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Il carcere e le promesse mancate [di Maria Antonietta Mongiu]

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L’Unione Sarda 14 maggio 2019. La città in pillole. Sono passati quattro anni dal 21 marzo 2015 quando nelle Giornate FAI di Primavera fu aperto il Carcere di Buoncammino, quattro mesi dopo il trasferimento dei detenuti, che, con l’apertura per Sant’Efisio, accolse 43.000 visitatori. Un record per un percorso museale elaborato a costo zero, sull’esempio di luoghi simili diventati musei di sé stessi.

L’ apertura vide le massime autorità promettere un progetto di recupero da attuare col coinvolgimento dei detenuti, dall’ordinamento dell’Archivio alla manutenzione del complesso fino alla gestione del futuro Museo storico. Entusiasmo per un progetto sociale che restituisse alla comunità uno dei più prestigiosi manufatti architettonici e, insieme, reinserisse nella stessa i detenuti: una concreta sintesi degli artt. 27 e 9 della Costituzione.

Aldilà dei suggestivi slogan, non è successo niente. Intanto altri contenitori storici in città sono diventati, non diversamente, mute e vuote sentinelle dell’impotenza operativa. L’ex Carcere continua, sempre più solitario, a dominare il colle San Lorenzo col vicino Anfiteatro, negato pure esso alla fruizione, con una sublime chiesa romanica e con caserme di raffinata architettura.

In quella solitudine si coglie tuttavia il profondo respiro di un paesaggio ben più antico delle contermini cave romane, abitato da capanne preistoriche e da domus de janas, visibili nella salita da Piazza D’Armi e in Via Is Maglias, dove G. Spano nel 1861 rinvenne lame e punte di freccia in ossidiana e frammenti di pissidi della Cultura Ozieri che con i reperti del Monte della Pace afferivano ad un vasto e stratificato insediamento.

 La necropoli eneolitica, rinvenuta da A. Taramelli nel Monte Claro, dei Cistercensi nel medioevo da cui il nome dell’omonima cultura e del manicomio, e gli scavi di G. Lilliu e di E. Atzeni nelle Vie Trentino e Basilicata, riferiscono di ulteriori abitati di cui, per millenni, il colle San Lorenzo fu baricentro.

Al paesaggio preistorico seguiranno abitati e sepolture punici e romani, latomie e cave che dall’alto medioevo diventeranno habitat rupestri, rifugi nel conflitto mondiale e povere abitazioni nel secondo dopoguerra. Nel pianoro denso di memorie, Cagliari nel 1859, in tempi di grandi progetti, inaugurò il nucleo delle “Carceri succursali di cui fu direttore Domenico De Sica, nonno di Vittorio.

Quante narrazioni quel luogo potrebbe contenere se solo si avesse capacità di visione e di operabilità oltrepassando slogan più o meno suggestivi.

 

Fonte: Sardegna Soprattutto


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