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www.sardegnasoprattutto.com pubblicherà i Programmi dei candidati Presidenti al governo della Regione Sardegna che li vorranno inviare. Naturalmente nella versione sintetica curata dagli stessi candidati senza alcun intervento da parte nostra. Li ringraziamo tutti anticipatamente nella convinzione di dare un positivo contributo alla alla democrazia partecipativa e alla nostra terra (NdR).

Sinistra Sarda mette al centro della sua azione politica e di governo la creazione del lavoro e il rilancio dello sviluppo industriale e produttivo, la difesa e la crescita del servizio sanitario pubblico, la tutela dell’ambiente e del territorio sardo, lo sviluppo del trasporto pubblico locale e della garanzia della continuità territoriale con l’ammodernamento delle reti infrastrutturali, la crescita della scolarizzazione con la lotta alla dispersione, il sostegno alla ricerca e alla valorizzazione dei beni culturali, a nuove fonti di energia pulita, all’agricoltura e alla pastorizia. Sinistra Sarda si batte per la parità di genere costruendo condizioni di vero sostegno, per le politiche di rafforzamento del reddito, per misure di contrasto alla povertà, per una estensione del welfare per le categorie deboli. Sinistra Sarda propugna una Sardegna isola di pace nel Mediterraneo, una riduzione ulteriore di servitù militari e una nuova stagione di diritti sociali e civili. Una Sardegna, infine, che attui il suo Statuto di autonomia speciale oggi svilito e inapplicato.

Lavoro. Proponiamo un Piano straordinario per l’occupazione in Sardegna che preveda progetti specifici per incrementare quella femminile e giovanile. L’occupazione stabile e qualificata è infatti il centro del programma. Serve dunque lavoro stabile, qualificato ed equamente retribuito. La Regione deve svolgere un ruolo attivo nell’abbattimento della precarietà, favorendo con la programmazione una rete di investimenti pubblici nei settori del riassetto idrogeologico, nella formazione, nella tutela e valorizzazione dei beni culturali, nello sviluppo della tecnologia. I 285 milioni di euro che lo Stato deve restituire dopo averli scippati alla Sardegna dovranno essere utilizzati in gran parte per creare lavoro e sostenere l’occupazione. La Regione dovrà farsi parte attiva per rivendicare dal governo centrale l’adozione di un fondo da 500 milioni, nel quadro degli interventi per il Mezzogiorno, per superare la crisi edilizia e sbloccare le opere pubbliche necessarie allo sviluppo equilibrato.

Industria ed energia. Nell’ultimo triennio è stata l’industria sarda a reggere la nostra economia. Per questo motivo siamo favorevoli alla nascita e all’insediamento di piccole e medie attività produttive “pulite” legate alle vocazioni e alle esigenze dei vari territori. Servono politiche integrate con il comparto energetico e con quello agroalimentare in particolare. Non parliamo solo delle grandi industrie ma di un tessuto produttivo capace ad alta innovazione tecnologica. Ma la condizione necessaria è la difesa dell’ambiente e del clima. Per questo motivo sono necessarie le bonifiche dei siti industriali inquinati. La Sardegna non deve rinunciare al metano come soluzione intermedia e di transizione, legata alla realizzazione dei depositi costieri e al completamento dei bacini di distribuzione. Siamo per questo fermamente contrari alla realizzazione di una dorsale dannosa, costosa e sostanzialmente inutile per l’utilizzo delle energie rinnovabili. Con l’abbandono nel 2025 dei combustibili fossili, il metano può azzerare la dipendenza dal gasolio e dalla benzina dei mezzi pubblici, dei treni e dei traghetti. Ma servono certezze sull’effettivo risparmio in bolletta per i cittadini della Sardegna. Oltre che sui 30 milioni del cosiddetto piano “integrato e intelligente” previsti nel Patto per la Sardegna del 2016 e finiti chissà dove. Occorre agevolare le imprese artigiane sarde, riducendo la pressione fiscale di competenza regionale e costringendo le grandi aziende a pagare le tasse in Sardegna. Per aiuto concreto si intende la valorizzazione dell’apprendistato e della formazione e un’accelerazione della concessione dei crediti, oltre a forme di contrasto verso l’abusivismo.

Ambiente e territorio. Il paesaggio non è una risorsa inesauribile e va tutelato con rigore nell’ambito di uno sviluppo equilibrato tra bisogni sociali, attività economiche e vincoli ambientali da mantenere come indicato dal ppr del 2006. Vogliamo estendere la tutela del ppr alle zone interne per poter assicurare uno sviluppo produttivo elle campagne per coltivatori e allevatori al fine anche di tutelare i territori da pratiche altamente speculative propugnate dai molti faccendieri delle energie rinnovabili. I terreni fertili vanno difesi dall’assalto degli speculatori. Siamo inoltre a favore di un adeguamento dei piani urbanistici di tutti i comuni sardi alla disciplina sovraordinata in modo da impedire furbe e pericolose deroghe.In questo settore si deve operare per la riqualificazione ambientale e per il restauro del patrimonio culturale.La nuova legge urbanistica, a differenza del ddl Erriu-Pigliaru, non dovrà addomesticare le tutele dei paesaggi costieri e dovrà essere coerente con gli obbiettivi indicati nel Ppr. A questo proposito è urgente la riapertura di strumenti come l’Agenzia regionale della conservatoria delle coste.

 Sanità pubblica e rete ospedaliera. Siamo per lo smantellamento della cosiddetta riforma Arru sulla rete ospedaliera che ha indebolito la sanità pubblica, in particolare nel Nord Ovest e nel Centro della Sardegna, incrementando invece quella privata. Per il Mater Olbia è stato persino approvato un decreto specifico per dotarlo di posti letto e attività di ricerca e spostare così flussi ingenti verso questa struttura a discapito di quelle pubbliche. Dobbiamo rovesciare il paradigma della deospedalizzazione e respingere la decisione di svuotare le zone interne della Sardegna. Occorre difendere e specializzare il ruolo dei piccoli ospedali, non chiuderli oltre che garantire in modo certo quelli – come a La Maddalena – considerate aree disagiate. La riorganizzazione della medicina territoriale non è andata avanti mentre sono diminuiti i posti letto. Dovevano essere create delle strutture di day hospital, invece mai realizzate. Il day hospital ora funziona con la sottrazione di forze di lavoro sanitarie che vengono dirottate a un servizio inesistente e chiudendo e indebolendo gli ambulatori specialistici. Serve nuovo personale con urgenza per far fronte alle esigenze della popolazione. Proponiamo inoltre il superamento della Asl unica un pachiderma centralistico che ha dimostrato inefficacia. Riteniamo determinante inoltre realizzare le Breast-Unit con personale medico e infermieristico dedicato per affrontare in maniera concreta il problema del tumore al seno, garantendo inoltre la piena operatività del registro tumori.

