
Gli Stadio sono tra i protagonisti della serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio. Sul palco dell’Ariston interpretano il brano 'L'ultima luna' di Lucio Dalla, con Tommaso Paradiso, in gara al Festival con il brano 'I Romantici'.
Gli Stadio, chi sono
Gli Stadio sono Gaetano Curreri (voce e fondatore), Andrea Fornili (chitarra), Roberto Drovandi (basso) e Giovanni Pezzoli (batteria e co-fondatore). Storico collaboratore e produttore è Saverio Grandi, autore insieme a Curreri di molti dei maggiori successi della band.
Il sodalizio con Vasco Rossi è tra i più noti: insieme hanno firmato brani come La faccia delle donne, Acqua e sapone e Rewind, oltre a Un senso, premiato con il Nastro d'Argento.
Altro sodalizio noto è proprio con il cantautore bolognese, Lucio Dalla. La presenza a Sanremo 2026 insieme a Tommaso Paradiso omaggia idealmente quel legame artistico e umano con Lucio Dalla, maestro e compagno di viaggio fin dagli anni Settanta. Insieme hanno condiviso palco, dischi e tournée fin dagli esordi, pubblicando brani come Grande figlio di puttana e partecipando al leggendario tour Banana Republic insieme anche a Francesco De Gregori.
Numerose anche le collaborazioni con Luca Carboni, Francesco Guccini, Laura Pausini, Irene Grandi e Patty Pravo, per cui Curreri ha composto la musica di Dimmi che non vuoi morire.
La carriera degli Stadio è piena di riconoscimenti: diversi Dischi d’Oro e di Platino, il Premio Lunezia e importanti premi cinematografici come il David di Donatello e il Nastro d’Argento per le colonne sonore di film cult come Borotalco e Acqua e sapone di Carlo Verdone.
Nel 2016, la band ha vinto il Festival di Sanremo con Un giorno mi dirai, nonché il premio per la miglior cover con il brano La sera dei miracoli di Lucio Dalla, il premio per la miglior musica Giancarlo Bigazzi e il premio della sala stampa Lucio Dalla.
Nel 2022 Pezzoli è morto dopo essere stato colpito da un grave malore.
'L'ultima luna', testo
La settima luna
era quella del luna-park
lo scimmione si aggirava
dalla giostra al bar
mentre l'angelo di Dio bestemmiava
facendo sforzi di petto
grandi muscoli e poca carne
povero angelo benedetto.
La sesta luna
era il cuore di un disgraziato
che, maledetto il giorno che era nato,
ma rideva sempre
da anni non vedeva le lenzuola
con le mani, con le mani sporche di carbone
toccava il culo a una signora
e rideva e toccava
sembrava lui il padrone.
La quinta luna
fece paura a tutti
era la testa di un signore
che con la morte vicino giocava a biliardino
era pelato ed elegante
né giovane né vecchio
forse malato
sicuramente era malato
perché perdeva sangue da un orecchio.
La quarta lunaera una fila di prigionieri
che camminando
seguivano le rotaie del treno
avevano i piedi insanguinati
e le mani, e le mani, e le mani senza guanti
ma non preoccupatevi
il cielo è sereno
oggi non ce ne sono più tanti.
La terza luna uscirono tutti per guardarla
era così grande
che più di uno pensò al Padre Eterno
sospesero i giochi e si spensero le luci
cominciò l'inferno
la gente corse a casa perché per quella notte
ritornò l'inverno.
La seconda luna
portò la disperazione tra gli zingari
qualcuno addirittura si amputò un dito
andarono in banca a fare qualche operazione
ma che confusione
la maggior parte prese cani e figli
e corse alla stazione.
L'ultima luna
la vide solo un bimbo appena nato,
aveva occhi tondi e neri e fondi
e non piangeva
con grandi ali prese la luna tra le mani, tra le mani
e volò via e volò via era l'uomo di domani
e volò via e volò via era l'uomo di domani

Cristina D'Avena sarà tra i protagonisti della serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio. Sul palco dell’Ariston interpreterà il celebre brano 'Occhi di Gatto' insieme alla band femminile Le Bambole di Pezza, portando un mix di nostalgia e sonorità rock.
Cristina D'Avena, chi è
Cristina D’Avena nasce a Bologna il 6 luglio 1964. Dopo il diploma, si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia con l’obiettivo di specializzarsi in neuropsichiatria infantile, percorso che però lascia a metà per dedicarsi alla musica. La carriera artistica di D'Avena inizia a soli tre anni quando partecipa allo Zecchino d'Oro del 1968 con 'Il valzer del moscerino', aggiudicandosi il terzo posto.
