'Campo largo unito solo per un'esigenza elettorale'... 
Contro sovrappeso e obesità non solo dieta e movimento, ma azioni mirate su cervello, abitudini e funzioni cognitive per riportare in equilibrio i meccanismi che regolano fame, sazietà e consumo energetico. È la nuova strategia indicata dal progetto Resilient dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Intervenire tra i 6 e gli 11 anni – nella fase di massima plasticità cerebrale – consente di “rimettere in carreggiata” le vie neurali del metabolismo e correggere la disfunzione metabolica in modo duraturo, in alcuni casi potenzialmente definitivo. Uno studio su 120 bambini dimostra che un percorso multidisciplinare di 5 mesi migliora peso, metabolismo, sonno e capacità cognitive, aprendo nuove prospettive nella lotta a una condizione che in Italia riguarda quasi un bambino su tre. Il progetto di ricerca Resilient coordinato dal Bambino Gesù è stato finanziato dall’Unione europea con fondi Pnrr (Pnrr-Mad-2022-12376459) e realizzato in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa e con l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno. Lo studio ha coinvolto un team multidisciplinare composto da endocrinologi, nutrizionisti, psicologi, neuropsicologi, chinesiologi, infermieri, biologi e biostatistici.
In Italia l’eccesso di peso in età pediatrica continua a rappresentare una delle principali emergenze di salute pubblica. Secondo i dati più recenti del sistema di sorveglianza OKkio alla Salute dell’Istituto superiore di sanità, il 29,7% dei bambini presenta un eccesso ponderale: il 19% è in sovrappeso, il 10,7% obeso e il 2,1% con obesità grave. Percentuali che, pur in lieve diminuzione negli ultimi anni, restano tra le più alte in Europa. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù, in particolare, si registrano ogni anno circa 1.700 accessi ambulatoriali e 1.000 Day hospital dedicati a bambini e adolescenti con eccesso di peso e obesità, inclusi circa 200 casi di forme secondarie o genetiche. All’interno dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia guidata dal prof. Stefano Cianfarani, è attivo un apposito servizio di Educazione Alimentare (referente dott. Danilo Fintini) dedicato alla gestione clinica dei pazienti con problemi ponderali e al coinvolgimento delle famiglie nel percorso di cura.
Tutti i bambini inclusi nello studio coordinato dalla dott.ssa Melania Manco dell’unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva e dalla dott.ssa Deny Menghini responsabile di Psicologia del Bambino Gesù, presentavano obesità o sovrappeso, condizioni che in età pediatrica non riguardano solo il peso corporeo ma si associano frequentemente a disturbi del sonno, difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale, riduzione della qualità di vita e fragilità cognitive, come alterazioni della memoria e dell’autoregolazione. Già in età precoce, inoltre, possono emergere alterazioni della composizione e della forza muscolare, con il rischio di obesità sarcopenica, caratterizzata dalla coesistenza di eccesso di massa grassa e riduzione della massa o funzionalità muscolare. "L’obesità infantile - sottolinea Menghini - è una condizione multidimensionale che coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive. I nostri dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i bambini a mantenere le nuove abitudini e migliora il loro funzionamento quotidiano".
Il progetto ha coinvolto bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni (con una prevalenza femminile del 58%) perché in questa fase della vita il cervello – organo che controlla appetito, sazietà, spesa energetica e numerosi processi chiave del metabolismo intermedio – è ancora estremamente plastico. Questo significa che, attraverso un intervento mirato sugli stili di vita e sulle funzioni cognitive, è possibile reindirizzare le vie neurali che regolano il metabolismo, correggendo in modo duraturo la condizione dismetabolica. "Intervenire tra i 6 e gli 11 anni significa agire in una fase di grande plasticità cerebrale, quando è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica - afferma Manco -. Non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo".
L’approccio terapeutico del progetto Resilient, della durata complessiva di 5 mesi - riporta una nota - ha integrato educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo dei genitori. Nelle prime 8 settimane i bambini hanno partecipato a due o tre incontri settimanali online con nutrizionista, psicologo e chinesiologo (professionista dell’attività fisica), seguiti da una fase di consolidamento meno intensiva. Un gruppo di bambini ha partecipato anche a un training cognitivo computerizzato, con esercizi adattivi per potenziare attenzione e memoria. Proprio questo elemento ha mostrato un beneficio aggiuntivo, in particolare sul sonno e sulle capacità di autoregolazione.