Trasporti e infrastrutture. Il diritto alla mobilità è sancito in Italia dall’art. 16 della Costituzione, in Europa dall’art. II-105 della carta dei diritti dell’unione Europea ed è uno dei capisaldi della Dichiarazione universale dei Diritti Umani (art. 13). Vista la condizione in cui versa il trasporto in Sardegna, sembra che i sardi non debbano godere di questo di diritto. Da sempre considerato marginale, invece rappresenta un punto nodale per lo sviluppo economico e sociale di un territorio. Governare il trasporto significa integrare la mobilità pubblica su gomma e ferro, non solo attraverso il biglietto unico ma altresì con la pianificazione dei servizi (Arst, Concessionari privati, Ferrovie).  Diritto alla mobilità significa avere una rete infrastrutturale capillare e sicura. Alcune arterie dell’isola come la 129 trasversale sarda, la Olbia-Sassari/Alghero e la 195 sulcitana sono tra le più pericolose d’Europa. Il confronto Anas Spa e RAS dovrà portare in un decennio alla messa in sicurezza di tutte le strade dell’isola con gare d’appalto trasparenti riducendo al minimo l’uso del “massimo ribasso”;

– Rinnovo parco mezzi delle aziende pubbliche di trasporto. La vetustà degli autobus produce esternalità negative in termini di sicurezza dei cittadini e aumento delle immissioni di CO2. Occorre pertanto programmare la dismissione dei mezzi più vecchi (10/15 anni) e l’acquisto di autobus che rispettino gli standard euro 6;

– Occorre incentivare la mobilità sostenibile promuovendo il Car sharing, il Bike sharing e l’utilizzo dell’auto condivisa (es. bla, bla car);

– L’integrazione dei sistemi di trasporto passa su una corretta comunicazione dei servizi sia per i sardi che per i turisti che visitano la nostra terra. Bisogna creare una nuova cartellonistica ed una  piattaforma (sito e app) multilingue in grado di spiegare in maniera chiara ed efficace gli orari e i percorsi integrati del sistema di trasporto regionale, affiancando ad esso la promozione del territorio (siti di interesse ambientale e archeologico) e il sistema della ricettività;

– La continuità territoriale aerea va implementata con maggiori risorse economiche ed una conseguente estensione delle rotte e dei posti a disposizione. Occorre altresì una riduzione generalizzata dei costi che garantisca un reale diritto alla mobilità. Alla continuità territoriale aerea va affiancata quella navale per i passeggeri e per le merci. Solo attraverso la creazione delle cosiddette autostrade del mare si consentirà una reale crescita dell’economia regionale, una sensibile riduzione dell’inquinamento e la realizzazione di risparmi economici nel trasporto delle merci. (Progetto 21 Motorways of the Sea” nell’ambito delle Reti TranseuropeeTEN-T”;

Digitale. Oltre alla carenza delle reti infrastrutturali fisiche l’isola è indietro anche in ambito digitale. Esistono intere comunità isolate da internet o con una rete informatica obsoleta. Un divario che limita lo sviluppo economico e sociale.(es. Impossibilità di effettuare la fatturazione elettronica) Occorre pertanto estendere la fibra ottica e/o le tecnologie senza fili (HIPERLAN, Wi-Maxe HSDPA) in tutti i paesi dell’isola promuovendo il riutilizzo dell’hardware (trashware) mediante i sistemi di software libero (Gnu/linux) sopratutto nelle amministrazioni pubbliche (biblioteche e scuole)

 Istruzione, cultura e ricerca. La scuola e l’istruzione e la cultura saranno al centro dei nostri interventi di governo. Il piano infrastrutturale Iscola varato dalla giunta Pigliaru non è sufficiente per sopperire ai gravi deficit strutturali delle nostre scuole di ogni ordine e grado. Occorre pianificare interventi a lunga distanza e costanti interventi di manutenzione. Servono inoltre interventi per abbattere la dispersione scolastica e per garantire il diritto allo studio: la Regione dovrà estendere il provvedimento della gratuità dei trasporti per gli studenti pendolari, in base al reddito.  Promuovere la cultura significa favorire i settori dell’arte, nell’editoria e nella cultura gastronomica dell’isola. Interventi coordinati che evitino la sovrapposizione degli incentivi pubblici sugli stessi eventi/festival favorendo sempre le stesse realtà a discapito di altre. Occorre creare un comitato scientifico indipendente che valuti la qualità delle proposte, settore per settore, in modo da evitare la dispersione delle risorse. La RAS dovrà fare da tramite tra le associazioni culturali e gli investitori privati in modo che questi ultimi possano essere parte dei grandi eventi culturali usufruendo di una pubblicità integrata su base regionale e nazionale. L’integrazione tra i vari settori culturali – festival letterari e musicali e gastronomici, archeo-turismo ed eventi sportivi – genera una crescita turistica per l’isola e sono foriere di occupazione stabile e duratura. Le due università di Cagliari e Sassari vanno sostenute dalla RAS con ingenti risorse economiche con lo scopo di invertire la drammatica fuga dei cervelli (giovani ricercatori) dalla nostra isola. Occorre aumentare i posti letto ERSU ed il finanziamento di borse di studio. Serve altresì un maggiore capacità di integrazione tra il mondo del lavoro, le università e i centri di ricerca (Porto conte ricerche e Crs4).

 Agricoltura, pastorizia e agroalimentare. L’agricoltura sarda ha bisogno di sostegno strutturale ma anche di aiuti urgenti a causa delle calamità che, negli ultimi due anni, hanno causato un danno superiore al mezzo miliardo di euro. Servono sostegni ai settori delle colture foraggere, della viticoltura, della cerealicoltura e del comparto ortofrutticolo. I fondi regionali sono insufficienti e occorre avviare un confronto deciso con lo stato per incentivare il fondo di solidarietà. Compito della Regione sarà quello di incentivare il ritorno dei giovani al lavoro nelle campagne agevolando con iniziative specifiche la formazione di cooperative agricole formate da giovani. E’ necessario sanare la grave ferita inferta ai pastori con scelte eque. Serve un patto sul prezzo del latte che garantisca una giusta remunerazione a tutti gli attori della filiera ma che deve garantire, in primo luogo, i produttori che vivono da anni situazioni di grave difficoltà. Inoltre: vigilare perché il consorzio di tutela del pecorino romano resti dentro le quote di produzione; ritirare dal mercato – come chiede il movimento pastori sardi – ventimila quintali di prodotto da destinare ai meno abbienti; impedire che singoli trasformatori possano acquistare più latte a loro necessario solo per riversare l’eccedenza non trasformata sul mercato creando una spirale perversa che impone ai produttori di svendere il latte.L’export alimentare dei prodotti sardi, ha certificato l’Istat nel 2018, è stato fortemente negativo causato dal calo dei prodotti dell’industria lattiero casearia. Il pecorino risente della sovrapproduzione e anche della concorrenza sleale causato da imitazioni che determinano un danno gravissimo. In questo quadro serve una continuità territoriale delle merci che possono così aiutare le imprese.