Rimane nel Piccolo Coro dell’Antoniano fino al 1976, e successivamente presta la sua voce per la prima sigla per cartoni animati: 'Bambino Pinocchio'. Nel 1982 pubblica 'La Canzone dei Puffi' e ottiene il primo disco d’oro, seguito dal disco di platino per 'Kiss me Licia'.
Nel 1986 comincia la carriera di attrice: interpreta Licia in diverse serie TV tra cui Love Me Licia, Licia dolce Licia, Teneramente Licia e Balliamo e cantiamo con Licia. Negli anni successivi è protagonista di altre serie come Arriva Cristina, Cristina, Cri Cri e Cristina, l’Europa siamo noi. A partire dal 1989 conduce programmi anche radiofonici. Dal 1998 conduce programmi di musica come Zecchino d’Oro e Serenate.
Nel 2002 celebra i 20 anni di carriera con un doppio album Greatest Hits. Nel 2015 pubblica tre nuove raccolte: Cristina D’Avena e i tuoi amici in TV Collection, Fivelandia Story e Over the Garden Wall - Avventura nella foresta dei misteri.
Il 2016 la vede come super-ospite del Festival di Sanremo e la pubblicazione del doppio CD #lesiglepiùbelle. Nel 2018 è giurata della prima edizione di Sanremo Young. Nel 2019 è ospite del Festival di Sanremo con Shade e Federica Carta nella serata delle cover con il brano 'Senza farlo apposta'.
Cristina D’Avena è legata da molti anni a Massimo Palma, anche se della loro relazione si sa molto poco. La coppia non è sposata e non ha figli, un grande rimpianto dichiarato dalla cantante.
'Occhi di gatto', testo
Tre ragazze bellissime
tre sorelle furbissime
son tre ladre abilissime
molto sveglie agilissime
Con astuzia e perizia
ed sempre un poco di furbizia
riesco sempre a fuggire
e nel nulla risparmiare
È questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito la', di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto
Occhi di gatto un altro colpo è stato fatto.
Tre fanciulle sveltissime
tre tipette esilissime
son tre ladre abilissime
dolci ma modernissime
Senza forza ne violenza
poiché fanno sempre tutto con prudenza
sono pronte a rubare
solo cose assai rare
E' questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito lì, di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto
Occhi di gatto un altro colpo è stato fatto!
E' questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito lì, di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto.

Un tuffo negli anni '80. Stasera, venerdì 26 febbraio, al Festival di Sanremo Le Bambole di Pezza, fra i 30 artisti in gara, si esibiscono sul palco del Teatro Ariston con il brano 'Occhi di gatto' accompagnate da Cristina d’Avena.
La trama di 'Occhi di gatto'
‘Occhi di gatto’, incisa nel 1985, è la celebre sigla del cartone omonimo, scritta da Alessandra Valeri Manera su musica e arrangiamento di Ninni Carucci. Un brano diventato cult e legato a uno dei cartoni animati più iconici e frizzanti degli anni ’80, Occhi di gatto.
La serie racconta la storia di tre sorelle – Sheila, Kelly e Tati – che gestiscono il caffè ‘Cat’s Eye’, situato proprio di fronte alla stazione di polizia. In realtà, il locale è la copertura di una raffinata banda specializzata nel furto di opere d’arte, anch’essa chiamata ‘Occhi di gatto’. Le tre non rubano per profitto, ma per recuperare le opere appartenute al padre, il pittore Michael Heinz, scomparso misteriosamente dopo che la sua collezione era stata dispersa.
A dare ulteriore tensione alla trama è il rapporto tra Sheila e l’ispettore Matthew incaricato di catturare la banda e ignaro dell’identità della fidanzata. Un intreccio che alterna azione, ironia e romanticismo.
'Occhi di gatto', testo
Tre ragazze bellissime
tre sorelle furbissime
son tre ladre abilissime
molto sveglie agilissime
Con astuzia e perizia
ed sempre un poco di furbizia
riesco sempre a fuggire
e nel nulla risparmiare
È questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito la', di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto
Occhi di gatto un altro colpo è stato fatto.
Tre fanciulle sveltissime
tre tipette esilissime
son tre ladre abilissime
dolci ma modernissime
Senza forza ne violenza
poiché fanno sempre tutto con prudenza
sono pronte a rubare
solo cose assai rare
E' questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito lì, di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto
Occhi di gatto un altro colpo è stato fatto!