Il risultato di questo percorso, per l’intera popolazione pediatrica inclusa nel progetto - conclude la nota - è stato un miglioramento generalizzato di tutte le variabili considerate nello studio: composizione corporea, peso, forza muscolare, metabolismo, controllo della fame, qualità del sonno, aspetti comportamentali e abilità cognitive. Le ricadute cliniche del progetto sono immediate: i risultati dello studio Resilient dimostrano l’efficacia di percorsi pediatrici completi e personalizzati che integrano nutrizione, movimento, mente e partecipazione attiva della famiglia per incidere in modo duraturo su una condizione complessa come l’obesità. L’utilizzo di strumenti digitali e sessioni da remoto, inoltre, rende il modello più accessibile e potenzialmente replicabile su larga scala.

Tre su 4 riconoscono obesità e sovrappeso come gravi rischi per la salute e la maggioranza della popolazione è consapevole delle cause e dei principali strumenti di prevenzione. Eppure, esiste un evidente divario tra consapevolezza generale e percezione di sé di fronte alla bilancia: sebbene l’8,9% degli intervistati risulta clinicamente obeso solo il 2,7% si definisce tale. A dirlo è un’indagine di AstraRicerche per il Gruppo Edulcoranti di Unione italiana food - condotta su un campione di oltre 1.000 connazionali di età compresa tra i 18 e i 70 anni - che, in occasione della Giornata mondiale dell’obesità, che si celebra il 4 marzo, pone l’accento sull’importanza di saper riconoscere questa patologia, promuovendo un corretto stile di vita.
A sottostimare il proprio peso è il 17,7% degli intervistati, con picchi tra gli uomini (26%, in particolare Gen X e baby boomers) e tra chi risulta obeso secondo il Bmi (ben 73%). Al contrario, la sovrastima del proprio peso è un fenomeno che riguarda più le donne (17% contro una media del 9,9%) e chi risulta sottopeso secondo il Bmi (72%). In generale, quando parliamo di obesità, gli italiani la identificano correttamente come una condizione multifattoriale. Tra le principali cause vengono annoverate la sedentarietà (citata dal 66,6% del campione), un’alimentazione ipercalorica (56,4%) e l’eccesso di zuccheri (55,9%) e grassi (52,6%). Accanto a questi emergono anche i fattori ormonali (48,8%), lo stress (38,5%, in particolare donne e giovani delle Gen Z e Millennials) e la predisposizione genetica (35,8%). Gli aspetti psicologici (26,1%, che salgono però a 37% tra le Gen Z e a 48% tra le donne della Gen Z) e i problemi del sonno (19,7%) sono presenti, ma meno.
Per contrastare il problema, la ricetta degli italiani resta lo stile di vita: mangiare sano (63%), muoversi di più (62,8%) e svolgere attività fisica regolare (62,2%) sono le strategie indicate da più di 6 italiani su 10. Gli edulcoranti vengono promossi come alleati: la maggioranza sa che possono essere usati a casa al posto dello zucchero (70%) e che rappresentano uno strumento utile per ridurre l’assunzione calorica (59,2%). Oltre metà del campione riconosce anche il loro ruolo nel supportare le linee guida nutrizionali sulla riduzione degli zuccheri (51,8%) e nel controllo della glicemia (51,2%). Secondo l’indagine di AstraRicerche, gli edulcoranti sono utilizzati da oltre un terzo degli italiani (36,6%, specie tra la Gen Z e i Millennials). L’uso in famiglia è diffuso soprattutto tra adulti ed è spesso personale (60,4%). Gli edulcoranti entrano nella routine non come soluzione occasionale ma come sostituto abituale dello zucchero.