Turismo. Il turismo è un elemento chiave per la crescita economica e sociale della regione. Nonostante si tenti da anni di “allungare” la stagione estiva le azioni sono sempre state carenti. Il turismo di lusso e il turismo sostenibile non di massa possono convivere solo con una corretta programmazione territoriale. Occorre effettuare un recupero/ristrutturazione delle strutture alberghiere esistenti e promuovere il turismo integrato che veda le bellezze paesaggistiche e naturali affiancarsi al mondo culturale, archeologico e sportivo dell’isola. Serve una seria politica pubblicitaria che inserisca la Sardegna nei grandi circuiti mondiali. Un turismo sostenibile ed emozionale che possa creare lavoro stabile e non stagionale. Crediamo fortemente anche nel turismo extra alberghiero e nel turismo legato al benessere.

Burocrazia. La RAS negli ultimi anni ha cercato di intervenire nel riordino delle procedure di sburocratizzazione dell’azione amministrativa. Lo ha fatto creando il portale “SUAPE” (sportello unico delle attività produttive). Un tentativo maldestro che ha creato solo disfunzioni e rallentamenti della macchina burocratica sia per le imprese che per i cittadini. Per l’invio di una pratica il cittadino dovrà: possedere la firma digitale, accedere tramite IDM (smart card rilasciata da alcuni sportelli ASL) / Spid (sistema pubblico di identità digitale) e possedere una pec. È del tutto evidente che il digital divide della nostra isola e la scarsa cultura informatica di base non consenta l’accesso a questo sistema a tutti i cittadini, soprattutto agli anziani e a coloro che vivono in aree in cui la connessione ad internet e scarsa o insufficiente. Un sistema farraginoso che limitando il contatto umano (sportello al pubblico) genera confusione e rallenta in modo preoccupante l’avvio di un’attività imprenditoriale. Occorre quindi esprimere la massima autorevolezza nei confronti dei dipendenti della Regione, conquistandone la fiducia attraverso la loro responsabilizzazione, partendo dalla Dirigenza e responsabili di Area, i quali hanno il compito della programmazione, organizzazione e svolgimento delle attività per settore o area attribuita. Le relazioni sindacali, se ben utilizzate, possono essere uno strumento importante. Il confronto tra  Parte Pubblica e Sindacati, nel rispetto delle loro prerogative, dovranno  esprimere il proprio lavoro nel e per l’interesse del buon funzionamento dei servizi, evitando contrapposizioni sterili e inutili. Occorre favorire è il collegamento tra i vari settori e uffici, l’eliminazione cioè delle attività a compartimento stagno, quella sgradevole sensazione in cui ogni ufficio non conosce il lavoro e le condizioni dell’ufficio accanto.

Pari opportunità. Sinistra Sarda è favorevole all’istituzione di un assessorato alle pari opportunità e alla trasformazione della commissione regionale in commissione consiliare con poteri e prerogative. Bisogna estendere la presenza di donne nei luoghi decisionali delle strutture pubbliche e private.

 Lotta allo spopolamento. Non si tratta di un destino ineluttabile ma di una scelta indotta da politiche miopi e sbagliate con la fuga dello Stato da molti centri e da intere zone. Occorre agevolare occasioni di lavoro per impedire l’emigrazione, consentire ai comuni di fare rete per valorizzare le iniziative specifiche di lotta allo spopolamento che sono state varate, valorizzando il territorio, il capitale umano e realizzando i distretti culturali. Scuole, ambulatori e uffici non vanno chiusi. Inoltre bisogna riequilibrare le storture di uno sviluppo regionale che scivola nella polarizzazione verso le coste e a svantaggio delle aree interne. Uno strumento deve essere anche quello dello sviluppo territoriale e rurale, sostenendo i progetti relativi alla programmazione negoziata per i quali sono disponibili 500 milioni, una cifra certamente non sufficiente per invertire la tendenza all’abbandono e allo spopolamento.

La tutela dei beni culturali. L’immenso patrimonio archeologico e artistico va tutelato con ogni mezzo poiché rappresenta la storia e l’identità sarda, garanzia per il nostro futuro. I beni culturali non solo vanno difesi ma devono essere valorizzati e resi fruibili sulla base di precisi progetti nei quali abbiano un ruolo centrale le figure professionali del settore: archeologi, storici, storici dell’arte, laureati in beni culturali, artisti. La Regione dovrà costituire dei distretti culturali territoriali coordinando enti locali, associazioni e cooperative del settore, rafforzando la rete dei musei già esistenti. Inoltre dovrà essere definita una specifica strategia di comunicazione e di informazione che si raccordi con le politiche del turismo in modo da presentare una Sardegna per come è stata realmente. I beni culturali possono diventare così uno strumento potente di occupazione stabile e qualificata.

Sport e benessere sociale. Gli investimenti sull’attività sportiva di base rappresentano un elemento chiave per la crescita della persone e della società. Un’adeguata formazione sportiva abbatte i costi sociali in ambito sanitario. Anche dal punto di vista economico lo sport genera esternalità positive soprattutto in ambito turistico  Sinistra Sarda propone:

  • La creazione di un fondo stabile di finanziamento per l’attività sportiva dilettantistica e di base;
  • Il potenziamento dell’attività sportiva nelle scuole (sopratutto elementari e medie);
  • Incentivi economici rivolti alle famiglie bisognose per l’inserimento dei figli nelle società sportive e per l’acquisto dell’attrezzatura di base;
  • Piano straordinario per la creazione di nuovi impianti sportivi e creazione di un fondo per la manutenzione ordinaria degli stessi;
  • Incentivi alle aziende che investono nel campo del turismo sportivo.

Fonte: Sardegna Soprattutto

zaha-hadid

L’Unione Sarda 5 febbraio 2019. La città in pillole. Pensare il Mediterraneo come una trama che avvolge ogni sua isola è tautologico. Come orizzonte esclusivo dei litorali della Sardegna implica ritematizzare i fondamenti stessi della percezione che i sardi hanno di sé e dei luoghi.

Interpella se per un sardo quel mare sia portatore di  modernità o di complicanze ovvero se si traduca in opportunità o in esclusione.  La domanda ne pretende un’altra che riguarda i tópoi dell’autoriconoscimento ovvero le peculiarità in cui i sardi si riconoscono.

Domanda problematica per i meticciati di ogni tempo; le differenze e le pluralità; le irrisolutezze e le ossessioni di molta classe dirigente, sempre in bilico nel guado dell’autoreferenzialità.

Nella rappresentazione della Sardegna ha preminenza l’idea che abbia prevalso l’acculturazione cioè che la cultura di gruppi dominanti si sia imposta a quella dei sardi, che avrebbero conservato della loro irriducibili ed eterodossi episodi di divergenza.

Primitivo, selvaggio, autentico, hanno formato di conseguenza uno speciale vocabolario che alimenta persino gli slogan elettorali quasi che le stratificazioni, materiali ed immateriali, nella nostra terra non siano densità storica ma residualità.

Per ieri e per oggi, allora, la parola chiave da reintrodurre è circolarità; interdipendenza è la compagna.  Le giustificano le scoperte, passate e recenti, di materiali sardi in diverse regioni del Mediterraneo e dell’Atlantico e di materiali allogeni in Sardegna.

