni batteriche invisibili sono alti", mentre per "altri dovremmo anche farci guidare dal buon senso". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Antonella Maugliani, prima ricercatrice del Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell'Istituto superiore di sanità (Iss).
'Da consumarsi entro' o 'preferibilmente entro', qual è la differenza
Il primo passo è fare chiarezza sulle varie tipologie di scadenza che hanno gli alimenti, freschi o meno: "La dicitura 'da consumare entro', seguita dal giorno e dal mese, soprattutto per il latte, lo yogurt e i formaggi freschi, la carne o il pesce - spiega Maugliani - ci impone di non consumarli e non fidarci del nostro occhio e naso per percepire se sono ancora buoni, perché tanti batteri sono invisibili e c'è il rischio di tossinfezioni". Anche se è passato solo un giorno? "Sì, perché quella data è stata messa dall'azienda ed è frutto di prove e rispetta la normativa sulla sicurezza alimentare".
Mentre la dicitura 'da consumarsi preferibilmente entro'? "Meglio chiamarla Tmc (tempo minimo di conservazione) - continua l'esperta - ed è invece un'indicazione relativa alla qualità degli alimenti che si possono consumare anche oltre la data se conservati bene e non sono aperti, ma potrebbero aver perso sapore, freschezza e odori. Un esempio: la pasta, il riso, i cibi in scatola, gli snack, il tonno. Qui vale la regola del buon senso: una volta aperto, se la consistenza e l'odore non è quello tipico conosciuto, meglio controllare l'etichetta e verificare se è passato 1 meso o 1 anno dalla data. Tendenzialmente", per fare un esempio, "una scatoletta di tonno, conservata bene, si può mangiare anche dopo 1 anno".
Maugliani è la responsabile scientifica del progetto Sac (Sicurezza alimentare a casa) dell'Iss, che ha come obiettivi "monitorare come viene percepita la sicurezza alimentare online, per migliorare la comunicazione e supportare i consumatori nelle loro scelte consapevoli, attraverso strumenti digitali dedicati".
"Una delle domande del questionario" 'Mangia sicuro' del progetto Sac dell'Iss "è proprio sulle uova: dove vanno conservate una volta acquistate? Perché al supermercato sono sugli scaffali e non in frigo. Ma, invece, vanno messe in frigo nel ripiano centrale dove viene garantita una temperatura stabile senza sbalzi", sottolinea Maugliani.
L'acqua nelle bottiglie di plastica e l'insalata in busta
Gli italiani, poi, sono dei grandi consumatori di acqua in bottiglie di plastica. Si può bere anche se scaduta? "C'è un problema chimico se andiamo oltre la data di scadenza, ovvero il rilascio di sostanza plastiche. In più non sappiamo come è stata conservata e trasportata. Consiglio - suggerisce l'esperta - di berla entro i limiti della scadenza, non lasciarla mai al sole e mai abbandonare una bottiglietta in macchina e poi pensare di bere il contenuto giorni dopo".
Infine, l'insalata in busta va lavata? "Io consiglio di lavarla perché non tutte sono uguali, ci sono quelle che rientrano nei prodotti di quarta gamma che hanno subito degli accorgimenti nel confezionamento per modificare l'atmosfera nella busta e garantire la salubrità del prodotto", conclude la specialista dell'Iss.

Il successo a Sanremo passa (anche) dai social. Nasce da qui il progetto con cui Human Data fornirà in esclusiva ad Adnkronos un monitoraggio quotidiano del “festival digitale”: una lettura parallela alla tv e al giudizio artistico, basata su conversazioni online, crescita delle community, visualizzazioni video, volume delle menzioni e analisi del sentiment. Ogni mattina, su Adnkronos, saranno pubblicate le informazioni e le curiosità emerse dal web.
L’idea è semplice: affiancare ai tradizionali indicatori del festival una misurazione “social-driven” capace di descrivere, in modo strutturato, quanto gli artisti in gara riescano a catalizzare attenzione e consenso online. Human Data costruirà un indicatore complessivo di performance che restituirà una classifica degli artisti più “forti” nella dimensione digitale: non una graduatoria artistica, ma un termometro dell’impatto sociale e della capacità di trasformare l’attenzione del pubblico in conversazioni, follower e interazioni.
Che cosa verrà pubblicato ogni mattina su Adnkronos
Il format quotidiano include, in particolare:
• la classifica dei 30 cantanti e delle canzoni più discusse;
• il momento più commentato della serata;
• gli ospiti che hanno generato più conversazioni;
• gli episodi più divertenti e virali;
• frasi, tormentoni e “highlight” che hanno fatto parlare gli utenti italiani.
Il progetto integra diverse dimensioni del consenso online: conversazioni sul web, crescita delle community social degli artisti, visualizzazioni video, volume delle menzioni online, analisi del sentiment positivo generato dalle conversazioni digitali.
L’incrocio di queste metriche, elaborato attraverso un modello sviluppato e integrato con l’AI, porta alla costruzione dell’indicatore di performance complessiva e quindi alla classifica social-driven.
Che cos’è Human Data e da dove nasce
Human Data è una piattaforma “AI-driven” pensata per trasformare flussi continui di dati web e social in asset utili per aziende, istituzioni e organizzazioni. Il progetto nasce dall’integrazione di piattaforme proprietarie che operavano già su due fronti: il mondo corporate e il mondo politica/istituzioni. In particolare, l’ecosistema tecnologico mette insieme l’esperienza di SocialCom (guidata da Luca Ferlaino) e Spin Factor (guidata da Tiberio Brunetti), con un focus su data intelligence, social listening e analisi semantica avanzata.
Perché conta: la convergenza digitale cambia anche Sanremo
Il punto non è “sostituire” televisione, radio o critica musicale, ma fotografare un pezzo ormai decisivo dell’ecosistema del festival: la conversazione online come acceleratore di popolarità, reputazione e memorabilità. In altre parole, la rete non commenta soltanto Sanremo: contribuisce a plasmarne l’evoluzione, sera dopo sera.