E' questo il nome del trio compatto
son tre sorelle che han fatto un patto.
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
(Oh Oh Oh Occhi di gatto)
Ecco ha colpito lì, di soppiatto
fuggendo poi con un agile scatto

Nessun '6' ne '5+1' al concorso del Superenalotto oggi, 27 febbraio, nel penultimo appuntamento della settimana. Centrati invece cinque '5' che vincono ciascuno 28.401,46 euro. Il jackpot per il prossimo concorso sale a 127.8 milioni di euro: si torna a giocare domani, sabato 28 febbraio.
Quanto costa una schedina?
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
I punteggi vincenti
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
Come si verifica la vincita
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
La combinazione vincente
Estratta la combinazione vincente del concorso di oggi del Superenalotto: 10, 14, 49, 55, 71, 79. Numero Jolly: 80. Numero SuperStar: 36.

Claudio Santamaria in versione cantante nella serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio. Sul palco dell’Ariston interpreta il brano 'Mi sei scoppiato dentro il cuore' di Mina, con Malika Ayane, in gara al Festival con il brano 'Animali notturni'.
Claudio Santamaria, chi è
Per chi conosce il mondo del cinema italiano, Claudio Santamaria non è certo un volto nuovo. Romano, classe 1974, è oggi considerato uno degli attori contemporanei più apprezzati del panorama nazionale.
Fuochi d’artificio di Leonardo Pieraccioni (1997), Ecco fatto, l’esordio di Gabriele Muccino (1998), L’ultimo capodanno di Marco Risi (1998), L’ultimo bacio di Muccino (2001) e La stanza del figlio di Nanni Moretti (2001), sono alcuni dei suoi maggiori successi durante gli anni degli esordi.
Il successo vero arriva grazie a Romanzo criminale di Michele Placido (2005) e Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti (2015), che gli è valso un David di Donatello come miglior attore protagonista.
Nel 2020 si unisce al cast del programma Celebrity Hunted: Caccia all’uomo in onda su Prime Video. E l’anno successivo invece arriva sul palco dell’Ariston durante la seconda serata del Festival di Sanremo insieme alla moglie Francesca Barra: i due sono stati protagonisti del secondo 'quadro' di Achille Lauro. La coppia ha ballato sulle note di 'Bam Bam Twist', regalando una performance rock and roll ispirata al famoso twist di Pulp Fiction.
'Mi sei scoppiato dentro il cuore', testo
… Era
Solamente ieri sera
Io parlavo con gli amici
Scherzavamo fra di noi
E tu, e tu, e tu
… Tu sei arrivato
M'hai guardato
E allora tutto è cambiato per me
… Mi sei scoppiato dentro il cuore
All'improvviso
All'improvviso
Non so perché
Non lo so perché
All'improvviso
All'improvviso
Sarà
Perché mi hai guardato
Come nessuno mi ha guardato mai
Mi sento viva
All'improvviso per te
… Ora, io non ho capito ancora
Non so come può finire
Quello che succederà
… Ma tu, ma tu, ma tu
Tu l'hai capito
L'hai capito
Visto che eri cambiato anche tu
Mi sei scoppiato dentro il cuore
All'improvviso, all'improvviso
… Non so perché
Non lo so perché
All'improvviso
All'improvviso
Sarà perché mi hai guardato
Come nessuno mi ha guardato mai
Mi sento viva all'improvviso per te
… Mi sei scoppiato dentro al cuore all'improvviso
All'improvviso non so perché
Non lo so perché
All'improvviso
All'improvviso
Sarà perché mi hai guardato
come nessuno m'ha guardato mai
Mi sento viva
All'improvviso per te.
'Non evitiamo le discussioni, ora bilancio di metà mandato'... 
Leggenda contro leggenda, monumento contro monumento della canzone italiana. A 86 anni Don Backy torna a rivendicare la paternità di "L'immensità" e lo fa nel momento più simbolico possibile: all'indomani della celebrazione di Mogol al Festival di Sanremo, dove giovedì 26 febbraio il celebre paroliere ha ricevuto il premio alla carriera. E "L'immensità" è stata citata come opera di Mogol, prossimo ai 90 anni. Il cantautore toscano ha rotto oggi il silenzio con una lettera pubblica per riaffermare quella che definisce la sua primogenitura sul brano simbolo del 1967. Una presa di posizione netta, che riporta sotto i riflettori una questione mai del tutto sopita e riaccende il confronto tra due protagonisti assoluti della nostra storia musicale. Con il contributo di Mogol al testo da anni oggetto di discussione.
