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Guerra allo spopolamento a suon di dolci e panadas

SEMESTENE. È un caratteristico borgo medievale che si distende in una fertile vallata solcata da due torrenti, sa Orta e sa Cariasa e da tutti gli esperti è indicato come il classico esempio di paese “in via di estinzione”. A vivere ai piedi del monte Benazzosu sono rimasti infatti poco più di 100 residenti, pochissimi bambini, costretti ad “emigrare” già per fare le elementari, un mini-market riaperto da meno di un anno e un bar (senza tabacchi) che è il vero cuore del paesino.

Eppure a Semestene c’è chi ha deciso di non arrendersi a un destino che sembra inevitabile. E di difendere, con il suo piccolo grande contributo, quello che lei considera un paradiso.

Si tratta di Bruna Deriu, 52enne nata a Cardiff, in Galles, che nel borgo del Logudoro è tornata 20enne insieme ai genitori, e che all’ombra della chiesa romanica di san Nicola di Trullas ha deciso di sposarsi, fare un figlio, rimanere a vivere. E, lo scorso dicembre, aprire il laboratorio artigianale di Dolci & Salati “Su trigu”.

Un’azione kamikaze, verrebbe da pensare, non foss’altro che per il numero di potenziali clienti che difficilmente ispira investimenti di alcun tipo. Ma a Bruna Deriu l’ispirazione non manca davvero, e la sua è tutt’altro che una scelta poco ponderata. «Io a Semestene sto benissimo – racconta – e trovo che la qualità della vita che si può avere in un borgo come il nostro abbia pochi eguali. Il laboratorio che ho aperto, prima che un’attività commerciale è un atto di amore per questo luogo, e il mio piccolo tentativo di convincere chi c’è a restare. E magari qualcuno a tornare a vivere in questo paradiso». Una impronta civica che per Bruna Deriu non è una novità. Nata nella capitale del Galles, Cardiff, dove il padre di era trasferito per fare il minatore, la neo pasticcera è rientrata nel paese di origine dalla famiglia 30 anni fa. «All’inizio è stato, diciamo, sorprendente – racconta – non tornavamo nell’isola nemmeno per le vacanze, conoscevo la Sardegna, e Semestene, solo dai racconti. Cardiff è una bella città, grande poco meno di Cagliari, lì ero cresciuta, avevo studiato, ero abituata a vivere. Mi sono però subito innamorata della mia Semestene, e del tipo di vita che qui si poteva condurre. Mi sono sposata, con un allevatore del paese, e ho avuto un figlio. Che ora ha 28 anni e studia all’università».

La “battaglia” per difendere il paese inizia presto. «Nel 1996 ho deciso di impegnarmi nell’amministrazione del paese, e per 7 anni sono stata vicesindaco. Abbiamo fatto cose interessanti: una piscina comunale, un campetto, i servizi per gli anziani. L’idea di dovermi impegnare per la mia comunità mi è rimasto dentro». Abbastanza da fare l’ultima “pazzia”. «Con mio marito avevamo un piccolo locale nel centro del paese. Mio figlio ormai è grande. Io ho sempre adorato cucinare, soprattutto dolci. Ne abbiamo parlato. E abbiano detto: perché no».

I soldi arrivano tutti dai risparmi di una vita: «In un anno ho fatto il corso per avere la qualifica e abbiamo fatto i lavori nel locale. Ai primi di dicembre abbiamo aperto. Per ora facciamo piccole ordinazioni per compleanni, battesimi. E qualcuno viene anche dai paesi vicini. Però preparo sempre qualcosa di fresco per accogliere

Fonte: La Nuova Sardegna


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