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Stop ai cafoni dell'estate, ma le norme non bastano - Cronaca

Stop ai cafoni dell'estate, ma le norme non bastano - Cronaca
Più se ne parla e più sembra che le azioni vandaliche e predatorie da parte dei turisti in vacanza in Sardegna si moltiplichino in una escalation che non conosce sanzioni né vergogna. Partono, arrivano, prendono – anche i ciottoli vanno bene – e poi se ne ritornano a casa soddisfatti del bottino. Per questa categoria di turisti l’importante è arraffare il souvenir. Accade così spesso che l’ambasciata tedesca ha dovuto diffidare i turisti teutonici dal saccheggiare ulteriormente le spiagge della Sardegna. Dopo la sabbia rosa di Budelli trafugata in bottiglie di plastica e quella impalpabile di La Pelosa portata via in sacchetti, dopo i virgulti di ginepro sradicati a forza dal terreno e i pezzi di granito staccati dalle sculture naturali, negli ultimi due giorni la lista si è allungata. Si sono aggiunti alla lista le nacchere di mare prelevate illegalmente dall’area protetta di Villassimius, e i 30 chili di pietre trovate sul pick up di una coppia che da Olbia era pronta ad imbarcarsi per Civitavecchia. Ciò che impressiona non è il singolo caso che occasionalmente sale alla ribalta delle cronache, ma il fatto che quello delle pietre nascoste sotto i sedili dell’auto è il quinto caso rilevato in una sola giornata dagli agenti della Security dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna. I controlli agli imbarchi ci sono, ma è chiaro che con gli innumerevoli anfratti e le zone remote che caratterizzano la Sardegna, non è possibile tenere sotto stretto controllo una regione così vasta. Forse, come qualcuno ha fatto notare, occorrerebbe una maggiore diffusione a livello conoscitivo delle norme che tutelano le bellezze naturali dell’isola, cosa è permesso e cosa è vietato, ma è anche vero che la legge non ammette ignoranza e la non circolazione di appositi opuscoli informativi non diminuisce la gravità del reato, né spiega perché avvengano con una frequenza sconcertante. Quando ho letto la notizia del turista romano che dopo aver arpionato e ucciso unarazza non ha disdegnato di minacciare i bagnanti di Cala Cipolla giustamente indignati, davanti a tanta strafottenza e ferocia nei confronti dei luoghi ospitanti, confesso di aver pensato che una semplice sanzione pecuniaria non può bastare. Carmelo Spada, delegato regionale del Wwf, intercetta perfettamente il mio pensiero quando dice che si tratta “di veri e propri crimini contro il patrimonio naturale” e che oltre a essere necessaria la “massima sanzione amministrativa”, occorre applicare un “Daspo ambientale contro questi incivili affinchè vengano allontanati dalla Sardegna, auspicando che una simile tipologia di turista non metta mai più piede nell’isola”. Qualcuno potrebbe obiettare che una tale presa di posizione rischia di danneggiare il turismo già messo a dura prova, ma sarebbe come dire che vietare i furti nei centri commerciali con videocamere e sistemi antitaccheggio rischia di scoraggiare la clientela dal frequentare il centro e fare acquisti. È retorico e inutilmente allarmistico. Qualcun altro, con tono pretestuoso, potrebbe invece far notare che è anticostituzionale, che la Sardegna è territorio italiano e non si può limitare il diritto di libera circolazione degli individui per un semplice furto di sabbia. Posto che il Daspo a livello giuridico, già contempla questo tipo di limitazione d’accesso sia ai luoghi urbani sia per quanto riguarda le manifestazioni sportive, vi chiedo: sareste disposti a ospitare in casa vostra, magari per un allegro tè delle 5, magari dopo aver fatto pagare qualche spicciolo di pedaggio, turisti in bermuda e canotta che prima di andarsene sradicano le piante dai vasi, tranciano la coda del cane o del gatto con un machete, arraffano l’argenteria dalla credenza e vi salutano, rassicurandovi che torneranno volentieri l’anno prossimo? Voi gente così la invitereste a casa vostra? Anche l’ospite più zelante sono certa blinderebbe il portone a doppia mandata.

vedi su La Nuova Sardegna


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