"In relazione a quanto osservato sul palco del Festival di Sanremo, in occasione del Premio alla Carriera conferito a Mogol, ritengo doveroso precisare pubblicamente - scrive Don Backy - la mia posizione sulla paternità del testo de 'L'immensità', da me scritto (insieme alla musica) nell'ottobre 1966 e di cui conservo documentazione autografa originale, al quale il sig. Mogol sostituì ben 3 parole 3, 'Una Farfalla Volerà' al posto di ciò che avevo già scritto, ovvero: 'Ed in quel fiore troverai felicità'. Da quel momento, il sig. Mogol è diventato con-titolare del testo, percependo il 2/24mi. Che non mi si citi neanche di sguincio, nemmeno come co-autore, usando peraltro qualche secondo della mia immagine, del momento in cui la cantai, non mi è parso né giusto, né elegante". Parole che pesano come un macigno su una delle canzoni più amate della musica leggera italiana.
"L'immensità" fu presentata al Festival di Sanremo dal 26 al 28 gennaio 1967 in doppia esecuzione da Don Backy e Johnny Dorelli. Si classificò nona, ma il piazzamento non impedì al brano di diventare, nel giro di poche settimane, un successo travolgente, fino a trasformarsi in uno dei più incisi e venduti della storia della canzone italiana. L'idea nacque, secondo il racconto dello stesso Don Backy, in una giornata grigia e piovosa. Strade vuote, un senso di disagio, poi il ritorno a casa e l'urgenza di scrivere. Il testo prese forma in pochi minuti. Successivamente Detto Mariano contribuì a rifinire la parte musicale e ad arricchire l'arrangiamento. Il risultato fu una ballata sulla solitudine e sulla speranza, attraversata da versi rimasti nella memoria collettiva: "Per ogni goccia che cadrà / Un nuovo fiore nascerà". Il protagonista è solo, ma non sconfitto. Nell'immensità del mondo, qualcuno lo pensa, qualcuno lo aspetta. Una fiducia ostinata nell'esistenza di un legame invisibile. (di Paolo Martini)
"Una tragedia: due morti, uno era un passante, l'altro era a bordo del tram”. Queste le prime parole del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, arrivato sul luogo in cui questo pomeriggio alle 16 un tram della linea 9 è deragliato[1].
"Non appare una questione tecnica del tram, ma molto legata al conducente”, ha poi risposto a chi gli chiedeva se il deragliamento del tram possa essere stato causato da un guasto ai sistemi di sicurezza. “È difficile avventurarsi in analisi su quello che è successo, ci saranno le indagini”, ha premesso Sala, spiegando poi che “il mezzo è nuovo, il conducente molto esperto e in servizio da solo un’ora, quindi non era in straordinario. La cosa un po’ particolare è che ha saltato una fermata”, che si trova proprio pochi metri prima del punto in cui il tram è deragliato. Il fatto che il conducente abbia saltato la fermata “aggiunge un elemento di più a quello che è successo. Però ci saranno le indagini, è inutile che mi metta io a fare ipotesi”.
A chi gli chiedeva se l’incidente possa essere stato causato da un malore del conducente, ora ricoverato in ospedale in condizioni non critiche, il sindaco ha risposto: “Io non posso ipotizzarlo ma è certamente una delle ipotesi che si possono immaginare, ma non posso dirlo io. Arrivava in maniera normale in termini di velocità”.
Il tram 9 ha preso la curva a sinistra, girando verso via Lazaretto “perché lo scambio era orientato verso sinistra e il guidatore doveva orientarlo per andare dritto. Perché non l’ha fatto?”, si chiede sospendendo la risposta Sala. Ora “il conducente è in ospedale, verrà sentito, se non è già stato sentito” ed è “in buone condizioni”, riferisce il primo cittadino, escludendo che sui binari ci fossero lavori: “Da quello che ci risulta assolutamente no. Ci sono molti video, la dinamica è abbastanza chiara. Il tram arrivava in velocità. La cosa strana è che salta la fermata prima”.

C'è stata una "insufficiente comunicazione tra equipe di espianto ed equipe di impianto" nel caso del piccolo Domenico, il bambino di due anni deceduto dopo due mesi dal trapianto di un cuore lesionato. È quanto riportato dai verbali dell'audit interno all'azienda ospedaliera dei Colli, che compaiono nella relazione che la Regione Campania ha trasmesso al Ministero della Salute.