Ma soprattutto uno sguardo diverso su manufatti fuori terra e reperti. Tra questi  quelli dei Corpora dei beni culturali, finanziati nel 2008 in concomitanza con l’onorificenza  di Sardus Pater, conferita dalla Regione a Giovanni Lilliu. Testimoniano il riconoscimento della centralità della Sardegna.

Quanti Ulisse travestiti da Norax, Dedalo, Ercole, Iolao, con miti e saperi, arrivando da est e da ovest, lambirono la Sardegna perché erano noti i suoi abitanti e le sue risorse?

Il golfo di Cagliari fu da sempre un’accogliente porta d’ingresso. Che sia diventata ininfluente nel suo mare perché le si nega un luogo dove oltrepassare la linea d’ombra delle semplificazioni identitarie per riconoscersi sintesi delle epiche mediterranee?

La legittima ubicazione del Betile a Cagliari era ed è necessaria, non perchè capoluogo, ma luogo di contaminazioni e opportunità di ricostruzione semantica. Do you remember? Chi va in Regione eredita quel sogno.

Fonte: Sardegna Soprattutto

bandiera sardoeuropea

A chie creet chi est importante un’acurtziamentu polìticu intre totu sos grupos chi rapresentant sas esigèntzias de sos sardos, cherimus fàghere una proposta, cun antìtzipu bastante pro la pòdere esaminare, chistionare e perfetzionare totus paris. Proponimus de meledare a pitzu de una candidadura comuna in sas eletziones europeas imbenientes.

In antis de totu tocat a tènnere s’atinu de su disvantàgiu irrecuperàbile chi patit sa Sardigna in su cuntestu europeu. Prus de una borta est istadu naradu chi tocat a agire politicamente pro pedire chi su territòriu sardu siat separadu dae su collègiu comune cun sa Sitzìlia, chi tenet tres bortas prus de eletores, cosa chi penalizat sos candidados nostros.

Devimus tènnere presente chi sa chistione sarda est agiumai disconnota a livellu internatzionale, e ausente de su totu in sos tzitadinos europeos, in sos mèdios de comunicatzione e in cada tipu de dibata polìtica. Sa Sardigna, sena peruna rapresentàntzia a livellu internatzionale est invisìbile e belle che disconnota.

Ma, nessi in potèntzia, non nos fartant de su totu nen resursas e ne ainas. Fintzas in sa cunditzione atuale, in sos tratados chi règulant sa cunvivèntzia de sos istados de s’Europa, b’at unas cantas cosas chi dìamus pòdere fàghere. Pro las fàghere però tocat a tènnere una boghe, èssere reconnotos, pònnere in motu sos istrumentos disponìbiles e sas relatziones possìbiles.

Sa Carta Europea de sas Limbas Minoritàrias giustìficat unu tratamentu ispetzìficu pro sa Sardigna, chi diat dèvere dispònnere de unos sègios esclusivos; ma nen s’Itàlia at chertu ratificare custa Carta, nen sas fortzas polìticas sardas si sunt aunidas pro reclamare sos deretos de sos eletores suos. Custu ebbia diat èssere unu bonu motivu pro sustènnere sa proposta.

In prus, ischimus chi un’acurtziamentu intre àreas polìticas diferentes pro lìnias e propostas tenet bisòngiu de ocasiones de traballu a cumone chi permitant de summare sos isfortzos e de acurtziare sas persones, de bìnchere difidèntzias e iscobèrrere valores comunes. Un’àteru elementu essentziale est su de cumpartzire obietivos cuncretos.

Sas eletzione europeas, pro su fatu chi si acumprint in una dimensione diferente dae sa locale, oferint una oportunidade noa. Resèssire a giùghere a su Parlamentu europeu una boghe chi diat testimonia de sa boluntade nostra de divènnere protagonistas de su destinu nostru est un’obietivu de importàntzia manna aberu. Mancari chi sas possibilidades de bi resèssere siant matanosas.

Sa prospetiva europea, in sa manera chi si presentat in sos raportos de poderiu reales suos, est oe in die a tesu meda dae cussas isperas de un’ispàtziu de giustìtzia, de cooperatzione e de rispetu intre pòpulos diferentes. A sos grupos de poderiu econòmicu e finantziàriu lis est fàtzile a detare sas règulas chi lis cumbenint a una polìtica semper prus sugeta e de acordu cun issos.

S’est isparta una rappresentatzione chi praghet, in ue a un’ala b’est sa tecnocratzia ghiada dae sos guvernos prus fortes de su continente e a s’àtera sos soberanismos noos reatzionàrios. Custa est una opositzione fartza, in cantu ambos rapresentant su matessi campu polìticu, oligàrchicu e anti-democràticu.

Ma, siat cale siat su caminu de emantzipatzione chi bolimus fàghere comente pòpulu, su cuntestu polìticu de riferimentu in ue l’isvilupare est, in antis de totu, su de s’Unione Europea. Siat cale siat su giudìtziu chi nde tenimus e mancari non nos agradet sa configuratzione sua atuale. E duncas est de importu mannu peleare pro nche giùghere a cussa sede sas esigèntzias de sos sardos, paris cun sos àteros pòpulos chi tenent su matessi obietivu.

Un’àteru puntu fundamentale est sa possibilidade de istabilire relatziones profetosas cun sos rapresentantes de àteros territòrios e àteras comunidades, cun sas cales su cuncàmbiu deretu de informatziones e s’elaboratzione de istrategias comunas diventat determinante. Pro non faeddare de cantu nos diat pòdere agiudare su de tènnere una mègius capatzidade  de impreare sas agiudas europeas.

E, pro finire, in Europa bivet e traballat unu nùmeru indeterminadu de sardas e sardos chi ant abbandonadu s’ìsula pro farta de imbeniente e dant sa balia issoro a àteras comunidades. Est dae sos sardos disterrados chi nde podet bènnere unu de sos contributos prus interessantes pro su rennoamentu de sa polìtica sarda e su de los pòdere interessare est un’obietivu essentziale.

Totu custas sunt unas motivatziones craras e fortes pro cumbìnchere sas diferentes fortzas sardas a sètzere a inghìriu a una mesa, istabilire una lista de puntos – ant a bastare sos chi in ue s’agatat unu cunsensu – e in base a custos chircare sa persone prus adata a si candidare e a èssere portaboghe polìticu de totu s’àrea de sos diferentes sugetos chi la cumponent.

Una manera de favorèssere su cunsensu in una persone cunsistit in fàghere un’elencu de rechisitos chi luego, totus paris, ant a valorare; pro esempru, sa persone indicada diat èssere rapresentativa de una parte sustantziosa de sa sotziedade sarda o de prus partes de sa matessi e reconnota dae totu sos votantes, a prus de sos mèdios de comunicatzione.

In prus: diat dèvere tènnere una cussèntzia crara de s’apartenèntzia pròpia a sa comunidade sarda; èssere persone cun onestade e integridade indiscutìbiles; chi siat caraterizada dae unu cumportamentu dialogante e abertu, pro craresa e seriedade. Una persone capassa de afrontare sas cuntierras cun curretesa, passèntzia e determinatzione.

