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Mater Olbia, il bluff è servito! E se ne è accorto anche il nuovo assessore leghista alla sanità! Ma se fosse solo una strategia per…[di Vito Biolchini]

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Colpo di scena: e come definirlo se non così altrimenti? Perché il mega bluff del Mater Olbia, l’ospedale privato nato dall’incontro tra il Vaticano e il Qatar, inizia ad essere chiaro anche a chi, partendo da posizioni benevole, ha aperto gli occhi davanti al casermone gallurese trasformato in nosocomio. Uno di questi è sicuramente il neo assessore leghista alla Sanità Mario Nieddu che, partito con le migliori intenzioni (la sua prima visita istituzionale è stata proprio al Mater), ieri in audizione in Consiglio regionale non ha resistito e ha detto ciò che pensa.

Cioè questo (tenetevi forte): Sul Mater Olbia l’assessore è stato molto critico affermando di aver effettuato un sopralluogo e di aver trovato un cantiere, “non c’erano assolutamente i requisiti per l’accreditamento” e si è detto molto perplesso sulla bontà della convenzione firmata con il Mater Olbia dalla Regione.

Quattro righe di fuoco che ribaltano ogni precedente affermazione (soprattutto del centrodestra) e che impegnano ora l’assessore Nieddu ad andare fino a in fondo: cioè a rimettere in discussione alla radice l’accordo con il Mater Olbia.

Ma continuiamo a leggere la nota stampa del Consiglio. Il presidente Gallus, Peru e Oppi hanno auspicato che, a fronte dei 60 milioni garantiti al Mater Olbia, la Sardegna abbia un livello di eccellenza in campo sanitario che limiti i viaggi della speranza, che costano alla Regione 77 milioni di euro, oltre al grave disagio che subiscono malati sardi. I consiglieri hanno esortato l’assessore a verificare che il Mater Olbia non svuoti gli ospedali dell’Isola dalle eccellenze esistenti per trasferirle a Olbia.

L’ultima frase è estremamente interessante. Perché è chiaro che per avere i volumi sufficienti per diventare un polo di eccellenza (facciamo l’esempio) in oncologia, il Mater Olbia dovrebbe avere non solo ottimi medici ma sostanzialmente azzerare i reparti di oncologia tutti gli altri ospedali sardi.

In pratica, per evitare che una quota di malati oncologici cagliaritani o sassaresi o nuoresi vada a curarsi a Milano (la famosa mobilità passiva che il Mater Olbia dovrebbe combattere), tutti i malati oncologici della Sardegna dovrebbero andare direttamente in Gallura per far diventare così il Mater Olbia un vero centro di eccellenza!

E per sostenere questa follia e dirottare tutti i malati sardi a Olbia (e questo è il senso della frase dei consiglieri che “hanno esortato l’assessore a verificare che il Mater Olbia non svuoti gli ospedali dell’Isola dalle eccellenze esistenti per trasferirle a Olbia”), la Regione spenderebbe anche 60 milioni di euro l’anno!

Ora, l’affermazione di Nieddu è un macigno che pesa, una vera e propria “inversione a u”. Ma siamo sicuri che la strategia reale non sia un’altra?

Appena dieci giorni fa l’Unione Sarda ha pubblicato stralci dell’accordo segreto stipulato fra la Regione (amministrazione Pigliaru) e il Mater Olbia. Un documento riservatissimo, sapientemente filtrato dagli uffici di via Roma. Le clausole sono stringenti e anche inquietanti.

Sostanzialmente, ipotizzano la possibilità di un onerosissimo disimpegno da parte della Regione che in caso di dietrofront dovrebbe pagare alla proprietà del Mater Olbia fior di milioni di euro.

L’accordo, firmato il 28 agosto 2014 dalla Regione Sardegna e dalla Qatar Foundation Endowment, così recita: Qualora la Regione disponga il recesso dal presente accordo (…) la Qatar Foundation avrà diritto compressivamente al 50 per cento degli oneri sostenuti e documentati per l’acquisto del complesso immobiliare ove sarà attivato il nuovo ospedale. (…) alla Qatar Foundation Endowment spetterà anche il cinquanta per cento di tutti gli oneri sostenuti e documentati per la ristrutturazione e l’allestimento del nuovo ospedale”.

Secondo l’Unione Sarda, il recesso costerebbe alla Regione almeno settanta milioni di euro. Inoltre, una postilla:  “Oltre all’importo di cui sopra la Regione corrisponderà a Qfe venti milioni di euro ove il recesso venga esercitato nei primi dieci anni di attività, ovvero dieci milioni di euro ove il recesso venga esercitato dall’undicesimo al ventesimo anno di attività”.

Allora, è possibile immaginare che, alla luce delle clausole e delle dichiarazioni del neo assessore leghista alla Sanità, che quello del Mater Olbia sia stato da subito in bluff consapevole, messo in piedi ad arte solo per consentire a Vaticano e Qatar di liberarsi di un casermone in riva al mare che mai e poi mai sarebbe potuto diventare (e mai diventerà) quel centro di eccellenza sanitario millantato per anni? E così in questo modo tutto si risolverebbe nel solito affare immobiliare gallurese.

“Niente di nuovo sotto il sole” (Qohelet, 1,9)

 

Fonte: Sardegna Soprattutto


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