La città che genera salute. E' questo il focus al centro dell'iniziativa in programma 4 marzo alle 18 allo Spazio WeGil di Roma, in occasione della Giornata mondiale dell'obesità. Un appuntamento che mette in relazione in modo diretto urbanistica, qualità degli spazi urbani e contrasto a una delle patologie croniche più rilevanti del nostro tempo. L'incontro - spiega una nota - nasce all'interno della mostra 'Roma Terzo Millennio', ideata dall'ambasciatore Umberto Vattani e promossa dall'associazione Art Diplomacy. Il progetto espositivo propone una lettura della Capitale come organismo dinamico, capace di estendersi dal centro storico fino al mare, di riconnettere quartieri e paesaggi, di superare una visione frammentata della città. Vattani, presentando la mostra, ha richiamato l'idea di una Roma che non vive solo di memoria, ma che interpreta il presente e costruisce il proprio destino attraverso una nuova consapevolezza dello spazio urbano. Mercoledì questa visione si confronta con il tema della salute pubblica. L'obesità sarà affrontata come malattia cronica complessa, che incide sulla qualità della vita e aumenta il rischio di patologie cardiovascolari e metaboliche. Non si tratta di una questione individuale - è il messaggio - ma di una sfida collettiva che coinvolge ambiente, organizzazione sociale e scelte politiche.
Le città influenzano in modo profondo gli stili di vita. La presenza di spazi accessibili, percorsi pedonali, aree verdi e servizi di prossimità orienta il movimento quotidiano e favorisce relazioni. Una pianificazione attenta può sostenere comportamenti sani. Una progettazione disattenta può amplificare sedentarietà e disuguaglianze. La riflessione proposta il 4 marzo parte da questa evidenza e punta a rafforzare il legame tra governo del territorio e prevenzione, spiegano i promotori dell'evento. La mostra Roma Terzo Millennio ha evidenziato la necessità di leggere la Capitale come sistema integrato, capace di generare nuove centralità e nuove connessioni fino ad Ostia. In questa prospettiva la città diventa infrastruttura di salute. Diventa spazio che educa, che orienta scelte quotidiane, che può contribuire in modo concreto alla promozione di stili di vita positivi".
Partecipano al confronto: Vattani; Orazio Schillaci, ministro della Salute; Francesco Rocca, presidente Regione Lazio; Simona Renata Baldassarre, assessore Regione Lazio; Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio superiore di sanità; Paolo Sbraccia, direttore Uoc Medicina interna - Centro dell’obesità Policlinico Tor Vergata; Patrizia Marrocco, deputato; Andrea Urbani, direttore della Direzione Salute e Integrazione sociosanitaria del Lazio; Luciano Nobili, presidente Intergruppo Consiglio regionale del Lazio; Iris Zani, presidente Amici obesi onlus; Federico Villa, Associate Vice President Corporate Affairs & Patient Access Lilly Italy Hub. Modera Vira Carbone, giornalista Rai. L'iniziativa intende offrire un momento di approfondimento per il mondo dell'informazione e per chi osserva le politiche urbane e sanitarie. Perché la salute non si costruisce solo nei luoghi di cura, ma anche nei quartieri, nei parchi, nelle strade e negli spazi pubblici. Una città più vivibile, dunque, è una città che investe nel proprio futuro e nella qualità della vita dei suoi cittadini. L’evento prevede la proiezione di 'Corpo Libero', documentario di Donatella Romani e Roberto Amato prodotto da Telomero Produzioni con il contributo di Lilly e il patrocinio dell'associazione Amici Obesi. Presentato in anteprima nell’ambito della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, è il primo documentario che affronta a 360 gradi la patologia obesità, raccontata sia dal punto di vista dei clinici sia attraverso il percorso dei pazienti: 4 storie emblematiche di chi, passo dopo passo, si è allontanato dal proprio corpo, perdendo il contatto con il proprio benessere e la salute, per poi ritrovarsi e cercare una nuova connessione con se stesso, riconquistando la libertà di vivere appieno.

Una giornata interamente dedicata alla psoriasi, con servizi gratuiti clinico-diagnostici e informativi: l’11 marzo Fondazione Onda Ets promuove l'(H)Open day sulla psoriasi in collaborazione con Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e di malattie sessualmente trasmesse), e con il patrocinio di Apiafco (Associazione psoriasici italiani amici della fondazione Corazza). In oltre 90 presidi aderenti al network con il Bollino rosa, saranno offerte alla popolazione visite dermatologiche, consulenze ed eventi informativi.
