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Sinistra. Gioia gaudio e tripudio! Buone nuove dal Consiglio regionale!

Amsicora

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La domenica, a passeggio nelle vie del centro, mi capita spesso d’incontrare vecchi compagni e compagne. Preferirei scansarli, non per questioni personali (mi son sempre graditi e cari), ma per ragioni politiche. Son sempre scazzati e nervosi, e - non so perché - scaricano su di me le loro frustrazioni. “Hai visto il PD?, vuole sfasciare la Costituzione”; “guarda Pigliaru l’autonomia non sa neanche dove sta di casa”; “Zedda abbandona Cagliari per farsi i fatti suoi“, e via dicendo. Magari dicono sacrosante verità, ma mettono il coltello nella ferita, e io, che la domenica voglio dimenticare, vengo, d’improvviso, costretto a misurarmi con le tristezze della sinistra. Ma ieri sera, chissà perché, i veterani che ho incontrato erano tutti allegri, positivi, speranzosi. Finalmente - ho detto fra me e me - una bella domenica! Niente lamentazioni, nessuno sfogo addolorato e addolorante, nessuna rottura di cabasisi. Chissà, cos’è successo? Eppure i risultati sono lì impietosi a parlarci di una batosta: 100 mila voti in meno, un esercito di elettori passato, armi e bagagli, al nemico o ammutinato, 18 consiglieri in meno, giusto la metà, la regione in mano a Salvini in comunione con Berlusconi, con Solinas a fare il Kissling. E Cagliari? Il bel Massimino si è sfilato la fascia per consegnarla alle destre, bell’affare! E per far che? Starsene nei banchi del Consiglio a girarsi i pollici o a chiacchierare con Agus, lui che amministrava la Capitale di Sardegna!
Eppure c’è euforia a sinistra, non so perché, ma c’è. E - vi devo confessare - non ne capisco la ragione. Che sia per la vittoria del Cagliari sulla Spal? Per la salvezza ormai quasi certa? Non credo, mi salutano felici anche compagne che di calcio non san nulla. C’è dell’altro e la cosa mi dà fastidio e non poco. Beninteso, non l’euforia mi disturba, ma il non capirne la causa. Non è che mi stia sfuggendo qualcosa? Che il mondo della sinistra sarda, per me finora un libro aperto, inizi a presentare delle pagine nascoste. Che io stia perdendo colpi? Che non capisca? Beh - mi dico - è il naturale processo d’invecchiamento. Non lo vogliamo ammettere, ma rincoglionisce, rende meno perspicaci e reattivi. Ma se tutti i vecchi compagni sono allegri, seppure in misura e modo diverso a seconda dell’età e del carattere, qualcosa dev’essere pur accaduto e, non so darmi pace. Io non so o non capisco. Orgoglio o pregiudizio?
E così ieri a passeggio salutavo elargendo ad ogni compagno o compagna una battuta, mostrandomi anch’io di buon umore poitico, ma senza avere il coraggio di mettere a nudo la mia inconsapevolezza: non sapevo nulla delle liete notizie della sinistra. Anzi, ero così indietro da pensare ancora alla batosta, da essere ancora di umor nero. Mi frullava per la testa il tabellone di videolina: meno 100 mila voti - 18 seggi - Salvini & B. in sella in viale Trento n. 69.
Come svelare l’arcano? Ci vuole un marchingegno…e , pensa e ripensa, ecco la trovata, la chiave del mistero. Chiamo Peppino, sempre ben informato, e parto da lontano, con indifferenza, come fa chi già sa. Mi siedo su una panchina e metto in atto l’ingegnoso stratagemma. Prendo il telefonino e faccio i numero. “Ohè, ciao, finalmente vedo facce allegre”, dico, fingendo di sapere… E il mio interlocutore: “Si ci sono molti compagni e compagne, che sono convinti che la sinistra sarda sia risorta“. E quello che volevo sentirmi dire, inizio a capire, ma non capisco il perché. “Risorta!?“, azzardo, “mi sembra un po’ troppo”. Non faccio in tempo a finire e Peppino - come un fiume in piena: “sono una manica di rincoglioniti, hanno letto su l’Unione che in Consiglio regionale, Agus e i rotami della fu sinistra hanno intenzione di cosituire un gruppo chiamato “Sinistra” e si sono gasati“. Per così poco? “Pensano sia l’inizio di un nuovo percorso“. E invece? “E invece è l’inizio e della fine o, meglio, il cadavere è già lì, ma deve essere interrato“. “Un funerale, officiato da Agus, corpore praesenti?“, chiedo. E Peppino: “Sì, hai detto bene, non si accorgono d’essere il corpo d’un defunto, d’essere le spoglie della sinistra che fu“.
A questo punto non so se piangere per avere squarciato un mistero inesistente o se se rallegrarmi perché anch’io non credo che ci sia nulla di che rallegrarsi. Ma Pepino non mi molla: “quel minchione di Zedda ha lasciato il timone della Città per andare a fare il rematore nella barchetta del centrosinistra in Consiglio regionale o ancor peggio del manipolo di reduci del gruppo della c.d. Sinistra. Come evacuare una roccaforte, mentre sei assediato dal nemico“. Parole sante, anch’io pensavo e penso così. Niente di cui essere allegri, anzi! E allora perché tante facce gioiose e sorridenti a sinistra? Soddisfazione a fior di pelle. Canti di vittoria. Ah, dimenticavo, a quei compagni/e, dopo tanti tormenti e delusioni, basta poco per essere felici. Quasi nulla, basta essere secondi. Battuti ma non terzì come gli odiati musi gialli! Feice settimana!

Fonte: Democrazia Oggi


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