La povertà a Cagliari arriva ovunque, e per avere qualche pacco di pasta e qualche scatola di pelati, o – soprattutto in inverno – qualche abito pesante, c’è chi fa tanti chilometri da questo o quel rione per raggiungere il centro d’ascolto che fa capo alla chiesa di San Francesco. Lì, nei metri quadri dedicati di via Liguria, tre volte alla settimana, di mattina, un team di volontari offre supporto, morale e “solido”, ai tanti, troppi disperati che bussano alla porta. Gabriella Casti, ex maestra elementare, è a capo della “carovana” solidale. La prima volta che ha messo piede nei locali è stata ventidue anni fa: “All’epoca aiutavamo poche famiglie, poi sono aumentate. La crisi è fortissima, arrivano qui dai single over cinquanta ai nuclei familiari composti da trentacinquenni”. Un aiuto, così insegna il Vangelo, non si nega a nessuno: dopo una prima chiacchierata conoscitiva, i volontari iniziano ad agire: “C’è chi deve pagare le bollette, chi l’affitto, chi ha bisogno di vestiti. Doniamo cibo due volte al mese”, spiega la Casti. “La nostra è una solidarietà senza frontiere, accettiamo chiunque si presenti da noi senza limiti territoriali. I sardi sono la maggior parte ma ci sono anche molti stranieri, soprattutto migranti”, afferma, mentre controlla lo schedario con tutti i nomi: “Ci sono famiglie che possono contare su trecento euro al mese, senza includere i disoccupati, loro si arrangiano facendo qualche lavoretto occasionale. Sì, rispetto a ventidue anni fa”, osserva, un po’ sconsolata, la Casti, “la crisi è aumentata moltissimo”.

Fonte: Casteddu on Line







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