La psoriasi è una malattia cronica che interessa circa il 2-3% della popolazione generale, spiega Fondazione Onda in una nota. Sebbene la manifestazione più evidente riguardi la pelle - con la forma a placche che rappresenta circa il 90% dei casi e si caratterizza per lesioni eritematose spesso associate a prurito, dolore e bruciore - si tratta a tutti gli effetti di una patologia sistemica, associata a comorbilità rilevanti, tra cui artrite psoriasica, malattie cardiovascolari, diabete e patologie infiammatorie intestinali. L'impatto non è soltanto clinico: il coinvolgimento di aree visibili come volto, mani o cuoio capelluto può condizionare profondamente la sfera relazionale, sociale e professionale, con ripercussioni sul benessere psico-emotivo e sulla qualità della vita. "L'(H)Open day sulla psoriasi - afferma Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda Ets - nasce con un duplice obiettivo: sensibilizzare su una patologia spesso sottovalutata e facilitare l'accesso ai percorsi di diagnosi e cura promuovendo una presa in carico appropriata e multidisciplinare. Il network degli ospedali Bollino rosa rappresenta un presidio fondamentale sul territorio per intercettare i bisogni di salute e offrire risposte adeguate e tempestive".
Durante l'(H)Open day saranno offerti gratuitamente alla popolazione, a seconda della disponibilità dei singoli presidi aderenti, visite dermatologiche, consulenze specialistiche ed eventi informativi. L'elenco completo delle strutture aderenti e dei servizi disponibili è consultabile sul sito http://www.bollinirosa.it.
"Gli Open day offrono ai pazienti l'opportunità di ricevere un parere specialistico personalizzato sulla forma e sulla gravità della patologia - commenta Valeria Corazza, presidente di Apiafco - oltre a informazioni chiare e aggiornate sui trattamenti più appropriati disponibili".
Sebbene non esista una terapia definitiva, oggi sono disponibili opzioni terapeutiche sempre più efficaci e personalizzate, ricorda Onda. Se nelle forme lievi si ricorre prevalentemente a trattamenti topici, nelle forme moderate-severe - che interessano circa 1 paziente su 3 - possono essere indicati fototerapia, farmaci sistemici e biologici. Nonostante le innovazioni terapeutiche, tuttavia, persistono criticità nella diagnosi tempestiva e nella gestione integrata della patologia, che richiede un approccio multidisciplinare.
"La psoriasi è una patologia cronica ad alto impatto clinico e psicologico - sottolinea Giovanni Pellacani, presidente Sidemast, direttore della Uoc di Dermatologia del Policlinico Umberto I di Roma e professore ordinario alla Sapienza università di Roma - L'(H)Open day rappresenta un'importante occasione per favorire diagnosi precoce, corretta presa in carico e accesso alle terapie, valorizzando il ruolo centrale della dermatologia nei percorsi di cura". L'iniziativa, realizzata in collaborazione con Sidemast e con il patrocinio di Apiafco, è sostenuta col contributo incondizionato di Bristol Myers Squibb.
E' successo vicino alla stazione, convalidato il fermo per un
algerino...
L'Anas ha completato gli interventi di pavimentazione...
Indagine, per i ventenni il rosso sardo è oggetto misterioso e
stereotipato...
La pièce a Cagliari e Sassari. Costumi firmati da Antonio Marras...
Terza edizione del progetto organizzato dalla Fondazione Mont'e
Prama... 
Oggi circa 430 milioni di persone nel mondo hanno bisogno di riabilitazione per affrontare una perdita dell'udito (ipoacusia) invalidante. Eppure nei bambini quasi il 60% dei casi è dovuto a cause evitabili che possono essere prevenute. Allo stesso modo le cause più comuni negli adulti, come l'esposizione a suoni forti e farmaci ototossici, sono prevenibili. Conoscere i fattori di rischio e adottare comportamenti corretti può fare la differenza, soprattutto per i più giovani. Lo ricorda la pagina dedicata alla divulgazione 'Dottore, ma è vero che?' della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) domani, martedì 3 marzo, nella Giornata mondiale dell'orecchio e dell'udito istituita dall’Organizzazione mondiale della sanità.
