Cagliari

La Nuova Sardegna 14 marzo 2019. La campagna elettorale per le regionali si è appena conclusa e ora si è aperta quella per le amministrative di 29 comuni, mentre per le europee non è ancora entrata nel vivo. Tra questi comuni vi sono quelli di Cagliari e Sassari. E se per quest’ultimo si tratta della scadenza naturale, per Cagliari, invece, è dovuta alle dimissioni del sindaco che ha scelto di occupare un seggio nel consiglio regionale.

Che il potere municipale si sia concentrato nelle mani di una sola persona, è insito nell’elezione diretta del sindaco, al quale peraltro sono stati attribuiti ampi poteri di nomina e revoca di assessori, dirigenti e rappresentanti vari nei diversi enti strumentali, ma quel che appare oggi con più chiarezza rispetto al passato è che, in caso di dimissioni del sindaco, non sia possibile portare a compimento il programma per il quale il consiglio comunale è stato eletto.

Per la verità, le norme consentirebbero il proseguo del mandato amministrativo, a condizione però che il sindaco accetti di decadere. In merito, credo che sia giunto il tempo di fare bilanci sugli effetti della concentrazione dei poteri che è partita dai comuni, ma che si è estesa ai diversi livelli di governo. Concentrazione che recentemente ha condotto una collettività a considerare salvifica la discesa in campo dell’ex-sindaco di Cagliari.

Il giudizio su che cosa lascino in eredità le attuali amministrazioni lo esprimeranno gli elettori, penso però che sia necessario fare un preambolo: in Italia i tempi di ideazione, progettazione e acquisizione dei finanziamenti sono molto lunghi, e ancor più lunghi sono quelli della realizzazione. Ciò significa che difficilmente si conclude un iter – qualunque sia il tipo di opera – all’interno del singolo mandato amministrativo, men che meno se questo viene forzosamente quasi dimezzato. Ma significa anche che chi viene dopo utilizza e mette in pratica quel che è stato “seminato” precedentemente.

Vale in particolare per le opere viarie, i parcheggi sotterranei, la riqualificazione di manufatti pubblici, i piani di sostenibilità urbana, e così via. Ad esempio, l’attuale amministrazione di Sassari ha avuto in eredità le piste ciclabili che, nonostante siano state attuate malamente, costituiscono comunque un segno di civiltà. Nel contempo, lascerà in eredità ad altri gli importanti impegni finanziari per riqualificare l’ex-carcere di San Sebastiano, i cui effetti concreti si potranno vedere solo nei prossimi anni.

Questa amministrazione, dunque, non poteva fare meglio di quel che ha fatto? Direi di sì, poteva, ad esempio, lanciare un concorso internazionale di idee per decidere il futuro di questo importante manufatto, ottenendo un duplice risultato: costruire con i cittadini un’idea di città futura, a partire da una delle sue aree più importanti; portare al centro della scena internazionale una città piccola e marginale qual è Sassari.

Invece, si è assistito a un’inerzia sconfortante su questo e su tanti altri aspetti della città, non ultimo quello sulla mobilità sostenibile che noiosamente richiamo per l’ennesima volta, nel silenzio “assordante” dei nostri amministratori.

Che cosa dovremmo chiedere ai futuri amministratori? Nessun cedimento verso la rendita parassitaria, a favore della quale già si sono schierati non inattesi paladini, bensì l’avvio di un organico processo di sostenibilità urbana che non può essere licenziato con una manciata di piste ciclabili, anche se va riconosciuto che quelle di Cagliari sono più panoramiche e funzionali di quelle di Sassari.

Mi riferisco all’adozione di piani e regolamenti che dicano con chiarezza Stop al consumo di suolo e privilegino la bioedilizia, il risparmio energetico degli edifici e l’utilizzo, su piccola scala urbana, di energie pulite e rinnovabili. E mi riferisco anche al fatto che è diventato urgente spostare l’attenzione dai luoghi dove prevale l’intrattenimento, a quelli dove la vita urbana è più faticosa: le periferie vecchie o nuove che siano, centro storico compreso.

Fonte: Sardegna Soprattutto







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