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Zedda continua nella sua ricostruzione della sinistra, consegnando le chiavi di Cagliari …al centrodestra

A.P.

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(Bei ricordi)

Massimo Zedda si è dimesso da sindaco di Cagliari, ha deciso di guidare l’opposizione del centrosinistra in Consiglio regionale. Dopo la pesante sconfitta alle elezioni del 24 febbraio, camuffata come vittoria o piccola flessione, ora si sfila la fascia tricolore per consegnarla con tutta probabilità ad un uoomo o donna del centrodestra.
Si può trovare nelle scelte di Zedda una razionalità? Se sì, è tutta interna all’oligarchia del centrosinistra e alle convenienze dello stesso Zedda. La considerazione della volontà dei cagliaritani, l’interesse della città in queste decisioni, per quanto li si ricerchi, sono del tutto assenti. Non che un sindaco non possa dimettersi o candidarsi altrove, ma le valutazioni devono contemplare solo l’interesse generale insito nelle diverse opzioni e il rispetto del voto dei cittadini. Non deve invece rispondere a tattiche o logiche di gruppo. E qui solo di convenienze di consoorterie si parla, perfino nell’annuncio formale delle dimissioni: “Il sindaco Massimo Zedda ha protocollato in data odierna le proprie dimissioni dalla carica di primo cittadino, a seguito del risultato delle recenti elezioni regionali e della decisione di svolgere il ruolo di consigliere di opposizione”. D’accordo, ma quale è l’interesse di Cagliari in questa decisione e quale quello dell’elettorato che ha per due volte dato a Zedda il mandato a governare la città? Il sindaco abbozza una giustificazione “pubblicistica”, dicendo che “la scelta di dimettersi prima della proclamazione degli eletti in Consiglio regionale è legata anche al fatto di permettere ‘alle cittadine e ai cittadini di scegliere, nel più breve tempo possibile e democraticamente, chi guiderà la nostra città‘”. Encomiabile preoccupazione, ma il mandato dei cittadini non contemplava questa anticipazione nè la opzione del Sindaco per un  altro incarico, al tempo delle elezioni neppure prevedibile.
Ora verrà nominato un commissario che porterà il Comune alle elezioni, probabilmente il 26 maggio insieme alle Europee, oppure entro giugno.
Senza calcare la mano e facendo gli opportuni scongiuri, si può ben dire che il centrosinistra continua a fare scelte secondo convenienze del proprio apparato e senza tenere in alcun conto le esigenze dell’elettorato, fattori, questi, che hanno determinato il crollo di quest’area. Una china non correggibile se non con un ritorno ad una politica nell’interesse dei ceti popolari. Molti lo sperano, pensando ad un momentaneo appannamento del centrosinistra, ma per invertire la rotta occorrerebbe un drastico mutamento di linea politica. Tornare ad occuparsi dei problemi delle periferie, non solo dei salotti buoni del centro. Ridare fiato alla vita culturale della città, non solo agli amichetti che ti fanno la campagna elettorale. Dare vita ad un’amministrazione partecipata sul modello delle più avanzate esperienze del bilancio partecipato (sperimentato la prima volta a P: Allegre) e del dibattito pubblico francese. La “politica dei giardinetti” la fece anche l’Avv. Mariano Delogu, ch’era espressione della destra cittadina, non poteva far di più sul piano della politica culturale e partecipativa perché questa è farina del sacco della sinistra, proprio quella che è mancata nelle due sindacature di Massimo Zedda ora al termine.

Fonte: Democrazia Oggi


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