I consigli del medico
Proprio l'Oms insieme ai principali organismi sanitari internazionali indica alcune misure efficaci di prevenzione. Sul fronte della protezione dal rumore, per esempio, è importante limitare il volume dei dispositivi audio al di sotto del 60% del massimo consentito, e indossare tappi o cuffie antirumore quando si lavora in ambienti con rumore elevato o si frequentano luoghi molto rumorosi. L’Oms stima che circa 1,1 miliardi di giovani tra i 12 e i 35 anni siano a rischio di perdita dell'udito a causa dell'uso scorretto di dispositivi audio personali (come le cuffie) e della frequentazione di luoghi con musica ad alto volume come discoteche e concerti. Il rischio dipende sia dall'intensità del suono (misurata in decibel) sia dalla durata dell’esposizione. Purtroppo, il danno da rumore si accumula silenziosamente nel tempo: spesso ce ne si accorge solo quando la perdita è già importante. Sul fronte delle infezioni, invece, vaccinare i bambini contro malattie come la meningite e la rosolia contribuisce a ridurre i casi di ipoacusia di origine infettiva. Anche la vaccinazione materna contro la rosolia prima della gravidanza è raccomandata. E' importante, inoltre, seguire con attenzione le indicazioni del proprio medico di medicina generale quando si assumono farmaci potenzialmente tossici per l'udito. Infine, non bisogna trascurare le infezioni all'orecchio nei bambini piccoli: un'otite media cronica non trattata è una delle principali cause prevenibili di perdita dell'udito.
Per quanto riguarda i controlli, in Italia lo screening uditivo è già previsto alla nascita: si chiama test delle otoemissioni acustiche ed è eseguito di routine nei punti nascita per individuare precocemente eventuali problemi. Nei bambini più grandi e negli adulti, invece, la perdita dell'udito avviene spesso gradualmente e quasi senza accorgersene: si fa più fatica a capire le conversazioni in ambienti rumorosi, si alza il volume della televisione, si chiede spesso di ripetere quello che viene detto. In presenza di questi segnali - suggerisce 'Dottore, ma è vero che...?' - il primo passo è parlarne con il proprio medico di medicina generale: può valutare i fattori di rischio individuali e indirizzare verso gli specialisti appropriati per una valutazione audiologica approfondita.
In Italia 7 milioni di persone con problemi d'udito
In Italia le persone con problemi di udito sono circa 7 milioni. Cifre importanti perché sentire non è solo una questione di decibel, ma di qualità di vita e di relazioni. Infatti individuare tempestivamente un deficit uditivo significa prevenire conseguenze rilevanti sullo sviluppo del linguaggio nei bambini, sul rendimento scolastico, ma anche sulla produttività lavorativa e, negli anziani, sul rischio di isolamento sociale e può rallentare il declino cognitivo. Non a caso prevenire, fare diagnosi precoce e prendersi cura dei disturbi uditivi sono le tre azioni chiave da fare come ricorda la Commissione di albo nazionale dei tecnici audiometristi della Fno Tsrm e Pstrp in una nota.
Il tecnico audiometrista "è una figura spesso poco conosciuta, ma determinante", evidenzia la Commissione. Specializzati nell'esecuzione di esami strumentali audiometrici e vestibolari, gli audiometristi sono indispensabili per valutare la funzionalità dell'apparato uditivo e dell'equilibrio, e contribuiscono alla diffusione di una cultura all'insegna della prevenzione e per il superamento dello stigma, delle barriere culturali, come di quelle emotive che circondano le persone che soffrono di tali difficoltà. Dallo screening neonatale ai controlli in età scolare, fino al monitoraggio dell'ipoacusia nell'adulto e nell'anziano, il tecnico audiometrista interviene in tutte le fasi del percorso di vita.
Questi tecnici operano in stretta collaborazione con medici otorinolaringoiatri, audiologi, logopedisti e tecnici audioprotesisti, contribuendo alla definizione del quadro clinico attraverso esami oggettivi e soggettivi altamente specializzati: audiometria tonale e vocale, impedenzometria, potenziali evocati uditivi, esami vestibolari. Ogni esame audiometrico eseguito, ogni attività di screening, ogni momento di consulenza rappresenta un tassello di un percorso più ampio volto a promuovere inclusione, comunicazione e qualità della vita. "Il 3 marzo offre l'occasione per riconoscere e valorizzare una figura professionale spesso poco visibile, ma essenziale nel sistema sanitario, nel preservare l'udito, un senso fondamentale per la persona e per la comunità", conclude la nota.
