Aziende con sedi tra Piemonte Nord, Valle d'Aosta e Sardegna...
Sul posto i vigili del fuoco e il sindaco Mascia...
Appello dell'associazione alla Regione, 'aggiornare i criteri di
accesso'...
'Filiera costruzioni traino economia' Murru, 'intevenire su carico
fiscale'...
Inglobati nelle mura di cinta della zona militare...
A fine maggio la Armani Superyacht, torna la Sardinia Cup, a
settembre i Maxi...
I risultati saranno presentati venerdì al Banco di Sardegna a
Cagliari...
Assessore Spanedda: 'la tutela diventa leva di sviluppo'...
Domani l'inaugurazione, 15mila mq su due piani e 150 dipendenti...
Controlli dei carabinieri della Stazione dell'Asinara...
Lavori quasi ultimati nella struttura di porta Sant'Antonio,
ospiterà 18 alloggi... 
Targa e assicurazione obbligatori per i monopattini elettrici circolanti in Italia a partire dal 16 maggio 2026. E’ stato infatti pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale il decreto del direttore generale per la Motorizzazione che disciplina le modalità di funzionamento della piattaforma telematica per il rilascio dei contrassegni identificativi dei monopattini a propulsione prevalentemente elettrica.
Decreto che entra in vigore oggi, 18 marzo, e concede ai proprietari di monopattini 60 giorni di tempo per adeguarsi alle nuove disposizioni, facendo scattare a tutti gli effetti l’obbligo di targa, e conseguentemente anche di copertura assicurativa, a partire dalla data del 16 maggio 2026. Lo ricorda Assoutenti.
Come e dove richiedere la targa
In base a tale provvedimento potranno accedere alla piattaforma i cittadini, tramite Spid di secondo livello o carta di identità elettronica, attraverso il Portale dell'automobilista, legali rappresentanti o persone munite dei relativi poteri di rappresentanza delle imprese, personale degli studi di consulenza automobilistica. Su tale piattaforma sarà possibile presentare istanza per il rilascio della targa, prenotare il ritiro del contrassegno presso gli uffici della Motorizzazione o degli studi di consulenza automobilistica, comunicare furti o smarrimenti della targa o richiederne la cancellazione.
Il contrassegno identificativo dei monopattini non sarà legato al mezzo, ma al proprietario, attraverso l’associazione tra i codici della targa e il codice fiscale del richiedente, e dovrà essere installato sul parafango posteriore del mezzo o sulla parte anteriore del piantone dello sterzo. Il costo della targa (da pagare tramite sistema PagoPa) è fissato in 8,66 euro, di cui 5,03 euro per il costo di produzione, 1,11 euro per l’Iva, 2,52 euro quale quota di maggiorazione destinata alle attività finanziate dall’art. 208, comma 2, Codice della strada (formazione, segnaletica, sicurezza stradale).
Obbligo assicurazione e costo
Con l’entrata in vigore della targa scatterà anche l’obbligo di assicurazione per i monopattini – analizza ancora Assoutenti – Il nuovo Codice della strada varato a fine 2024 prevede infatti che “i monopattini a propulsione prevalentemente elettrica non possono essere posti in circolazione se non sono coperti dall'assicurazione per la responsabilità civile verso terzi prevista dall'articolo 2054 del codice civile”.
Una copertura che riguarda i danni verso terzi arrecati durante la guida del monopattino, come lesioni a pedoni o ciclisti o danni ad altri veicoli, e il cui costo varia dai 25 ai 150 euro all’anno, a seconda del tipo di polizza e delle garanzie aggiuntive scelte. In caso di mancato rispetto dell’obbligo di targa o di assicurazione, il proprietario del monopattino incorre in una sanzione che va dai 100 ai 400 euro.
“Auspichiamo che dopo l’entrata in vigore dell’obbligo assicurativo per i monopattini non si ripeta la speculazione e la discriminazione territoriale, e che i premi assicurativi siano uguali in tutta Italia, anche perché tali mezzi rappresentano una storia nuova, e nulla giustificherebbe rischi diversi per regioni o province diverse”, afferma il presidente Gabriele Melluso.

Oltre 80 fotografie che documentano le fragilità umane, ma celebrano soprattutto la forza della solidarietà. Operatori, volontari, associazioni, tecnici e famiglie: sono loro i volti che condividono tempo, ascolto e competenze in queste immagini. Il volume 'Ritratti di energia. Storie di persone, luoghi e dignità' è stato presentato il 17 marzo nel Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro Grassi, in occasione del decimo anniversario della Fondazione Banco dell’energia. L’ente non profit, nato nel 2016, è impegnato in attività di sostegno a persone e famiglie in situazioni di vulnerabilità economica e sociale, con particolare attenzione al tema del contrasto alla povertà energetica.