A pàrrere nostru, diat èssere importante chi custa persone esseret una fèmina. Chi siant, in antis de totu, sas fèminas a la propònnere e atzetare. E totus la devent sustènnere. In ogni modu, unu de sos signales de càmbiu netzessàriu est su de resèssere a fàghere un’issèberu cumpartzidu, de cunsensu, de una persone cumpetente, chi iscat ascurtare e sintetizare.

Sas eletziones europeas sunt dae inoghe a bator meses: su 26 de maju. Serbint 35.000 firmas pro fàghere ammìtere sa candidadura de una sigla non galu presente in su Parlamentu europeu. De custas firmas, unu mìnimu de 3.500 devent èssere regortas in cada una de sas àteras tzircuscritziones, e 21.000 in Sardigna. No est una tarea fàtzile.

Sa parte prus difìtzile est però sa de atzetare de traballare paris, sena chi una parte chèrgiat prevalèssere subra de un’àtera. Est importante duncas a tènnere unu mètodu de traballu craru. E pro custu est ùtile chi b’apat unu nùcleu de garantes, esternu a sos grupos polìticos interessados, chi podat acumprire unu ruolu de mediatzione.

In prus, no esistit impèigu a tènnere aberta custa ipòtesi in su benidore, si no est possìbile a li dare una continuidade pràtica in su momentu.

No ismentighemus chi a livellu internatzionale esistit un’organismu comente sa Alleàntzia Lìbera Europea  (EFA), in ue est possìbile e probabilmente pretzisu pedire un’amparu.

Tentos in contu custos elementos, sos passos pro fàghere parent determinados dae sas tzircustàntzias, dae s’urgèntzia de sos tempos e dae s’importàntzia de s’obietivu matessi.

Unu primu cunsensu intre sas fortzas interessadas si diat pòdere dare in antis de sas eletziones regionales, ca s’issèberu de sustènnere custa initziativa non podet dipèndere dae su resurtadu de su 24 de freàrgiu. Si cherimus favorèssere una maduratzione reale de sas cunditziones fundamentales de su panorama polìticu sardu, bi cheret un’issèberu detzisu e craru cara a sa collaboratzione.

Tocat a comintzare un’arresonu intre nois, un’arresonu parallelu a su protzessu eletorale giai cumentzadu. Bisòngiat chi sos sugetos polìticos sardos presentes in sas eletziones – e fintzas àteras esperièntzias organizativas, reconnotas, mancari non siant candidadas – issèberent sos referentes issoro (unu o prus de unu); chi s’agatent unos garantes chi totus atzetant; chi si traballet pro sebestare sos puntos de cunsensu e sas caraterìsticas de sa pessone chi podat èssere candidada.

Custa initziativa diat èssere a seguru una de sas novidades de prus annotu de sas eletziones europeas imbenientes. Chi sas pessones dae chie podet dipèndere custu issèberu si mustrent, e si movant, paris, in presse.

Stefano Puddu Crespellani

Omar Onnis

Nicolò Migheli

Valeria Casula

Bobore Bussa

Alberto Mario Delogu

Isabella Tore

Francesco Casula

Giuseppe Melis

Michela Murgia

Giagu Ledda

Antonello Pabis

Federica Serra

Angelo Morittu

 

Una candidatura sarda alle europee

A chi crede nell’importanza di un avvicinamento politico tra i gruppi che rappresentano le istanze dei sardi, vogliamo fare una proposta, stavolta con sufficiente anticipo per esaminarla, discuterla e perfezionarla collettivamente. Proponiamo di ragionare su una candidatura comune alle prossime elezioni europee.

Il punto di partenza è, anzitutto, la consapevolezza dello svantaggio incolmabile a cui è soggetta la Sardegna in ambito europeo. Si è detto molte volte che bisogna agire politicamente per chiedere che il territorio sardo venga svincolato dal collegio comune con la Sicilia, che ha il triplo di elettori, un fatto che penalizza i nostri candidati.

Dobbiamo tenere presente che la “questione sarda” è pressoché ignota a livello internazionale, nonché del tutto assente dal senso comune dei cittadini europei, dai mass media e dai temi presi in considerazione nel dibattito pubblico. Senza rappresentanza a livello internazionale, la Sardegna è invisibile e pressoché sconosciuta.

Ma non siamo del tutto privi di risorse e di strumenti, almeno in potenza. Anche nella condizione attuale, nella vigenza dei trattati che regolano la convivenza degli stati del Vecchio Continente, ci sono diverse cose che potremmo fare. Ma per farle occorre avere una voce, essere riconosciuti, attivare gli strumenti disponibili e le relazioni possibili.

La Carta Europea delle Lingue Minoritarie giustificherebbe un trattamento specifico per la Sardegna, che dovrebbe disporre di seggi esclusivi; ma né l’Italia ha voluto ratificare questa carta, né le forze politiche sarde hanno fatto fronte comune per reclamare i diritti dei propri elettori. Già questo sarebbe un buon motivo a sostegno della proposta.

In secondo luogo, sappiamo che un avvicinamento tra aree politiche tra loro diverse per percorsi e proposte ha bisogno di occasioni di lavoro comune, che consentano di sommare gli sforzi e di avvicinare le persone, di superare diffidenze e scoprire valori comuni. Condividere degli obiettivi concreti ne è un altro fattore essenziale.

Le elezioni europee, proprio perché si svolgono su una scala diversa da quella locale, offrono una opportunità nuova. Riuscire a portare al Parlamento europeo una voce che dia testimonianza della nostra volontà di diventare protagonisti del nostro destino, è un obiettivo di enorme importanza. Perfino se le possibilità di successo sono ardue.

L’orizzonte europeo, così come si è configurato nei suoi rapporti di potere reali, è oggi ben lontano da quelle speranze di uno spazio di giustizia, di cooperazione e di rispetto tra popoli diversi. I grandi gruppi di potere economico e finanziario hanno gioco facile nel dettare le proprie regole a una politica sempre più succube e collusa.

Ha preso piede una rappresentazione di comodo in cui i due contendenti sono da un lato la tecnocrazia guidata dai governi più forti del continente e dall’altro i nuovi sovranismi reazionari. Si tratta di una falsa opposizione, tutta interna al medesimo campo politico del potere oligarchico e anti-democratico.

Tuttavia, qualunque sia il percorso di emancipazione che vogliamo intraprendere come popolo, il contesto politico di riferimento in cui sostenerlo è, anzitutto, quello dell’Unione Europea. Quale che sia il giudizio su di essa e sulla sua configurazione attuale. Per cui è di grandissimo rilievo lottare per portare in quella sede le istanze dei sardi, in compagnia degli altri popoli che perseguono lo stesso obiettivo.

Un altro punto chiave è la possibilità di stabilire rapporti fecondi coi rappresentanti di altri territori e altre comunità, con le quali lo scambio diretto d’informazioni e l’elaborazione di strategie comuni diventa cruciale. Per non parlare di quanto potrebbe aiutarci acquisire una migliore capacità di usare i fondi europei.