Iniziativa di Live Nation e Coop Alleanza 3.0...
Maggioranza di Campo largo cerca unità in attesa sentenza su
decadenza...
Atteso un rimpasto dopo il recente vertice di maggioranza... 
Gyala, società italiana deep tech attiva nella cyber resilienza di infrastrutture IT, OT e IoT, ha chiuso un round di finanziamento in equity da 4 milioni di euro sottoscritto da Deep Ocean Sgr S.p.A – in qualità di lead investor -, Terna Forward S.r.l, Cdp Venture Capital Sgr S.p.A. e Ventive S.r.l. L’operazione rappresenta una tappa strategica per Gyala, che sviluppa tecnologie proprietarie interamente italiane, inizialmente concepite in collaborazione con il comparto Difesa e oggi impiegate anche per la protezione di infrastrutture critiche civili, dall’energia alla sanità, con un focus su scenari IT/OT ad alta complessità. Grazie ad Agger, la piattaforma proprietaria full stack per la detection e reaction automatizzata in ambienti IT/OT/IoT, Gyala rappresenta un unicum nel panorama della Ot Cyber Resilience.
Il nuovo capitale accelererà la roadmap di Agger, con focus su visibilità OT avanzata, difesa autonoma e orchestrazione intelligente delle risposte, permettendo di potenziare il team tecnico e di R&D, rafforzare le attività di go-to-market in Italia e consolidare la presenza della soluzione nei settori critici (come energia, industria, sanità, difesa) creando fondamenta solide per l’espansione internazionale.
“Gyala nasce con un Dna tecnologico italiano e una visione globale”, spiega Andrea Storico Chairman e co-founder.“Vogliamo portare resilienza dove le soluzioni tradizionali non arrivano, supportando la trasformazione cyber dei sistemi più sensibili del Paese. La fiducia degli investitori istituzionali conferma la solidità della nostra visione industriale. I nostri obiettivi sono concreti; intendiamo costruire la prossima generazione di difesa cyber - accelerando l’evoluzione tecnologica di Agger - rafforzare la presenza sul mercato e affrontare con solidità la fase di scala internazionale, mantenendo al centro una tecnologia proprietaria italiana, pensata per la protezione di ciò che è davvero strategico per il Paese”.
“Quello che ci ha colpito di Gyala come Deep Blue Ventures” - commenta Domenico Nesci, Partner di Deep Blue Ventures, “è l'integrazione nella propria piattaforma della protezione da attacchi esterni dell'infrastruttura OT delle imprese clienti. La capacità della tecnologia proprietaria di Gyala di difendere efficacemente ambienti IT/OT anche estremamente complessi colma un gap importante nella catena del valore della cybersecurity. La solidità del team, inoltre, e l'opportunità con il round di consolidare la presenza nazionale e sviluppare quella internazionale ci hanno definitivamente convinto a investire. Con Gyala il nostro Paese dimostra di poter esprimere tecnologie proprietarie fortemente strategiche, non solo per l'Italia”.
“Gyala rappresenta un caso raro nel panorama europeo della cybersecurity industriale: una tecnologia proprietaria, sviluppata interamente in Italia, con radici profonde nel comparto Difesa e una piattaforma, Agger, pensata per rilevare e neutralizzare automaticamente le minacce negli ambienti nevralgici più complessi”, dichiara Mario Scuderi, Responsabile del Fondo Evoluzione di CDP Venture Capital. “La solidità tecnica del team e la chiarezza della visione industriale ci hanno portato a sostenere questo progetto con convinzione: siamo certi che Gyala abbia tutte le carte in regola per affermarsi come riferimento internazionale nella protezione delle infrastrutture strategiche”.
Roberto Sfoglietta ceo & Founder di Ventive afferma: “Gyala ha dimostrato di aver costruito non solo una piattaforma tecnologica solida, ma anche un modello di business scalabile, adatto a mercati complessi e regolamentati. Il nostro investimento sostiene una fase di consolidamento organizzativo e commerciale, fondamentale per trasformare una forte base tecnologica in leadership di mercato”.