Curato da Nicolas Ballario ed edito da Moebius, il volume raccoglie lo sguardo del fotografo Marco Garofalo per raccontare il lavoro svolto da Banco dell’energia in tutta Italia, da Milano a Roma, da Bergamo a Potenza, da Cagliari a Torino, da Foggia a Napoli, entrando nel cuore di quartieri, case e comunità. Oltre alle fotografie, il libro ospita i contributi del presidente della Fondazione Roberto Tasca, del critico d’arte e curatore Nicolas Ballario, dell’autrice e scrittrice Serena Dandini, di Ferruccio de Bortoli, del musicista e compositore Paolo Fresu, della sociologa Chiara Saraceno e del giornalista Massimo Sideri.
Trenta degli scatti presenti nel volume sono anche i protagonisti dell’omonima mostra allestita all’aperto lungo via Dante dal 17 marzo al 26 aprile per raccontare attraverso l’occhio di Garofalo i dieci anni della Fondazione e i suoi progetti più significativi realizzati sul territorio nazionale. L’esposizione, fruibile da tutta la cittadinanza, permette ai ritratti di dialogare con chi è di passaggio sulla direttrice che collega il Castello Sforzesco al Duomo, uno degli assi culturali della città. Il percorso si completa con una selezione di immagini all’interno del Chiostro Nina Vinchi, grazie alla collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa.
Così, attraverso le immagini di Garofalo e le testimonianze di esponenti illustri del panorama culturale italiano, Banco dell’energia celebra i 10 anni di attività. Dal 2016 a oggi, la Fondazione ha raccolto e distribuito oltre 15 milioni di euro e aiutato più di 17mila beneficiari. Gli interventi spaziano dal supporto diretto per il pagamento delle bollette di qualsiasi operatore alla sostituzione di elettrodomestici obsoleti, fino alla promozione delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (Cers), oltre a programmi di formazione e di sensibilizzazione per una maggiore consapevolezza sui consumi e l’efficientamento energetico. Tra queste, il Manifesto 'Insieme per contrastare la povertà energetica', sottoscritto da oltre 100 firmatari tra istituzioni, aziende, enti del terzo settore, associazioni e istituti di ricerca, network che garantisce la realizzazione di numerosi progetti di solidarietà su tutto il territorio nazionale.
“Siamo orgogliosi di poter celebrare il primo decennale del Banco dell’energia, un importante traguardo che abbiamo raggiunto grazie all’impegno costante di chi sposa ogni giorno la nostra missione: contrastare la povertà energetica con iniziative solidali capaci di supportare persone e famiglie vulnerabili - ha commentato il presidente della Fondazione Banco dell’energia, Roberto Tasca - Gli scatti di Marco Garofalo catturano il valore del nostro lavoro, mettendo in luce sia la complessità che la bellezza di questo percorso. La speranza con cui guardiamo al futuro nasce anche da questi ritratti e dalla rinnovata consapevolezza dell’aiuto concreto che i nostri progetti sono in grado di offrire”.
"Il lavoro della Fondazione Banco dell’energia dimostra quanto sia fondamentale costruire alleanze tra istituzioni, terzo settore e imprese per contrastare fenomeni come la povertà energetica. Attraverso la forza delle immagini di Marco Garofalo, questa mostra, ospitata nel cuore della città, rende visibile un impegno concreto che riguarda l’intera comunità e che Milano intende continuare a sostenere anche attraverso la cultura", osserva Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano.

Il mondo dell’animazione giapponese perde una delle sue figure più influenti. Tsutomu Shibayama, storico regista legato in particolare alla popolare serie tv di 'Doraemon', è morto a Tokyo all’età di 85 anni in seguito ad un tumore ai polmoni.
Nato ad Asakusa, a Tokyo, il 9 marzo 1941, Shibayama aveva iniziato la sua carriera come disegnatore di manga con lo pseudonimo di Hajime Sanjo. Il punto di svolta arrivò nel 1978, quando fondò lo studio di animazione Ajia-do Animation Works, contribuendo in modo significativo allo sviluppo dell’anime moderno sia per la televisione sia per il cinema.
Il suo nome resta indissolubilmente legato all’universo di Doraemon, il celebre personaggio creato dal duo Fujiko Fujio. Per oltre vent’anni Shibayama, dal 1979, ha diretto numerosi lungometraggi e la serie televisiva, firmando alcune delle storie più amate e contribuendo a diffondere la popolarità del franchise anche al di fuori del Giappone. Il suo stile, caratterizzato da un equilibrio tra avventura, umorismo e fantascienza, era pensato per un pubblico familiare.