Gli esperti hanno sottolineato "assenza o mancata applicazione delle procedure condivise per l'espianto, conservazione e trasporto dell'organo". Secondo l'indagine interna, ci sarebbero diverse contraddizioni nei racconti e "non sono state intercettate le criticità prima del completamento della cardiectomia", cioè dell'estrazione del cuore malato di Domenico prima dell'arrivo del nuovo organo, poi risultato "congelato". E ancora, tra le criticità evidenti, sarebbe emersa anche "l'assenza di monitoraggio e controllo della temperatura durante il trasporto", ma soprattutto "la mancata formalizzazione di ruoli, responsabilità e punti di verifica nelle fasi critiche del processo", il tutto dovuto a "una insufficiente comunicazione tra equipe di espianto ed equipe di impianto".
Si sarebbe accorto solo dopo l'espianto del cuore di Domenico che il nuovo organo arrivato da Bolzano "era inglobato in un blocco di ghiaccio". A scriverlo nella sua relazione è il cardiochirurgo Guido Oppido, sull'intervento del 23 dicembre scorso. Il piccolo Domenico, poi, è morto dopo quasi due mesi lo scorso 21 febbraio all'ospedale Monaldi di Napoli. Il chirurgo ha riferito che "l'estrazione del secchiello dal frigo da trasporto risultava inizialmente impossibile e solo dopo circa ulteriori 20 minuti e l'utilizzo di un ingente quantitativo di acqua si otteneva uno scongelamento parziale che consentiva la rimozione dal contenitore", mentre "l'estrazione dell'organo dai tre sacchetti sterili si rivelava estremamente difficoltosa e prolungata".
Il cuore era in "uno stato di profondo congelamento" ha scritto Oppido nella sua relazione ma, ormai, "in assenza di alternative" per non far morire il bambino in sala operatoria era quella di impiantare comunque quell'organo ormai lesionato. Purtroppo, però, nonostante i tentativi la situazione era ormai "gravemente compromessa" e il piccolo fu attaccato al macchinario per la circolazione extracorporea.

"La fenilchetonuria (Pku) è una malattia metabolica ereditaria causata dal deficit dell'enzima fenilalanina idrossilasi, responsabile della trasformazione della fenilalanina in tirosina. Si tratta di una patologia rara, e questa condizione di rarità incide in modo significativo sulla qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie. La Pku è considerata una delle malattie metaboliche più rappresentative perché diagnosi e intervento tempestivi possono cambiarne radicalmente la prognosi. In assenza di diagnosi, infatti, la patologia può provocare conseguenze gravi a livello del sistema nervoso centrale: disabilità intellettiva, disturbi motori, problemi del comportamento e dell'umore, oltre ad alterazioni evidenziabili alla risonanza magnetica. Per questo lo screening neonatale è fondamentale: consente di intervenire precocemente". A dirlo all'Adnkronos Salute è Chiara Cazzorla, psicologa, psicoterapeuta Uoc Psicologia ospedaliera referente per il Centro regionale screening neonatale metabolico allargato azienda ospedaliera di Padova. (VIDEO[1])
"La terapia di riferimento per la Pku è di tipo dietetico - spiega Cazzorla - Il paziente deve seguire per tutta la vita un regime alimentare a controllato apporto di proteine, per mantenere sotto controllo i livelli di fenilalanina nel sangue e garantire uno sviluppo adeguato del paziente. Si tratta di una terapia efficace, ma con un impatto psicologico ed emotivo importante". La gestione costante dell'alimentazione, secondo l'esperta, può influire in modo significativo sulla vita sociale e relazionale, "soprattutto in una fase delicata come l'adolescenza. Parliamo infatti di una malattia cronica che richiede una terapia cronica: una condizione che può risultare invasiva nella quotidianità del paziente".
"Negli ultimi anni si stanno affacciando nuove opzioni terapeutiche con l'obiettivo di offrire un'alternativa alla dietoterapia. Tra queste - sottolinea - la terapia enzimatica sostitutiva. Si tratta di un percorso complesso e altamente personalizzato, che richiede una conoscenza approfondita del paziente e della sua famiglia. La terapia enzimatica sostitutiva può essere un'alternativa a quello che è l'impatto sociale della dietoterapia e permettere al paziente di raggiungere adeguati valori di fenilalanina, nonostante una dieta completamente libera. L'approccio è multidisciplinare con un piano terapeutico 'disegnato su misura'".