Per finire, va detto che in Europa vive e lavora un numero imprecisato di sarde e di sardi che hanno lasciato l’Isola per mancanza di sbocchi, prestando il loro talento ad altre comunità. È dai sardi “disterraus” che può venire uno dei contributi più interessanti per il rinnovamento della politica sarda, e coinvolgerli è, di per sé, un obiettivo essenziale.

Tutte queste sono motivazioni chiare e forti per convincere le diverse forze sarde a sedersi a un tavolo, stabilire una lista di punti —basteranno quelli su cui si riuscirà a trovare consenso— e sulla base di questi cercare poi la persona più adatta a candidarsi e svolgere un ruolo di portavoce politico per tutta l’area dei diversi soggetti coinvolti.

Un modo per favorire il consenso sulla persona consiste nell’elencare una serie di requisiti, da discutere poi insieme; per esempio, la persona indicata dovrebbe essere rappresentativa di una fetta consistente della società sarda o di più porzioni della medesima e riconoscibile da tutti i votanti, oltre che dai mezzi di comunicazione.

Ancora: dovrebbe avere una coscienza chiara della propria appartenenza alla comunità sarda; essere persona di cui non possa essere discussa l’onestà e l’integrità; che si caratterizzi per un atteggiamento dialogante e aperto, per chiarezza e serietà. Una persona capace di affrontare i conflitti con correttezza, pazienza e determinazione.

A nostro parere, sarebbe importante che questa persona fosse donna. Che venisse proposta e riconosciuta anzitutto dalle donne. E sostenuta da tutti. In ogni caso, uno dei segnali di cambiamento necessari è quello di riuscire a fare una scelta condivisa, di consenso, attorno a una persona competente, capace di ascolto e di sintesi.

Le elezioni europee sono da qui a quattro mesi: il 26 maggio. Occorrono 35.000 firme per fare ammettere la candidatura di una sigla non ancora presente al Parlamento europeo. Di queste, almeno 3.500 vanno raccolte in ciascuna delle altre circoscrizioni, e 21.000 in Sardegna. Non è un compito facile.

Tuttavia, la parte più difficile è quella di accettare di lavorare insieme, senza che una parte voglia prevalere sulle altre. Per questo è importante dotarsi di un metodo di lavoro chiaro. E per questo è utile avere un nucleo di garanti, esterno ai gruppi politici coinvolti, che possa svolgere un ruolo di mediazione.

Inoltre nulla vieta di tenere aperta questa ipotesi anche per il futuro, qualora non fosse possibile darle un seguito pratico nell’immediato.

Ancora, non dimentichiamo che a livello internazionale esiste un organismo come l’Alleanza Libera Europea (o EFA), a cui sarebbe possibile e probabilmente opportuno chiedere un sostegno.

Tenuto conto di questi elementi, i passi da fare sembrano determinati dalle circostanze, dall’urgenza dei tempi e dall’importanza dell’obiettivo stesso.

Un primo consenso tra le forze in campo dovrebbe manifestarsi prima delle elezioni regionali, perché la scelta di sostenere questa iniziativa non può dipendere dal risultato del 24 febbraio. Ci vuole una scelta decisa verso la collaborazione, se vogliamo propiziare una reale maturazione delle condizioni di fondo del panorama politico sardo.

Apriamo un tavolo di dialogo, che proceda in parallelo al processo elettorale in corso. Che i soggetti politici sardi presente alle elezioni —e anche le altre esperienze organizzative, pur non candidate ma riconosciute— scelgano i propri referenti (uno o più di uno); che si trovino dei garanti ben accetti da tutti; che si lavori per individuare i punti di consenso e il profilo della persona che possa essere candidata.

Questa iniziativa sarebbe certamente una delle novità di maggior spicco nello scenario delle prossime elezioni europee. Che le persone da cui questa scelta può dipendere si facciano avanti, e agiscano, insieme, al più presto.

Stefano Puddu Crespellani

Omar Onnis

Nicolò Migheli

Valeria Casula

Bobore Bussa

Alberto Mario Delogu

Isabella Tore

Francesco Casula

Giuseppe Melis

Michela Murgia

Giagu Ledda

Antonello Pabis

Federica Serra

Angelo Morittu

 

 

Fonte: Sardegna Soprattutto

bandiera sardoeuropea

A chie creet chi est importante un’acurtziamentu polìticu intre totu sos grupos chi rapresentant sas esigèntzias de sos sardos, cherimus fàghere una proposta, cun antìtzipu bastante pro la pòdere esaminare, chistionare e perfetzionare totus paris. Proponimus de meledare a pitzu de una candidadura comuna in sas eletziones europeas imbenientes.

In antis de totu tocat a tènnere s’atinu de su disvantàgiu irrecuperàbile chi patit sa Sardigna in su cuntestu europeu. Prus de una borta est istadu naradu chi tocat a agire politicamente pro pedire chi su territòriu sardu siat separadu dae su collègiu comune cun sa Sitzìlia, chi tenet tres bortas prus de eletores, cosa chi penalizat sos candidados nostros.

Devimus tènnere presente chi sa chistione sarda est agiumai disconnota a livellu internatzionale, e ausente de su totu in sos tzitadinos europeos, in sos mèdios de comunicatzione e in cada tipu de dibata polìtica. Sa Sardigna, sena peruna rapresentàntzia a livellu internatzionale est invisìbile e belle che disconnota.

Ma, nessi in potèntzia, non nos fartant de su totu nen resursas e ne ainas. Fintzas in sa cunditzione atuale, in sos tratados chi règulant sa cunvivèntzia de sos istados de s’Europa, b’at unas cantas cosas chi dìamus pòdere fàghere. Pro las fàghere però tocat a tènnere una boghe, èssere reconnotos, pònnere in motu sos istrumentos disponìbiles e sas relatziones possìbiles.

Sa Carta Europea de sas Limbas Minoritàrias giustìficat unu tratamentu ispetzìficu pro sa Sardigna, chi diat dèvere dispònnere de unos sègios esclusivos; ma nen s’Itàlia at chertu ratificare custa Carta, nen sas fortzas polìticas sardas si sunt aunidas pro reclamare sos deretos de sos eletores suos. Custu ebbia diat èssere unu bonu motivu pro sustènnere sa proposta.

In prus, ischimus chi un’acurtziamentu intre àreas polìticas diferentes pro lìnias e propostas tenet bisòngiu de ocasiones de traballu a cumone chi permitant de summare sos isfortzos e de acurtziare sas persones, de bìnchere difidèntzias e iscobèrrere valores comunes. Un’àteru elementu essentziale est su de cumpartzire obietivos cuncretos.

Sas eletzione europeas, pro su fatu chi si acumprint in una dimensione diferente dae sa locale, oferint una oportunidade noa. Resèssire a giùghere a su Parlamentu europeu una boghe chi diat testimonia de sa boluntade nostra de divènnere protagonistas de su destinu nostru est un’obietivu de importàntzia manna aberu. Mancari chi sas possibilidades de bi resèssere siant matanosas.

Sa prospetiva europea, in sa manera chi si presentat in sos raportos de poderiu reales suos, est oe in die a tesu meda dae cussas isperas de un’ispàtziu de giustìtzia, de cooperatzione e de rispetu intre pòpulos diferentes. A sos grupos de poderiu econòmicu e finantziàriu lis est fàtzile a detare sas règulas chi lis cumbenint a una polìtica semper prus sugeta e de acordu cun issos.