Celebrato il primo secolo di vita coi familiari e il Comune...
Previsto il noleggio di tre velivoli per gli anni 2026-2034... 
Indagato per disastro ferroviario il conducente del tram della linea 9 deragliato a Milano, in viale Vittorio Veneto, il 27 febbraio. Un atto dovuto che gli consentirà di nominare propri consulenti e partecipare agli accertamenti tecnici dell’inchiesta.
L'ipotesi di reato è contenuta nella relazione inviata dalla Polizia locale di Milano alla pm Elisa Calanducci che coordina le indagini sull’incidente che ha coinvolto un mezzo Atm (società non indagata). Nell'incidente hanno perso la vita due passeggeri, Ferdinando Lavia e Abodu Karim Tourè, e alcune decine di persone sono rimaste ferite, alcune delle quali ancora in gravi condizioni.
Perquisizioni in Atm, sequestrate comunicazioni con centrale operativa
Perquisita intanto oggi la sede Atm di via Monte Rosa a Milano. Gli agenti della Polizia locale stanno eseguendo, su richiesta della pm Elisa Calanducci, un decreto di sequestro della documentazione tecnica relativa al Tramlink e delle comunicazioni di venerdì pomeriggio, giorno dell'incidente, tra il conducente del tram e la centrale operativa Atm.
Il conducente: "Ho avuto un malore"
"Mi sono sentito male, ho avuto un malore", aveva spiegato il conducente del tram subito dopo l’incidente[1]. L’uomo, portato in ospedale, è stato sottoposto agli accertamenti di rito.
L'uomo ha una lunghissima esperienza da tranviere. Sessant’anni, ne ha trascorsi 34 da dipendente di Atm. Conduce in particolare i tram della linea 31 e 9, proprio quella su cui è avvenuto l’incidente. Un tratto di strada quello tra piazza della Repubblica e Porta Venezia, con lo scambio a metà per consentire ai tram della linea 33 di girare a sinistra in via Lazzaretto, che il sessantenne conosce alla perfezione. Poco prima dell’incrocio in cui è avvenuto l’incidente, però, il tranviere ha saltato la fermata di viale Vittorio Veneto. Così il tram non ha perso velocità e, infilandosi nello scambio per Lazzaretto, è deragliato.

Quando gioca Jannik Sinner? Il tennista azzurro si prepara a tornare in campo nel Masters 1000 di Indian Wells, in programma dal 4 al 15 marzo. Nella notte tra oggi, lunedì 2 marzo, e domani, martedì 3, andrà in scena il sorteggio del tabellone principale del torneo, a cui Sinner arriva dopo la delusione dell'Atp 500 di Doha, dove è stato eliminato nei quarti di finale da Jakub Mensik, e dalla sconfitta nella semifinale degli Australian Open per mano di Novak Djokovic.
Sorteggio Indian Wells, orario e dove vederlo in tv
Il sorteggio del Masters 1000 di Indian Wells è in programma notte tra oggi, lunedì 2 marzo, e domani, martedì 3 alla mezzanotte ora italiana. Sarà possibile seguire i sorteggi in diretta streaming su 'The Tennis Channel', mentre non sarà garantita una diretta televisiva.
Il torneo invece sarà trasmesso in diretta tv e in esclusiva sui canali SkySport, visibili anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW.
I possibili avversari di Sinner
Ranking alla mano, Sinner, confermato numero due del mondo, potrà sfidare Carlos Alcaraz soltanto in finale, mentre nel penultimo atto del torneo potrà incrociare uno tra Novak Djokovic, nella rivincita di Melbourne, o Alexander Zverev. Ai quarti invece potrà pescare dalla testa di serie numero 5 fino all'8: si tratta di Lorenzo Musetti, Alex De Minaur, Taylor Fritz e Ben Shelton.
Agli ottavi c'è il 'pericolo' di un derby italiano con Flavio Cobolli, fresco vincitore dell'Atp di Acapulco e numero 15 del mondo. Nel terzo turno potrà affrontare tennisti tra il 25esimo e il 32esimo posto del ranking, mentre più 'agevole', sulla carta, il secondo turno, a cui Sinner arriverà senza giocare grazie al bye del primo, e dove non troverà teste di serie.



