Massimo Zedda (foto Vistanet)

 

Sinceramente, non capisco perché l’ormai ex sindaco di Cagliari Massimo Zedda abbia voluto a tutti i costi portare la sua amministrazione ad elezioni anticipate: ormai è quasi certo che nel capoluogo si andrà al voto il prossimo 26 maggio o comunque prima dell’estate.

L’ipotesi di una reggenza capace di traghettare il Comune fino al 2020 sarebbe stata più saggia sotto tanti punti di vista (e fra poco li esamineremo). Zedda però ha deciso di far precipitare la situazione, mettendo in difficoltà tutti gli schieramenti ad eccezione del centrodestra, vittorioso alle recenti regionali.

Perché lo ha fatto? Evidentemente perché è convinto di dare al suo centrosinistra più chance di vittoria tornando alle urne tra 76 giorni che non fra dodici mesi. Eppure alle regionali a Cagliari Zedda ha preso appena il 4 per cento in più rispetto a Christian Solinas: un risultato modesto, che avrebbe meritato un’analisi più disincantata e che invece è stato spacciato per grande vittoria.

Un’altra ipotesi è che Zedda non sia riuscito a governare questo suo passaggio da un capo all’altro di via Roma, e alla fine ha deciso che i pretendenti alla carica di sindaco si dovessero scannare fra di loro. Benché da mesi stesse pensando di tornare in Regione, Zedda non ha infatti lavorato seriamente ad una ipotesi di una successione.

Un errore che rischia di rivelarsi fatale, perché alle comunali Zedda si gioca molto del suo prestigio e della sua autorevolezza politica. I cagliaritani saranno infatti inevitabilmente chiamati a dare un giudizio sui suoi otto anni di governo. Continuità o discontinuità? Questo sarà il tema portante della campagna elettorale, non ce ne saranno altri. E se il centrosinistra non vince, la colpa sarà soprattutto di Zedda (esattamente come Luciano Uras ha detto a Fordongianus che se Zedda non ha vinto alle regionali è stato per colpa di Francesco Pigliaru).

Ecco perché io penso che l’ex sindaco e il suo schieramento pagheranno amaramente questa scelta di far tornare i cagliaritani subito alle urne.

Temporeggiare sarebbe servito a tre cose.

La prima: provare a chiudere alcune partite fondamentali che avrebbero potuto così costituire una solida base programmatica da presentare agli elettori. Invece ora con quali carte in mano si presenterà il centrosinistra cagliaritano? Qualcuno può cortesemente indicare su quali successi conseguiti da questa amministrazione, soprattutto in questo suo brevissimo secondo mandato, si potrà basare la prossima campagna elettorale?

La seconda: trovare un candidato credibile. Come analizzato da Casteddu on Line[1], dei quattordici tra assessori e consiglieri di maggioranza che a Cagliari si sono presentati alle ultime regionali, nessuno è stato premiato dal voto. Nessuno. Segno che il candidato sindaco del centrosinistra non siede nei banchi di palazzo Bacaredda. Il centrosinistra avrebbe avuto bisogno di più tempo per trovare una figura nuova o quanto meno più credibile di quelle coinvolte da Zedda nella sua esperienza amministrativa. Invece i nomi che circolano sono solo di assessori, e non basteranno le primarie a dare loro quella autorevolezza necessaria a presentarsi al voto con le carte in regola.

La terza: costruire una alleanza più ampia. Mi ha colpito molto l’apertura di ieri di Zedda ai 5 Stelle. Ma sarebbe bastato fare due telefonate per capire che le dichiarazioni di Di Maio su possibili alleanze a livello locale al momento sono solo a livello di ipotesi e nulla più. Non solo: anche il mondo indipendentista e di sinistra (a cui il centrosinistra dice sempre di guardare), dopo la disfatta del 24 febbraio, avrebbe avuto bisogno di più tempo per riorganizzarsi.

Dunque, la prima decisione di Massimo Zedda da leader riconosciuto del centrosinistra sardo a me sembra tragicamente sbagliata e aprirà le porte per il ritorno in grande stile della destra al governo della città capoluogo.

Ma saranno come sempre le urne a dirci la verità.

 

References

  1. ^ Casteddu on Line (www.castedduonline.it)

Fonte: Vito Biolchini







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