S’est isparta una rappresentatzione chi praghet, in ue a un’ala b’est sa tecnocratzia ghiada dae sos guvernos prus fortes de su continente e a s’àtera sos soberanismos noos reatzionàrios. Custa est una opositzione fartza, in cantu ambos rapresentant su matessi campu polìticu, oligàrchicu e anti-democràticu.

Ma, siat cale siat su caminu de emantzipatzione chi bolimus fàghere comente pòpulu, su cuntestu polìticu de riferimentu in ue l’isvilupare est, in antis de totu, su de s’Unione Europea. Siat cale siat su giudìtziu chi nde tenimus e mancari non nos agradet sa configuratzione sua atuale. E duncas est de importu mannu peleare pro nche giùghere a cussa sede sas esigèntzias de sos sardos, paris cun sos àteros pòpulos chi tenent su matessi obietivu.

Un’àteru puntu fundamentale est sa possibilidade de istabilire relatziones profetosas cun sos rapresentantes de àteros territòrios e àteras comunidades, cun sas cales su cuncàmbiu deretu de informatziones e s’elaboratzione de istrategias comunas diventat determinante. Pro non faeddare de cantu nos diat pòdere agiudare su de tènnere una mègius capatzidade  de impreare sas agiudas europeas.

E, pro finire, in Europa bivet e traballat unu nùmeru indeterminadu de sardas e sardos chi ant abbandonadu s’ìsula pro farta de imbeniente e dant sa balia issoro a àteras comunidades. Est dae sos sardos disterrados chi nde podet bènnere unu de sos contributos prus interessantes pro su rennoamentu de sa polìtica sarda e su de los pòdere interessare est un’obietivu essentziale.

Totu custas sunt unas motivatziones craras e fortes pro cumbìnchere sas diferentes fortzas sardas a sètzere a inghìriu a una mesa, istabilire una lista de puntos – ant a bastare sos chi in ue s’agatat unu cunsensu – e in base a custos chircare sa persone prus adata a si candidare e a èssere portaboghe polìticu de totu s’àrea de sos diferentes sugetos chi la cumponent.

Una manera de favorèssere su cunsensu in una persone cunsistit in fàghere un’elencu de rechisitos chi luego, totus paris, ant a valorare; pro esempru, sa persone indicada diat èssere rapresentativa de una parte sustantziosa de sa sotziedade sarda o de prus partes de sa matessi e reconnota dae totu sos votantes, a prus de sos mèdios de comunicatzione.

In prus: diat dèvere tènnere una cussèntzia crara de s’apartenèntzia pròpia a sa comunidade sarda; èssere persone cun onestade e integridade indiscutìbiles; chi siat caraterizada dae unu cumportamentu dialogante e abertu, pro craresa e seriedade. Una persone capassa de afrontare sas cuntierras cun curretesa, passèntzia e determinatzione.

A pàrrere nostru, diat èssere importante chi custa persone esseret una fèmina. Chi siant, in antis de totu, sas fèminas a la propònnere e atzetare. E totus la devent sustènnere. In ogni modu, unu de sos signales de càmbiu netzessàriu est su de resèssere a fàghere un’issèberu cumpartzidu, de cunsensu, de una persone cumpetente, chi iscat ascurtare e sintetizare.

Sas eletziones europeas sunt dae inoghe a bator meses: su 26 de maju. Serbint 35.000 firmas pro fàghere ammìtere sa candidadura de una sigla non galu presente in su Parlamentu europeu. De custas firmas, unu mìnimu de 3.500 devent èssere regortas in cada una de sas àteras tzircuscritziones, e 21.000 in Sardigna. No est una tarea fàtzile.

Sa parte prus difìtzile est però sa de atzetare de traballare paris, sena chi una parte chèrgiat prevalèssere subra de un’àtera. Est importante duncas a tènnere unu mètodu de traballu craru. E pro custu est ùtile chi b’apat unu nùcleu de garantes, esternu a sos grupos polìticos interessados, chi podat acumprire unu ruolu de mediatzione.

In prus, no esistit impèigu a tènnere aberta custa ipòtesi in su benidore, si no est possìbile a li dare una continuidade pràtica in su momentu.

No ismentighemus chi a livellu internatzionale esistit un’organismu comente sa Alleàntzia Lìbera Europea  (EFA), in ue est possìbile e probabilmente pretzisu pedire un’amparu.

Tentos in contu custos elementos, sos passos pro fàghere parent determinados dae sas tzircustàntzias, dae s’urgèntzia de sos tempos e dae s’importàntzia de s’obietivu matessi.

Unu primu cunsensu intre sas fortzas interessadas si diat pòdere dare in antis de sas eletziones regionales, ca s’issèberu de sustènnere custa initziativa non podet dipèndere dae su resurtadu de su 24 de freàrgiu. Si cherimus favorèssere una maduratzione reale de sas cunditziones fundamentales de su panorama polìticu sardu, bi cheret un’issèberu detzisu e craru cara a sa collaboratzione.

Tocat a comintzare un’arresonu intre nois, un’arresonu parallelu a su protzessu eletorale giai cumentzadu. Bisòngiat chi sos sugetos polìticos sardos presentes in sas eletziones – e fintzas àteras esperièntzias organizativas, reconnotas, mancari non siant candidadas – issèberent sos referentes issoro (unu o prus de unu); chi s’agatent unos garantes chi totus atzetant; chi si traballet pro sebestare sos puntos de cunsensu e sas caraterìsticas de sa pessone chi podat èssere candidada.

Custa initziativa diat èssere a seguru una de sas novidades de prus annotu de sas eletziones europeas imbenientes. Chi sas pessones dae chie podet dipèndere custu issèberu si mustrent, e si movant, paris, in presse.

Stefano Puddu Crespellani

Omar Onnis

Nicolò Migheli

Valeria Casula

Bobore Bussa

Alberto Mario Delogu

Isabella Tore

Francesco Casula

Giuseppe Melis

Michela Murgia

Giagu Ledda

Antonello Pabis

Federica Serra

Angelo Morittu

Una candidatura sarda alle europee

A chi crede nell’importanza di un avvicinamento politico tra i gruppi che rappresentano le istanze dei sardi, vogliamo fare una proposta, stavolta con sufficiente anticipo per esaminarla, discuterla e perfezionarla collettivamente. Proponiamo di ragionare su una candidatura comune alle prossime elezioni europee.

Il punto di partenza è, anzitutto, la consapevolezza dello svantaggio incolmabile a cui è soggetta la Sardegna in ambito europeo. Si è detto molte volte che bisogna agire politicamente per chiedere che il territorio sardo venga svincolato dal collegio comune con la Sicilia, che ha il triplo di elettori, un fatto che penalizza i nostri candidati.

Dobbiamo tenere presente che la “questione sarda” è pressoché ignota a livello internazionale, nonché del tutto assente dal senso comune dei cittadini europei, dai mass media e dai temi presi in considerazione nel dibattito pubblico. Senza rappresentanza a livello internazionale, la Sardegna è invisibile e pressoché sconosciuta.