"L'esperienza del centro di Padova, che segue un numero significativo di pazienti adulti con Pku", mostra risultati incoraggianti, riporta Cazzorla: "Diversi pazienti, in tempi differenti e secondo un percorso personalizzato, hanno raggiunto la completa liberalizzazione della dieta, mantenendo valori adeguati di fenilalanina. Questo ha permesso loro di recuperare spazi di libertà nella vita sociale e relazionale. Viaggi, gite, vacanze - prima rigidamente pianificati o limitati - possono oggi essere vissuti con maggiore serenità".
Dal punto di vista clinico, questi risultati confermano quanto gli aspetti emotivi, psicologici e sociali siano centrali nella gestione di una malattia cronica come la Pku. Un'attenzione particolare va rivolta anche alla storia familiare: "E' importante, soprattutto in adolescenza e in età adulta, tornare all'impatto che la diagnosi ha avuto sui genitori e sull'intero nucleo familiare al momento dello screening neonatale. La gestione della fenilchetonuria richiede quindi una presa in carico globale del paziente, resa possibile dal lavoro di un'équipe multidisciplinare in grado di considerare non solo i parametri clinici, ma anche la dimensione psicologica e relazionale della malattia", conclude.

Via libera al ticket di accesso alla Ztl per le auto elettriche a partire dal 1° luglio a Roma. La giunta di Roma Capitale ha infatti approvato l’introduzione del permesso annuale a pagamento per l’accesso negli orari di funzionamento della Zona a traffico limitato del centro storico e delle altre Ztl dei veicoli a trazione esclusivamente elettrica, superando l’attuale regime di accesso gratuito per tutte le auto elettriche. Previste, però, alcune eccezioni.
Per mantenere un regime di favore verso questo tipo di veicoli, il permesso costerà il 50% in meno di quello per i veicoli equivalenti a benzina o diesel, e sarà disponibile per tutti i possessori di auto elettriche e non solo per quelli abilitati a richiedere il permesso per il centro storico.
Per chi resta gratuito l'accesso in Ztl
Il permesso, spiega il Campidoglio, continuerà a essere gratuito per i possessori di auto elettriche che rientrano in alcune tipologie come residenti, artigiani con laboratorio in Ztl, genitori che accompagnano figli nelle scuole del centro storico, medici convenzionati, aziende ed enti che svolgono servizi di interesse pubblico o di emergenza con mezzi identificabili, nonché per i servizi di car sharing.
Quanto costerà il ticket?
Per le altre categorie che utilizzano veicoli elettrici o a idrogeno, il nuovo permesso annuale costerà poco meno del 50% di quello per veicoli ordinari. Per fare alcuni esempi, costerà 1.000 euro per le tipologie di utenti che con un veicolo a alimentazione tradizionale pagherebbero 2.016, e 500 euro per quanti con un’auto non elettrica pagherebbero 1016 euro e 781 con un’auto ibrida.
Gli attuali titolari di autorizzazione riceveranno una comunicazione da Roma Servizi per la Mobilità con modalità e termini per richiedere il nuovo permesso, qualora intendano mantenere l’accesso alle Ztl, mentre per quanto riguarda le nuove immatricolazioni il permesso a pagamento entrerà in vigore non appena sarà operativo il nuovo sistema di rilascio, dal 1° luglio 2026.
Perché la ztl diventa a pagamento per le elettriche?
"La misura - ha dichiarato l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè - deriva dal forte aumento dei veicoli elettrici in circolazione e, di conseguenza, dal numero sempre più elevato di permessi per l’accesso alle Ztl. Sebbene si tratti di mezzi a emissioni zero, la loro crescita sta comunque contribuendo in maniera significativa alla congestione del traffico e alla riduzione degli spazi di sosta disponibili, in particolare nel centro storico. Il provvedimento rappresenta dunque una misura di regolamentazione della mobilità cittadina, in linea con quanto già deciso da molte grandi capitali europee che hanno aggiornato le agevolazioni per i veicoli elettrici nelle aree centrali, tutelando i centri storici e garantendo un equilibrio tra sostenibilità ambientale e gestione dei flussi di traffico". Secondo il Campidoglio infatti il numero delle immatricolazioni dei veicoli elettrici è cresciuto del 350% in quattro anni e in continuo aumento ogni mese. Un andamento che si è riflesso anche sull’impennata delle richieste di accesso alle Ztl presentate a Roma Servizi per la Mobilità, portando il numero complessivo degli autorizzati a circa 75mila, in costante crescita.
