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Mamma ostaggio di un ascensore rotto: «Costretta a portare mio figlio sulle spalle»

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Il drammatico racconto di una madre di Porto Torres: «Da settembre aspettiamo che inizino i lavori, ma arrivano soltanto promesse» 

PORTO TORRES. «Ho visto in questi giorni i preventivi per riparare l’ascensore della scuola di Borgona e ora voglio aspettare con “fiducia” che l’amministrazione comunale rispetti la data del 15 febbraio 2019, come mi è stato detto, per vedere l’apparecchio funzionante». A parlare così è la madre del ragazzo della classe terza elementare che ha un tutore ad una gamba e dall’inizio dell’anno scolastico viene portato in spalla dal genitore al primo piano. Una situazione incredibile se rapportata ai mesi trascorsi dalla prima richiesta di intervento - sia da parte della famiglia sia da parte della dirigente scolastica - e anche dopo il sopralluogo svolto dalla commissione consiliare Lavori pubblici negli edifici scolastici cittadini. «Già dallo scorso mese di giugno avevo avvisato del problema alla gamba di mio figlio – aggiunge la signora – e delle difficoltà che sarebbero potute insorgere nel portarlo al piano superiore: a settembre c’era stato un altro tentativo per mettere a posto l’ascensore, però qualcosa non è andata per il verso giusto e sono così trascorsi altri quattro mesi invano».

Il ragazzo doveva fare un intervento alla gamba prima dell’estate, per questo motivo tutti sono stati avvertiti per tempo dai genitori in modo da non trovare sorprese amare al suono della prima campanella. Cosa sia successo all’interno della macchina amministrativa è difficile capirlo, resta solo il fatto di un forte ritardo che è andato a ripercuotersi principalmente sull’alunno. Burocrazia a parte, la vicenda assume contorni grotteschi perché neanche dopo la fine del primo quadrimestre si è trovato il modo di mettere a posto l’apparecchio che permette di salire e scendere dai piani superiori. Nelle società civili bisogna ricordarsi che l’abbattimento delle barriere architettoniche sono previste espressamente dalla legge e che, all’interno degli edifici scolastici, sono fondamentali in caso di presenze di disabili. «Il problema di mio figlio è temporaneo – precisa la donna –, perché una volta tolto il tutore ritornerà a camminare. Però in una scuola ci possono essere altri casi di infortuni, più o meno gravi, e quindi serve con urgenza che l’ascensore sia funzionante: la dirigente scolastica è stata molto scrupolosa sin dal primo giorno che è venuta a conoscenza del problema del ragazzo, provvedendo dopo qualche ora ad informare l’amministrazione comunale».

La signora conferma inoltre che la dirigente dell’Istituto comprensivo 1, Anna Rita Pintadu, le ha proposto di trasferire la classe del ragazzo al piano terra. «Non sono stata d’accordo – conclude –, perché si tratta di discriminare ulteriormente un bambino che già si trova in una situazione delicata». Sull’ascensore rotto interviene anche il consigliere Claudio Piras: «Con il loro cavallo di battaglia del nessuno deve restare indietro stanno continuando a prendere in giro proprio le persone che devono essere aiutate per prime: oramai questa amministrazione attende che i cittadini volonterosi e le associazioni, si sostituiscano al loro scapestrato modo di amministrare». La macchina sociale, secondo Piras, è mandata avanti grazie alle associazioni: «La maggioranza sta invece facendo acqua da tutte le parti e non riesce a gestire ciò che dovrebbe essere ordinario - altro che azzerare le barriere architettoniche come scritto nel loro programma – e a tenere in piedi neanche ciò che era esistente e funzionante».

Fonte: La Nuova Sardegna


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