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Lavorava per Obama e Bush, ora ci spiega l’America a stelle e strisce e ci insegna l’inglese

Lavorava per Obama, ora gestisce una scuola d’inglese a Oristano
Ky Sisco: “Oristano deve puntare sui giovani, saranno la sua fortuna”

Ky Sisco

A soli 4 anni si immaginava nello Studio Ovale della Casa Bianca, a 14 ha gestito la sua prima campagna elettorale per un sindaco locale, poi l’amore l’ha portato a Oristano, dove ha aperto una scuola di inglese. Ky Sisco ha 38 anni, e ha ancora grandi ambizioni, proprio come quando era un bambino. Non è diventato presidente, ma ha lavorato per due di loro: Bush e Obama.

Laureato in Scienze Politiche all’Università dell’Oregon, si è specializzato nella più antica scuola di Affari Pubblici di tutti gli Stati Uniti, la Maxwell School of Citizenship and Public Affair.

Dopo la specializzazione ha iniziato a lavorare a Washington per il governo (durante il mandato di George W. Bush), come consulente, dove si occupava di mediare tra gli Stati Uniti e l’America Latina.

Nel 2008, dopo la vincita di Obama alle elezioni, Ky viene assunto al Dipartimento di Stato per gli Affari Esteri. “Sì, mi è capitato di incontrare il presidente. È davvero una persona tranquilla”, racconta.

“Lì ho lavorato molto col Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America. Erano gli anni dei problemi con l’Africa e me ne sono occupato tanto, ma non stavo bene. Sono una persona pacifista, vengo da una famiglia di cristiani quaccheri e da noi viene sempre predicata la pace, ma i miei colleghi, bé sai…gli americani. Io sono per il dialogo sempre, ma molti di noi preferiscono la guerra”.

Dopo l’esperienza a Whashington, Ky decide di tornare a Portland, suo paese natale, per un piccolo periodo. Là incontra Alessandra, di Oristano. Specializzanda in Oncologia a Bologna che si trovava negli Stati Uniti per un progetto di ricerca.

“Quando lei è tornata a Bologna, ho preso un anno di pausa dal lavoro e ho deciso di seguirla. Intanto è arrivato anche Giacomo, il nostro primo figlio e per un po’, mentre lei finiva la specializzazione, mi sono dedicato totalmente a lui. Ma la mia idea è sempre stata quella di tornare negli Stati Uniti”.

“Alessandra non tornava a Oristano da 8 anni, voleva tornare a casa. Voi sardi siete incredibilmente attaccati alla vostra terra, ogni tanto fingete che non sia così, ma in realtà la Sardegna per voi è sempre casa”.

“All’inizio non pensavamo di restare tanto, poi succedeva sempre qualcosa che ci impediva di partire. Il primo inverno è stato schoccante, venivo da realtà molto più grandi e diverse e qui la sera era tutto vuoto, nessuno usciva per i bar, era quasi spaventoso. Credo che ora la situazione sia molto migliorata, trovo che Oristano sia una città molto più attiva”.

Abbandonata l’idea di una ripartenza a breve, Ky inizia a lavorare come professore in una scuola di inglese. “Non ero d’accordo con il loro metodo di insegnamento, troppo improntato sulla grammatica, troppo scolastico. Per me è fondamentale che la lingua si parli, non solo che si studi sui libri”.

Così decide di crearsi un’attività tutta sua, apre la partita Iva e affitta una mansarda in via Dritta, dove organizza degli aperitivi durante i quali si parla solo inglese. Riesce a trovare la ricetta perfetta che gli permette di ingrandirsi e creare la sua propria scuola.

“Molti ragazzi volevano imparare l’inglese per andar via. Nel 2013 l’Australia era una delle mete più gettonate. Mi ricordo che uno mi disse che voleva imparare l’inglese per andare a guardare le pecore in Australia. Sembrava il colmo! Mi chiesi perché, all’inizio proprio non riuscivo a capirlo. Questi ragazzi mi ricordavano le migrazioni del 1920, però qui non c’erano solo motivi economici a spingere i giovani ad andar via, era più un senso di ricerca del “sogno americano”, di cambiare la propria vita personale”.

“Oristano è davvero fortunata, ma credo che ancora non se ne sia resa conto. Io ho incontrato tantissimi giovani intelligenti, preparati anche scolasticamente, laureati e specializzati. Queste persone sono una risorsa, se loro vanno via Oristano è destinata morire”.

“Negli Usa in un paese di 35 mila persone non trovi tutta questa vivacità intellettuale, tutta questa intelligenza, non a questi livelli almeno. Oristano deve puntare su di loro perché possono davvero aiutare questa comunità a migliorarsi e crescere. Bisogna aiutarli, bisogna dargli le risorse per poter operare e migliorare la comunità”.

“La scusa che Oristano è una città troppo piccola non regge. Anche Portland lo era, solo grazie a chi ha investito, chi ci ha creduto è diventata una grande città”.

“È la mentalità che è sbagliata: si pensa che i giovani siano sempre troppo giovani per occuparsi delle cose importanti, che debbano sempre aspettare e aspettare. Ma loro invece vogliono fare. Se qualcuno avesse detto a Mark Zuckerberg e a Steve Jobs che erano troppo giovani, non sarebbero quello che sono. Credere in loro è la soluzione, non bloccarli, ma sostenerli”.

“Se voglio ancora diventare presidente? Ovviamente si”, ride. “Penso davvero che il mio futuro sia nella politica statunitense”.

Mercoledì, 10 luglio 2019

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Fonte: Link Oristano


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