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CTM al Capolinea? [di Francesco Sechi]

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Era il 24 maggio del 2010 quando 40 autobus nuovi di zecca e con lo stemma del CTM facevano bella mostra di sé al porto di Cagliari per la gioia del Sindaco Emilio Floris, del Presidente e del Direttore del CTM Giovanni Corona e di Ezio Castagna.

Quaranta autobus, primi di una flotta di 170 autobus che si sarebbe completata nel giro dei mesi successivi e che sanciva il momento che più di ogni altro ha segnato l’apice della crescita dell’azienda dopo un lungo periodo di risanamento che l’ha fatta risorgere dalle ceneri della vecchia ACT collocando Cagliari al secondo posto tra le città medio piccole per la qualità del servizio offerto (rapporto Isfort).

Senza alcun timore e con grande fiducia si attendeva la scadenza, ora prossima, del 3 dicembre 2019, data entro la quale la Commissione Europea aveva fissato, attraverso il regolamento CE 1307/2007, il limite entro cui tutti i servizi di trasporto in Europa dovranno essere affidati mediante gara ad evidenza pubblica superando il regime delle concessioni dirette sulle quali per decenni hanno vissuto le aziende di trasporto incluso il CTM e l’ARST.

Una svolta epocale, molto complessa da gestire, che aveva fatto ritenere doveroso concedere un periodo transitorio di 10 anni entro cui gli enti affidatari dei servizi (da noi la Regione Sardegna) potessero impostare il nuovo corso.

Ma che problema poteva avere il CTM a concorrere ad una eventuale gara con i mezzi e le strutture di cui era dotata e i bilanci sempre in attivo? Questa scadenza appariva molto lontana, tanto lontana che la politica l’ha pressoché ignorata.

Ma il tempo è trascorso inesorabilmente come testimoniano gli autobus acquistati nel 2010 che oggi non fanno più bella mostra di sé visti gli acciacchi che negli anni hanno accumulato, e già si vedono comparire anche nelle linee più importanti come la linea M, degli autobus più vecchi in sostituzione di qualcuno della flotta del 2010 probabilmente ricoverato per manutenzione straordinaria. Ma ora alla scadenza mancano pochi mesi e lo scenario prima veniva guardato con fiducia ora terrorizza.

La proprietà del CTM (Città Metropolitana, Comune di Cagliari, e comune di Quartu) sembra avere totalmente abbandonato l’azienda, dopo la sostituzione del management che aveva risollevato le sorti dell’azienda. Ha spalancato le porte ad ARST per la realizzazione del progetto di rete tranviaria nel cuore dei servizi del CTM. Ha smantellato il sistema di preferenziamento semaforico per gli autobus in favore delle rotatorie; sottratti 6 milioni di utili; ignorato totalmente l’approssimarsi della scadenza del dicembre 2019.

Ha lasciato così l’azienda in balia delle decisioni (o delle non decisioni) della Regione che, non trasferendo alla Città Metropolitana le proprie competenze in materia di Trasporto Pubblico Locale, ha di fatto escluso la possibilità di affidamento diretto ad una azienda in house (quale CTM nei confronti di CM, Comune di Cagliari e Comune di Quartu ma non della Regione) entro un anno prima della scadenza, ovvero lo scorso mese di dicembre.

E allora si arriverà alla scadenza del 2019 ove qualsiasi tentativo di correggere il tiro spalancherà le porte ai ricorsi da parte di tutte quelle aziende che attendono con ansia il momento di appropriarsi del mercato locale, dove, come evidenziato dai bilanci del CTM, si possano fare utili anche fino a 12 milioni. Siamo giunti al capolinea del CTM?

*Ingegnere trasportista

Fonte: Sardegna Soprattutto


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