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Pubusa: Palabanda, una rivolta culturale permanente

Luciano Carta

foto di Arkadia Editore.

Ieri, in una affollata e attenta Sala Conferenze Fondazione di Sardegna, Cagliari, è stato presentato il libro di ANDREA PUBUSA, Palabanda. La rivolta del 1812. Fatti e protagonisti di un movimento che ha scosso la Sardegna, Cagliari, Arkadia, 2019, già in vendita nelle migliori librerie. La presentazione è stata fatta dallo storico Luciano Carta, con letture di Clara Murtas. Numerosi gli interventi. Fra gli altri di Rita Sanna, Fernando Codonesu, Tonino Dessì, Giacomo e Franco Meloni, Omar Onnis. Le chitarre di Alessandro Calledda e Fernando Codonesu hanno poi accompagnato “Procurade’e moderare”, cantato da tutti i presenti. Una bella serata, coordinata da Gabriella Lanero, per rievocare una pagina nobile della storia sarda. Salvatore Cadeddu e i Martiri di Palabanda hanno ancora molto da dirci.
Ecco uno stralcio della presentazione di Luciano Carta.

Nella quarta di copertina di questo libro, al termine della breve scheda dedicata all’Autore prof. Andrea Pubusa, si legge, tra l’altro: «Questo è il suo primo saggio storico». Questa notazione, ammesso, e non troppo concesso, che uno studioso della sua autorità e fama, abbia sentito, per così dire, l’esigenza di bussare alla porta degli storici isolani timidamente e quasi chiedendo scusa, è un elemento significativo. Forse l’ha fatto per ragioni di età, essendo noi ormai dei giovani che portano sulle spalle tre volte venti più undici/dodici primavere. Fugit inesorabile tempus …
Essendo stato io, in senso metaforico, incaricato di aprire la porta di quel sodalizio, mi sento subito di potergli dire che è ben accetto e che l’umiltà implicita in quella precisazione mi pare eccessiva. Ho letto tutto d’un fiato questo saggio di 124 pagine e posso onestamente affermare, da testimone (ovviamente in qualità di studioso di storia) “informato dei fatti”, che il libro costituisce, a mia conoscenza, l’ultimo valido contributo scientifico alla storia della nostra Isola di quel periodo così particolare della nostra storia che tutti conosciamo come periodo della “Sarda Rivoluzione”. Si tratta di un agile pamphlet, redatto con scrittura piana ed efficace, chiaro e anche perentorio nelle argomentazioni, che ben s’inserisce nella storiografia molto abbondante relativa a quel periodo. Meno frequentato dagli storici è stato l’argomento specifico del libro, la cosiddetta «Congiura di Palabanda» del 1812. L’argomento specifico, tuttavia, non deve trarre in inganno. Il libro, infatti, come dice il sottotitolo, narra «Fatti e protagonisti di un movimento che ha scosso la Sardegna». Un pamphlet, dunque, che ripercorre in una pregevolissima sintesi tutto il periodo compreso tra il 1793 e il 1812, considerato che l’episodio di Palabanda costituisce, per così dire, l’atto conclusivo di quel movimento riformatore che ha percorso la Sardegna. Questo volumetto, nel quale l’Autore dimostra sicura padronanza della impressionante produzione storiografica su quel periodo, sempre presente negli interessi degli storici sardi ma particolarmente approfondito negli ultimi trent’anni, a partire dal secondo centenario della Rivoluzione francese, offre con una scrittura divulgativa, ma oculatissima nella fedeltà alle fonti, un’interpretazione complessiva di quel periodo, a tratti molto personale, però sempre molto convincente. Il lettore, quindi, si trova davanti ad una solida interpretazione della “Sarda Rivoluzione”, molto fruibile per qualunque lettore, che può finalmente e senza rimpianti evitare di attardarsi nei faticosi apparati critici degli storici di professione.
Se questa è la prima caratteristica da porre in rilievo del libro, ve n’è una seconda che lo rende singolare e accattivante. Mi riferisco alla motivazione che sta all’origine di questo lavoro. Nell’Introduzione A. Pubusa rivela con grande candore che a spingerlo a questo lavoro di «comprensione interpretativa», per dirla con Max Weber, del periodo della “Sarda Rivoluzione” è stata una motivazione strettamente personale. In primo luogo la scoperta che colui che viene storicamente riconosciuto come il “capo” della presunta “congiura” di Palabanda, l’avvocato Salvatore Cadeddu, nel tentativo di sfuggire alla feroce repressione sabauda, trovò rifugio nelle campagne di Nuxis, paese natale dell’Autore, esattamente nel salto di Tattìnu, ospitato nello stazzo di Luigi Impera, un capraro nuxese il cui furriadroxiu era vicino alle proprietà della famiglia Pubusa. Nel salto di Tattìnu il buon capraro Impera aveva nascosto l’avvocato Salvatore Cadeddu e il figlio Gaetano in una grotta conosciuta come Su tuttoni de Conch’e Cerbu.
In aggiunta a questa scoperta, fatta grazie all’importante lavoro dello storico sassarese Federico Francioni Per una storia segreta della Sardegna tra Settecento e Ottocento, uscita nel 1996, il prof. Pubusa ne ha fatto un’altra. Il luogo degli incontri dei presunti “congiurati” del 1812 era sotto lo studio da lui occupato per tanti anni nella Facoltà di Giurisprudenza di Cagliari. La sede del “club”, come lo chiamano le fonti del periodo, dei “congiurati”, era la casa della vigna dell’avvocato Salvatore Cadeddu, sita a Palabanda, a ovest dell’abitato di Stampace, presso l’odierno Orto botanico. Una serie di circostanze, dunque, che lo spingevano, per legittima curiosità personale, ad un approfondimento storico-scientifico di quella della vicenda nel suo complesso e dell’episodio di Palabanda nello specifico.
Questa duplice motivazione di carattere autobiografico che l’Autore pone all’origine del suo saggio contiene, a mio giudizio, una preziosa indicazione di carattere metodologico capace di coinvolgere nell’approfondimento della storia anche i più giovani, in particolare quelli delle Scuole. La “confessione” dell’Autore, infatti, è in primo luogo l’inveramento di quel fondamentale principio enunciato da Benedetto Croce, che dice: «La storia è sempre storia contemporanea». La conoscenza storica, cioè, nasce sempre da un’esigenza di comprensione di noi stessi e del mondo in cui viviamo; nasce sempre da un bisogno pratico di volgersi al passato per fare chiarezza, a livello personale e collettivo, sull’universo di valori civili e politici nei quali e per i quali viviamo, realizzando così quello che è, secondo l’insegnamento del grande Marc Bloch, il vero scopo della scienza storica: avere coscienza che la vita delle persone e dei popoli altro non è che una «solidarietà tra le generazioni». Sotto questo profilo, questo libro costituisce un esempio di come si può far appassionare alla Storia i giovani delle Scuole e delle Università.
Credo di sapere che qualcuno manifesterà dello scetticismo di fronte a questa indicazione metodologica di cui io ritengo questo libro sia portatore. Com’è possibile che la Grande Storia, la storia d’Europa di fine Settecento e di inizio Ottocento possa essere illustrata avendo come focus una vicenda della piccola e remota Sardegna?

Questo “piccolo libro”, secondo il mio parere, risponde egregiamente a questo importante quesito. Le vicende europee s’intrecciano con tutta la “Sarda Rivoluzione”, con il riformismo illuminato che l’ha preceduta e con le vicende che l’hanno seguita fino all’atto finale della Congiura di Palabanda.

Fonte: Democrazia Oggi


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