La carriera del regista non si è tuttavia limitata a Doraemon. Shibayama ha lavorato anche a serie di grande successo come 'Ranma 1/2', di cui diresse la prima stagione, oltre a 'Ransie la strega', 'Nintama Rantaro' e 'Chibi Maruko-chan'. Il suo contributo a queste produzioni lo ha consacrato come uno dei riferimenti dell’animazione nipponica, capace di creare storie destinate a restare nella memoria di più generazioni.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio dell’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone nel 2012, assegnato per il suo contributo al mondo dell’animazione. (di Paolo Martini)

E' rientrata in Iran la maggior parte delle giocatrici della nazionale di calcio femminile, al centro di un caso nelle ultime settimane dopo che alcune di loro avevano chiesto asilo politico in Australia. Secondo l'Afp, il gruppo ha attraversato il valico di Gurbulak-Bazargan, al confine tra Turchia e Iran. Tra loro figurano quattro giocatrici - tra cui la capitana Zahra Ghanbari - e un membro dello staff che hanno ritirato la richiesta di asilo presentata in Australia e deciso di rientrare nella Repubblica islamica, mentre proseguono gli attacchi aerei di Israele e Stati Uniti.
Le calciatrici, con indosso la tuta della nazionale iraniana, sono arrivate al valico - distante circa 900 chilometri da Teheran - a bordo di un bus dopo essere atterrate all'aeroporto di Igdir, nella Turchia orientrale. Arrivate mercoledì scorso a Kuala Lumpur, in Malesia, provenienti dall'Australia dove avevano disputato la Coppa d'Asia, le calciatrici erano poi partite lunedì verso l'Oman, prima di prendere ieri un volo per Istanbul.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha salutato in un post su X "le giocatrici e le squadre tecniche" che "sono figlie della patria" e che "il popolo dell'Iran abbraccia". Hanno "deluso i nemici" della Repubblica islamica, resistendo "agli inganni e alle intimidazioni degli elementi anti-Iran", ha aggiunto.
Sette membri della delegazione femminile iraniana - sei giocatrici e un membro dello staff - avevano inizialmente chiesto asilo in Australia, dopo essere state definite "traditrici" nel loro Paese per aver rifiutato di cantare l'inno nazionale prima di una partita, nel pieno della guerra. Solo due giocatrici sono rimaste sul suolo australiano.
Gruppi per la difesa dei diritti umani hanno accusato le autorità iraniane di fare pressione sugli sportivi all'estero, minacciando i loro familiari o i loro beni in caso di defezione o critiche alla Repubblica islamica. Le autorità iraniane hanno invece accusato l'Australia di aver fatto pressione sulle giocatrici affinché restassero.
La prog band guidata da Ian Anderson si esibirà alla Fiera...
Nell'isola Oristano ha una crescita del 30%, Sassari 20%, Nuoro 9%... 
"Gli straordinari progressi della medicina di precisione, e in particolare dell'oncologia, richiedono un cambiamento profondo anche nel modo in cui vengono raccolte le evidenze scientifiche. Accanto agli studi clinici controllati che hanno segnato la storia degli ultimi 50 anni, oggi abbiamo bisogno di nuovi modelli di ricerca, più flessibili e inclusivi". A sottolinearlo è l'oncologo Paolo Marchetti, direttore scientifico dell'Idi-Irccs di Roma, intervenuto nella Capitale alla presentazione del Working Paper 'Protagonista della ricerca. Il paziente al centro dei trial in oncologia ed emato-oncologia', realizzato da Teha (The European House - Ambrosetti) con il contributo non condizionante di Amgen.
"Abbiamo bisogno di raccogliere dati e informazioni da piattaforme sempre più ampie e di delocalizzare gli studi clinici, per portare le opportunità terapeutiche il più vicino possibile ai pazienti - spiega Marchetti - L'obiettivo è rendere l'accesso alle terapie innovative più semplice e agevole". Un altro punto chiave riguarda il ruolo attivo dei pazienti nella ricerca. "E' necessario sviluppare nuove modalità di ascolto - aggiunge Marchetti - a partire dalla raccolta delle informazioni sulla tossicità, degli effetti collaterali così come vengono vissuti dai pazienti, e non solo registrati o classificati dai medici". Un approccio che segna un cambio di paradigma: "Il paziente non è più soltanto al centro, ma diventa parte integrante del percorso di innovazione".
Secondo Marchetti, "il documento presentato oggi rappresenta una messa a punto di tutte queste trasformazioni, indispensabili per il reale progresso dell'oncologia di precisione. Non è un libro dei sogni - conclude - ma una richiesta concreta di impegno, rivolta non solo alla politica, ma anche alla società civile, per garantire equità e offrire a tutti i pazienti le stesse opportunità di accesso a terapie efficaci".
Il 34enne presidente della Commissione Bilancio scelto dal sindaco
Zedda...



