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Ragazzi ubriachi convocati in Questura: Furia rossa e Asce contestano

Ragazzi ubriachi convocati in Questura: Furia rossa e Asce contestano
Nuova polemica dopo la vicenda verificatasi a Oristano in occasione della Sartiglia

Riceviamo e pubblichiamo

Durante i tre giorni della Sartiglia, undici ragazzini (su migliaia presenti) sono andati in ospedale per cure mediche dovute all’eccesso di alcool. Secondo quanto si apprende dalla stampa, sembra comunque non esserci stato alcun caso grave di intossicazione.

Si tratta in fondo di una situazione normale. Naturalmente sarebbe meglio che nessuno finisse in ospedale per questi motivi; che, nell’ottica dell’autodeterminazione individuale, ognuno fosse in grado di autoregolarsi, e certamente sarebbe meglio che questa non fosse normalità, ma da che mondo è mondo durante i grandi eventi carnevaleschi giovani e meno giovani usano ritrovarsi a bere.

Non è normale invece il fatto che in uno Stato di diritto il Questore di Oristano abbia inviato i suoi uomini in ospedale a chiedere nomi e cognomi dei ragazzi che sono andati a curarsi, al fine di convocarli insieme ai genitori in questura. Siamo arrivati al punto in cui un questore si sente in diritto di poter fare la paternale a qualche ragazzino che si sbronza, o addirittura ai suoi genitori, come se il problema dell’abuso di alcool tra i giovani fosse un problema realmente delegabile alla polizia di stato.

Se si verificano situazioni problematiche e rischiose per la salute dei singoli, legate ad abuso di alcol fra i minorenni, non si può pensare che se ne occupino gli apparati della repressione giudiziaria e del controllo sociale: la criminalizzazione non fa che aggravare i problemi, spingendo i comportamenti a rischio verso un cono d’ombra fuori da quella cornice educativa di comunità che più è indicata per una loro corretta gestione, spesso contribuendo ad esacerbare situazioni altrimenti perfettamente ordinarie e gestibili.

In uno stato di diritto, i compiti della Polizia di stato sono quelli di eseguire le indagini agli ordini della magistratura, di garantire l’ordine pubblico e di prevenire la commissione di reati: certamente non è previsto alcun ruolo educativo o paternalistico. Ci troviamo invece di fronte a una continua confusione sui ruoli istituzionali e sociali, frutto di un processo iniziato troppi anni fa e che, nella sua costante intensificazione, giunge oggi a prospettare scenari incompatibili con il rispetto dell’autonomia individuale e familiare alla base di una sana convivenza civile, sostituendolo con la mera minaccia della repressione poliziesca.

Riteniamo che, persino in una cittadina tranquilla come Oristano, la Questura abbia di meglio da fare che occuparsi di un pugno di giovani che hanno imparato a proprie spese la pericolosità di un uso incontrollato degli alcolici. Se così non fosse, allora sarebbe davvero il caso di chiedersi se non sia il caso di rimodulare le risorse pubbliche sul territorio e destinarle ad altri servizi più carenti, considerando le attuali ristrettezze dei bilanci pubblici.

Ricordiamo alle persone coinvolte che una convocazione in Questura slegata da indagini o notizie di reato rimane un atto informale, per il quale non sussiste alcun obbligo di risposta, e ci mettiamo a disposizione, anche per chi si dovesse ritrovare coinvolto in casi simili in futuro, per fornire supporto e aiuto.

Collettivo Furia Rossa – Oristano
ASCE Associazione Sarda Contro l’Emarginazione

Giovedì, 14 marzo 2019

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Fonte: Link Oristano


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