Dopo 21 anni la Sardegna ha una nuova legge sulla lingua sarda e algherese. Un cammino laborioso, iniziato 3 anni fa e conclusosi a fine giugno con l’approvazione della nuova norma in tema di Disciplina delle politiche linguistiche, che mi ha visto impegnato in Consiglio regionale a combattere contro le tante contraddizioni e contrapposizioni nella maggioranza politica che governa la Regione Sarda. La proposta di legge originaria non lasciava spazio al catalano di Alghero, però grazie al lavoro di gran pregio scientifico di Òmnium Cultural de l’Alguer ed in particolare del suo Presidente, Stefano Campus e della Vicepresidente Carla Valentino ed ai consigli di Guido Sari, e  con la collaborazione del collega on. Raimondo Cacciotto che aveva appena fatto il suo ingresso in Consiglio Regionale abbiamo dato la giusta dignità alla nostra lingua.

Come ho evidenziato lo scorso 19 luglio, durante l’incontro pubblico organizzato dall’Òmnium Cultural de l’Alguer e tenutosi nella Sala Consiliare del Comune, alla presenza dei rappresentanti politici algheresi, la nuova Legge definisce i principi stabiliti dalla Legge statale 482/99, e grazie ai numerosi emendamenti (inizialmente 47) che ho presentato in Consiglio regionale, che hanno tratto origine dal gran lavoro di Òmnium Cultural, sono stati introdotti principi di tutela e valorizzazione importanti per il catalano di Alghero che non erano presenti  nella proposta di legge originaria. Innanzitutto, contrariamente alla lingua sarda che non possiede uno standard linguistico e una norma ortografica, grazie ad un emendamento proposto da noi, per il catalano di Alghero si fa riferimento allo standard già in uso nel Comune di Alghero (ovvero al  “Català de l’Alguer: criteris de llengua escrita model d’àmbit restringit de l’alguerés ”. Documento a cura di Luca Scala approvato  nel 2003 dall’Institut d’Estudis Catalans).

Un altro aspetto importante inserito nella nuova legge, grazie a detti emendamenti, riguarda l’attestazione di conoscenza della lingua di livello C1 (secondo il quadro Comune Europeo di Riferimento, QCER), che devono avere i docenti scolastici e gli operatori di Sportello Linguistico, che, nel caso del catalano di Alghero, viene rilasciata da riconosciuti e qualificati Istituti di lingua e cultura catalana attraverso l’Università di Sassari. La nuova legge definisce, inoltre, l’uso della lingua minoritaria all’interno degli uffici della regione e delle amministrazioni comunali, sia per ciò che riguarda il personale ma anche negli atti amministrativi ed all’interno degli organi collegiali.

Uno dei 47 emendamenti presentati su sollecitazione di Stefano Campus, Carla Valentino e Guido Sari, non approvato dal Consiglio Regionale, proponeva che negli aeroporti sardi gli annunci dei voli venissero fatti anche in  lingua sarda ed in quello di Alghero in algherese: un tema carissimo al nostro concittadino, scomparso dieci anni fa, Rafael Caria. Per quanto riguarda l’insegnamento nelle scuole, a partire dalle scuole dell’infanzia e fino alle scuole secondarie, vengono definiti i principi già stabiliti dalla Legge statale 482/99, ossia l’insegnamento del catalano di Alghero in orario curriculare, 2 o tre ore settimanali, che potrà essere inserito dalle istituzioni scolastiche nei relativi programmi educativi. È importante precisare che l’insegnamento della lingua minoritaria non è materia obbligatoria, bensì dovrà essere esercitata la scelta al momento dell’iscrizione. La Regione sarda sosterrà finanziariamente le istituzioni scolastiche che inseriscono nella programmazione l’insegnamento della lingua e/o l’utilizzo veicolare del catalano di Alghero.

Ora si tratta di lavorare tutti insieme per l’obiettivo comune, lasciando da parte  inutili personalismi e  fantasiose  primogeniture. Siamo convinti che per  combattere il processo di estinzione della nostra lingua e per promuoverla e valorizzarla sia necessaria la collaborazione di tutti.

Marco Tedde, 25 luglio 2018

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