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri conferma che questo "non è l’unico intervento per decongestionare il centro: stiamo intervenendo colpire le truffe legate ai falsi permessi per invalidi, e abbiano convocato un tavolo con le categorie per migliorare la modalità di consegna delle merci. Un centro storico liberato dal traffico e dal congestionamento e più vivibile è interesse di tutti: di chi ci vive, di chi ci lavora e di chi lo visita. Chi amministra Roma ha il dovere di tutelare questo patrimonio dell’umanità". Roma Capitale conferma comunque il mantenimento di tutte le altre misure di sostegno alla mobilità elettrica, come le agevolazioni legate alle domeniche ecologiche e la gratuità della sosta sulle strisce blu, oltre al costo dimezzato per il permesso per il centro.
'Sconto in bollette minimo e mette a rischio lavoratori settore
biomasse'...
Studio della Camera di commercio di Sassari...
A chiamata della governatrice Todde hanno riposto anche
associazioni e comuni...
Arnas Brotzu rassicura le associazioni dei pazienti che sono
preoccupate...
Studio della Camera di commercio di Sassari...
L'amministrazione comunale avvia progetto di riqualificazione... 
Via libera dall'Agenzia europea del farmaco Ema all'immissione in commercio in Ue per il primo vaccino combinato contro Covid-19 e influenza. Ne dà notizia l'ente regolatorio, all'indomani della riunione (23-26 febbraio) in cui il Comitato per i medicinali a uso umano Chmp ha dato parere positivo. Si tratta di un vaccino a mRna (mCombriax*), sviluppato da Moderna, per la protezione delle persone di età pari o superiore a 50 anni contro la malattia causata da Sars-CoV-2 e l'influenza stagionale, infezioni che colpiscono principalmente l'apparato respiratorio, causando sintomi come tosse e congestione nasale, nonché sintomi sistemici come febbre e brividi.
"La maggior parte dei casi di Covid e influenza sono lievi o moderati - spiega l'Ema in una nota - ma si verificano anche casi gravi, in particolare nelle persone anziane e con un sistema immunitario indebolito. La co-infezione con influenza e Sars-CoV-2 può provocare una malattia più grave di quella che si verificherebbe con la sola infezione da uno dei due virus. Secondo i dati pubblicati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), all'1 febbraio 2026 in Europa erano stati segnalati oltre 281,7 milioni di casi di Covid. Anche l'influenza stagionale rappresenta un problema significativo, con un numero fino a 50 milioni di casi sintomatici che si verificano ogni anno nello Spazio economico europeo (See)".
La new entry mCombriax agisce come altri vaccini preparando l'organismo a difendersi dalle infezioni. Contiene Rna messaggero con istruzioni per la produzione di proteine presenti nel Sars-CoV-2 e in 3 virus influenzali stagionali: influenza di tipo A-H1N1, influenza di tipo A-H3N2 e influenza di tipo B del lignaggio Victoria. Essendo il primo vaccino combinato anti Covid e influenza, "offre alle persone la possibilità di ricevere un'unica dose per proteggersi da entrambe le malattie". Il ceppo di Sars-CoV-2 bersaglio del vaccino si basava sulle raccomandazioni Ema per il 2023-2024, mentre i ceppi influenzali bersaglio si basavano sulle raccomandazioni Oms per il 2023-2024. E "si prevede che la composizione di mCombriax venga aggiornata regolarmente per adattarsi ai ceppi virali circolanti nella comunità", sottolinea l'agenzia Ue. (segue)

In Italia oltre 2 milioni di persone vivono con una patologia rara. Un universo eterogeneo di condizioni spesso gravi, accomunate da bisogni complessi e da un percorso assistenziale che può diventare frammentato. Per chi convive con una malattia rara la difficoltà non è solo trovare una terapia. E' ottenere una diagnosi in tempi brevi, sapere a chi rivolgersi, non perdere punti di riferimento nel passaggio dall'infanzia all'età adulta, non dover cambiare regione per ricevere cure adeguate. In occasione della Giornata delle malattie rare che si celebra domani, 28 febbraio, Ucb Pharma conferma che "l'innovazione non può limitarsi allo sviluppo di nuovi farmaci, ma deve tradursi in un sistema capace di garantire continuità, equità e prossimità nella presa in carico".
