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Verona, il Congresso omofobo spaventa pure Salvini

Salvini col suo protagonismo rischia di fare autogol. Cavalcare il mito della famiglia tradizionale in un mondo che, accanto a quella, ne conosce molte altre e diverse, finisce per ridurre anziché ampliare il consenso. Un boomerang, in controtendenza rispetto a quanto Salvini ha fatto e ha detto finora. Non a caso, abilmente il M5S apre una polemica per rimarcare la diversità di vedute e accentuare l’immagine di una Lega antiquata e rozza. Ecco perché il vicepremier leghista tira le briglia dei camerati oltranzisti: «Le conquiste sociali non si toccano». Ma non riesce a scrollarsi di dosso quell’aurea passatista che promana da questo congresso di nostalgici. Sul palco il vescovo scaligero, mons. Zenti, si scaglia contro le «parate omosessuali». Altri se la prendono con le convivenze “irregolari”. Roba da crociaate d’altri tempi, che oggi neanche la Chiesa di Bergoglio approva.  Nella città blindata, ieri migliaia di persone hanno sfilato nella contromanifestazione della società reale.

Palazzo della gran guardia

(Verona, il Palazzo della Gran Guardia che ospita il XIII World congress of families)

Gilda Maussieri Il Manifesto del 30.3.2019

Quando di prima mattina Piazza Bra si riempie di un’umanità varia e a suo modo molto sofferente che si accinge a prendere parte al XIII World congress of families trascinandosi dietro tutto il folklore e la paccottiglia tipica dell’integralismo religioso, dai feti di plastica da usare come ciondoli alle madonne in legno da pregare per «scacciare satana dal corpo degli omosessuali», l’abisso che separa il dentro e il fuori del palazzo della Gran Guardia diventa eclatante. Nella città reale, le strade vanno via via riempiendosi di donne e uomini di ogni età ed orientamento sessuale provenienti da tutto il mondo per prendere parte alla contromanifestazione di oggi organizzata dai movimenti transfemministi , e dire che il nastro dell’evoluzione sociale non si riavvolge, che sui diritti indietro non si torna.
IL “LABORATORIO” Verona mostrava ieri così, in tutta la sua evidenza, la distanza tra il raduno di oltranzisti di ultradestra – ben foraggiati da oligarchi e fondi che naturalmente rimangono top secret – nostalgici del cristianesimo delle origini ma perfettamente sovrapponibili all’islamismo radicale del sultano del Brunei, e la società italiana ed europea reale. Tanto evidente, il gap stellare, che la stessa Lega ha dovuto tirare le briglia ai camerati (sia quelli in abiti talari che borghesi) temendo che il raduno potesse trasformarsi in un atto di guerra alla libertà delle donne e degli omosessuali che va stretto soprattutto al nord del mondo.
È una «polemica costruita sul nulla dalla sinistra – ha affermato Matteo Salvini, atteso per oggi sul palco del Wcf insieme al ministro della Famiglia Lorenzo Fontana e a quello dell’Istruzione Marco Bussetti – Le conquiste sociali non si toccano, non si discute sulla revisione dell’aborto o del divorzio, della libertà di scelta per donne e uomini. Si ragiona su come aiutare le famiglie italiane: mamme e papà, coi bimbi e coi nonni». E anche il governatore del Veneto Luca Zaia, intervenendo in apertura del Congresso, ha ammonito gli astanti: «Gli estremismi non ci portano da nessuna parte. La Regione Veneto è aperta alle idee di tutti, con un principio: la tua libertà finisce nel momento in cui inizia la mia, e nel rispetto di tutti. Da eterosessuale convinto – ha concluso lasciando sbigottito più di qualcuno, in platea – mi auguro che qui si possa chiarire una volta per tutte che l’omofobia è una patologia, e non un’idea da considerare sana».
IL SEGNALE deve essere arrivato forte e chiaro dal governo – anche se il logo di Palazzo Chigi compare ancora, malgrado il patrocinio sia stato ritirato, sui cartelloni degli sponsor – tanto che lo stesso Jacopo Coghe, uno degli organizzatori del Congresso ha dovuto ammettere: «Siamo contro l’aborto ma la legge 194 è una legge dello Stato e ne prendiamo atto». Una ritirata? Niente affatto: come è sempre stato nel nostro Paese da 41 anni, da quando esiste la legge che ha ridotto le morti per aborto clandestino, l’ultradestra cattolica cerca sempre nuove strade per ritornare al controllo dei corpi. «Detto questo siamo assolutamente contrari all’utero in affitto», aggiunge infatti Coghe forse non sapendo che l’unica legge che potrebbe aprire la strada alla maternità surrogata è quella depositata in Senato da Maurizio Gasparri che contiene l’adottabilità del feto delle donne che vogliono abortire.
MA MENTRE LA LEGA prendeva le distanze, qualcuno nel M5S rompeva l’ordine di scuderia impartito da Di Maio di tenersi alla larga da un consesso dove – tanto per fare un esempio – il vescovo scaligero Giuseppe Zenti che ha aperto i lavori, per negare la propria cultura omofobica, è ricorso alla più triste delle difese: «Noi rispettiamo tutte le persone, gli omosessuali abbiano però la dignità di non fare parate». E dove – per farne un altro esempio – il leader del Family day Massimo Gandolfini ha parlato dell’aborto come omicidio: «In Italia, dal 1978 a oggi, sono stati uccisi sei milioni di bambini e ne sono stati salvati 200mila. Li ha salvati ad esempio il Movimento per la vita. Ecco, lo Stato ha tradito se stesso».
Ebbene, sul palco del Wcf a sorpresa è salita la senatrice pentastellata Tiziana Drago, secondo la quale nel M5S «ci sono anche senatori e deputatiche hanno apertura verso la famiglia tradizionale. Nel contratto di governo – ha aggiunto – non ci sono i temi etici perché sono temi divisivi tra le due forze, ma ciò non toglie che si possano trovare punti di incontro». Un intervento che naturalmente ha creato malumori nel Movimento anche se la ministra Giulia Grillo ha escluso possibili provvedimenti disciplinari nei confronti di Drago. «Non si tratta di difendere la famiglia – ha spiegato la ministra della Salute – bisogna stare attenti a non discriminare, a non ghettizzare e non creare stereotipi che negli anni si è cercato di abbattere perché è un progresso per tutti e non un’involuzione».

Fonte: Democrazia Oggi


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