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Ma vuoi vedere che Salvini non si sente più amato? [di Lucia Annunziata]

Zorro

L’Huffington Post 18 maggio 2019. Il timore di essere chiamato fascista. Il timore di apparire crudele agli occhi del Papa. In mezzo al tripudio sovranista di Milano, brilla l’insicurezza di un leader. Da Piazza del Duomo è partita l’Opa finale di Matteo Salvini sulle elezioni europee.

E’ stata una manifestazione potente, non fosse altro che per le dimensioni, che pongono una sfida ai suoi avversari. Potente anche nei simboli, non fosse altro che per la forza irradiata dalla statuaria figura di Marine Le Pen che, con la sua apertura di braccia di almeno due metri, sa bene interpretare la forza delle figure femminili europee come Jeanne d’Arc e la Marianna francese, in un’Opa, anche questa, sulla leadership femminile nel dopo Merkel.

Ma proprio perché così significativa l’occasione, il discorso pronunciato, e stavolta non fatto a braccio, ci ha offerto anche la misura del punto esatto in cui si trova il leader della Lega. Chi sono dunque oggi i punti deboli di Salvini? Chi i nemici che più teme?

Il primo timore, sopra ogni altro, il primo che nomina nel discorso, è: essere definito di estrema destra, fascista. Ambizione curiosa quanto ridicola. Mentre è schierato sul palco con il biondo ossigenato, estremista olandese Geert Wilders, con Joerg Meuthen dei Tedeschi di Afd, con la vigorosa Le Pen, sentite l’incipit del comizio: “Qui non ci sono estremisti, razzisti, fascisti. L’Italia è divisa in chi pensa a lavorare, e chi fa il processo ai fantasmi del passato”. E nega, continua a negare:”Qui non c’è l’ultradestra, ma il buonsenso”.

Quel buonsenso di cui l’eroe è, a suo parere, non sorprendentemente, Giovanni Paolo II cui dedica un lungo ritratto versione sovranista: “Lui non parlava di Turchia  in Europa, perché la Turchia non sarà mai in Europa”.

Citazione funzionale a farci capire qual è l’altro timore di Salvini, e non si tratta di un leader politico. Papa Giovanni Paolo II apre una lunga pagina religiosa, densa di una lunga lista di Papi e Santi, di preghiere e dediche – che, insieme al Rosario, colora l’intero mood del comizio, e che porta a una conclusione sicura: ma quanto rode a Salvini l’opposizione di Papa Bergoglio?

Il nome del Santo Padre non viene mai fatto ma è stampato indirettamente in tutte le citazioni. Matteo parla del cardinale africano Robert Sarah perché invita ad aiutare i migranti a casa loro –  Sarah sostiene che l’idolatria per la libertà dell’Occidente e il fondamentalismo islamico sono come due bestie dell’Apocalisse, simili a Nazismo e comunisti (nda) -;  fornisce la lista dei santi protettori della Lega  – San Benedetto, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina, i SS Cirillo e  Metodio, e Santa Teresa della Croce – che sono ben 6 e non includono appunto Francesco, che è invece anche il santo protettore dei 5stelle; arruola per la guerra religiosa Oriana Fallaci, “madre fondatrice dell’Europa che sta nascendo”. Ma soprattutto cita Papa Ratzinger, per due volte, per la sua idea di Europa e quella della politica.

Certo, quel Papa Ratzinger è ormai la bandiera del mondo conservatore e estremista di destra (ebbene si, Salvini) che indica in Bergoglio un leader politico che si oppone al progetto sovranista.  Ma è solo per questo che il leader della Lega insiste così tanto contro Bergoglio?

Il Papa è diventato in verità per Salvini un avversario temibile, anche sul piano personale. Bergoglio sta dimostrando sul campo, cioè con gesti reali, profondi, cosa è l’impegno umanitario. Compie gesti con cui fa tornare persone coloro che nella retorica del Salvinismo sono solo etichette, Rom, zingari, clandestini, immigrati, africani da non far sbarcare. Quella del Papa è insomma una scelta che lavora sulla percezione di Salvini, come uomo prima ancora che politico.

E a cui Salvini risponde appunto in termini di reputazione. “Stiamo salvando persone, non è vero che la nostra politica le respinge. Andate domani a Messa e ditelo”, invita i suoi, battendo sul cuore la mano che stringe un rosario. “Mi affido a voi perché voi sapete che oggi siamo sotto attacco da parte di tutti i media”.

E che il rischio sia reale lo sottolinea: “Quando mi dicono ‘vai piano, non sfidare la mafia, la camorra’ e più vado avanti”. Con quell’evocato martirio, che fa da promessa: “Per voi, l’Italia, e per i miei figli, sono pronto a dare la mia vita”.

Insomma il Salvini che si presenta ai suoi a chiusura della campagna elettorale si presenta come un uomo sotto attacco, non un dominatore strafottente. E’ un Salvini emozionato che cerca il bagno di folla alla fine. Alla fine mi viene in mente una domanda: ma vuoi vedere che le critiche di fascismo, disumanità, crudeltà, stiano avendo un effetto?

A meno che, e lo metto in conto, anche questa domanda non sia il prodotto dell’ennesima illusione ottica creata dal maghetto Morisi e dalla la sua macchina delle meraviglie, insisto: “Vuoi vedere che il Salvini uomo non è più sicuro di essere così benvoluto?”

 

Fonte: Sardegna Soprattutto


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