Le malattie rare rappresentano una sfida strutturale per il servizio sanitario: bassa prevalenza, alta complessità clinica, necessità di competenze multidisciplinari e percorsi personalizzati, spiega l'azienda in una nota. In questo scenario, accanto alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative nelle neuroscienze e nell'area immunologica, diventa centrale la capacità di costruire reti integrate tra ospedale e territorio, rafforzare i registri, definire percorsi, quindi Pdta condivisi e superare le disuguaglianze regionali. Ucb è attiva - a livello di ricerca clinica o con terapie già approvate in Italia - in diverse patologie rare ad alta complessità, tra cui sindrome di Dravet, sindrome di Lennox-Gastaut, deficit di Cdkl5, miastenia gravis e TK2d. Ma la risposta ai bisogni dei pazienti non si esaurisce nella dimensione terapeutica. Per molte famiglie il nodo cruciale resta la continuità di cura lungo tutto l'arco della vita: dalla diagnosi alla gestione delle fasi più critiche, fino al delicato passaggio dall'età pediatrica a quella adulta, spesso caratterizzato da frammentazione e perdita di riferimenti clinici.
Proprio su questo fronte si inserisce il progetto DEEstrategy, promosso da Ucb in collaborazione con Edra, modello operativo orientato a garantire integrazione multidisciplinare e transizione strutturata nelle Encefalopatie dello sviluppo ed epilettiche. Nel 2025 il percorso ha trovato una declinazione concreta a livello regionale, in particolare nel Lazio, dove il confronto tra istituzioni, clinici e associazioni ha portato alla discussione di protocolli di transizione, attivazione di case manager dedicati e definizione di indicatori di qualità dei percorsi. Con il progetto DEEstrategy Ucb ha contribuito a definire un modello operativo orientato alla continuità assistenziale e all'integrazione multidisciplinare. Il documento individua 4 ambiti prioritari di intervento: gestione strutturata della transizione pediatrico-adulta; rafforzamento dell'approccio multidisciplinare; potenziamento della rete socioassistenziale e sviluppo della telemedicina.
Parallelamente - prosegue la nota - nel corso dell'ultimo anno Ucb ha sostenuto insieme a Omar, Osservatorio malattie rare, momenti di dialogo dedicati alla miastenia gravis, coinvolgendo clinici, associazioni e rappresentanti istituzionali. Gli incontri hanno evidenziato criticità comuni a molte malattie rare: necessità di diagnosi più tempestive, rafforzamento delle reti regionali, aggiornamento dei registri e costruzione di percorsi assistenziali strutturati. Le esperienze territoriali dimostrano come il confronto tra pubblico, professionisti sanitari e associazioni possa trasformarsi in proposte operative concrete, con l'obiettivo di rendere il sistema più efficiente e vicino ai bisogni reali delle persone. Dal confronto sono emerse infatti priorità condivise: potenziamento dei registri di patologia, integrazione della rete dei centri di riferimento, maggiore sensibilizzazione della classe medica. Sono temi che riflettono una sfida nazionale: garantire uniformità di accesso alle cure e continuità assistenziale lungo tutto il percorso di malattia. In quest'ottica, Ucb conferma la volontà di continuare a collaborare con le Regioni, le associazioni e i professionisti sanitari per sostenere modelli organizzativi capaci di coniugare appropriatezza clinica e sostenibilità.
In questo percorso di responsabilità condivisa si inserisce anche il sostegno alle iniziative promosse da Uniamo - Rare Diseases Italy in occasione della Giornata delle malattie rare 2026. L'azienda ha supportato la campagna nazionale #UNIAMOleforze, inaugurata il 29 gennaio al ministero della Salute e culminata nel convegno conclusivo che si è tenuto ieri, 26 febbraio, a Roma, con un momento di confronto tra istituzioni, professionisti sanitari, associazioni e comunità dei pazienti. Un ciclo di appuntamenti che ha rimesso al centro i temi dell'accesso equo, tempestivo e omogeneo alle terapie - farmacologiche e non - della qualità dell'assistenza e della costruzione di percorsi di presa in carico personalizzati.
"Innovare nelle malattie rare significa assumersi una responsabilità che va oltre la ricerca scientifica - afferma Federico Chinni, amministratore delegato di Ucb Pharma Italia - Vuol dire contribuire alla costruzione di modelli organizzativi che garantiscano continuità, appropriatezza ed equità. Per questo vogliamo essere partner delle istituzioni, delle associazioni e degli esperti nella progettazione di percorsi di cura capaci di fare davvero la differenza nella vita dei pazienti". L'impegno dell'azienda proseguirà nel 2026 con nuove iniziative di confronto e progettazione condivisa, nella consapevolezza che solo un'alleanza strutturata tra ricerca, governance sanitaria e comunità scientifica possa ridurre le disuguaglianze e offrire risposte tempestive a chi convive con una malattia rara.