Ma non siamo del tutto privi di risorse e di strumenti, almeno in potenza. Anche nella condizione attuale, nella vigenza dei trattati che regolano la convivenza degli stati del Vecchio Continente, ci sono diverse cose che potremmo fare. Ma per farle occorre avere una voce, essere riconosciuti, attivare gli strumenti disponibili e le relazioni possibili.

La Carta Europea delle Lingue Minoritarie giustificherebbe un trattamento specifico per la Sardegna, che dovrebbe disporre di seggi esclusivi; ma né l’Italia ha voluto ratificare questa carta, né le forze politiche sarde hanno fatto fronte comune per reclamare i diritti dei propri elettori. Già questo sarebbe un buon motivo a sostegno della proposta.

In secondo luogo, sappiamo che un avvicinamento tra aree politiche tra loro diverse per percorsi e proposte ha bisogno di occasioni di lavoro comune, che consentano di sommare gli sforzi e di avvicinare le persone, di superare diffidenze e scoprire valori comuni. Condividere degli obiettivi concreti ne è un altro fattore essenziale.

Le elezioni europee, proprio perché si svolgono su una scala diversa da quella locale, offrono una opportunità nuova. Riuscire a portare al Parlamento europeo una voce che dia testimonianza della nostra volontà di diventare protagonisti del nostro destino, è un obiettivo di enorme importanza. Perfino se le possibilità di successo sono ardue.

L’orizzonte europeo, così come si è configurato nei suoi rapporti di potere reali, è oggi ben lontano da quelle speranze di uno spazio di giustizia, di cooperazione e di rispetto tra popoli diversi. I grandi gruppi di potere economico e finanziario hanno gioco facile nel dettare le proprie regole a una politica sempre più succube e collusa.

Ha preso piede una rappresentazione di comodo in cui i due contendenti sono da un lato la tecnocrazia guidata dai governi più forti del continente e dall’altro i nuovi sovranismi reazionari. Si tratta di una falsa opposizione, tutta interna al medesimo campo politico del potere oligarchico e anti-democratico.

Tuttavia, qualunque sia il percorso di emancipazione che vogliamo intraprendere come popolo, il contesto politico di riferimento in cui sostenerlo è, anzitutto, quello dell’Unione Europea. Quale che sia il giudizio su di essa e sulla sua configurazione attuale. Per cui è di grandissimo rilievo lottare per portare in quella sede le istanze dei sardi, in compagnia degli altri popoli che perseguono lo stesso obiettivo.

Un altro punto chiave è la possibilità di stabilire rapporti fecondi coi rappresentanti di altri territori e altre comunità, con le quali lo scambio diretto d’informazioni e l’elaborazione di strategie comuni diventa cruciale. Per non parlare di quanto potrebbe aiutarci acquisire una migliore capacità di usare i fondi europei.

Per finire, va detto che in Europa vive e lavora un numero imprecisato di sarde e di sardi che hanno lasciato l’Isola per mancanza di sbocchi, prestando il loro talento ad altre comunità. È dai sardi “disterraus” che può venire uno dei contributi più interessanti per il rinnovamento della politica sarda, e coinvolgerli è, di per sé, un obiettivo essenziale.

Tutte queste sono motivazioni chiare e forti per convincere le diverse forze sarde a sedersi a un tavolo, stabilire una lista di punti —basteranno quelli su cui si riuscirà a trovare consenso— e sulla base di questi cercare poi la persona più adatta a candidarsi e svolgere un ruolo di portavoce politico per tutta l’area dei diversi soggetti coinvolti.

Un modo per favorire il consenso sulla persona consiste nell’elencare una serie di requisiti, da discutere poi insieme; per esempio, la persona indicata dovrebbe essere rappresentativa di una fetta consistente della società sarda o di più porzioni della medesima e riconoscibile da tutti i votanti, oltre che dai mezzi di comunicazione.

Ancora: dovrebbe avere una coscienza chiara della propria appartenenza alla comunità sarda; essere persona di cui non possa essere discussa l’onestà e l’integrità; che si caratterizzi per un atteggiamento dialogante e aperto, per chiarezza e serietà. Una persona capace di affrontare i conflitti con correttezza, pazienza e determinazione.

A nostro parere, sarebbe importante che questa persona fosse donna. Che venisse proposta e riconosciuta anzitutto dalle donne. E sostenuta da tutti. In ogni caso, uno dei segnali di cambiamento necessari è quello di riuscire a fare una scelta condivisa, di consenso, attorno a una persona competente, capace di ascolto e di sintesi.

Le elezioni europee sono da qui a quattro mesi: il 26 maggio. Occorrono 35.000 firme per fare ammettere la candidatura di una sigla non ancora presente al Parlamento europeo. Di queste, almeno 3.500 vanno raccolte in ciascuna delle altre circoscrizioni, e 21.000 in Sardegna. Non è un compito facile.

Tuttavia, la parte più difficile è quella di accettare di lavorare insieme, senza che una parte voglia prevalere sulle altre. Per questo è importante dotarsi di un metodo di lavoro chiaro. E per questo è utile avere un nucleo di garanti, esterno ai gruppi politici coinvolti, che possa svolgere un ruolo di mediazione.

Inoltre nulla vieta di tenere aperta questa ipotesi anche per il futuro, qualora non fosse possibile darle un seguito pratico nell’immediato.

Ancora, non dimentichiamo che a livello internazionale esiste un organismo come l’Alleanza Libera Europea (o EFA), a cui sarebbe possibile e probabilmente opportuno chiedere un sostegno.

Tenuto conto di questi elementi, i passi da fare sembrano determinati dalle circostanze, dall’urgenza dei tempi e dall’importanza dell’obiettivo stesso.

Un primo consenso tra le forze in campo dovrebbe manifestarsi prima delle elezioni regionali, perché la scelta di sostenere questa iniziativa non può dipendere dal risultato del 24 febbraio. Ci vuole una scelta decisa verso la collaborazione, se vogliamo propiziare una reale maturazione delle condizioni di fondo del panorama politico sardo.

Apriamo un tavolo di dialogo, che proceda in parallelo al processo elettorale in corso. Che i soggetti politici sardi presente alle elezioni —e anche le altre esperienze organizzative, pur non candidate ma riconosciute— scelgano i propri referenti (uno o più di uno); che si trovino dei garanti ben accetti da tutti; che si lavori per individuare i punti di consenso e il profilo della persona che possa essere candidata.

Questa iniziativa sarebbe certamente una delle novità di maggior spicco nello scenario delle prossime elezioni europee. Che le persone da cui questa scelta può dipendere si facciano avanti, e agiscano, insieme, al più presto.

Stefano Puddu Crespellani

Omar Onnis

Nicolò Migheli

Valeria Casula

Bobore Bussa

Alberto Mario Delogu

Isabella Tore

Francesco Casula

Giuseppe Melis

Michela Murgia

Giagu Ledda

Antonello Pabis

Federica Serra

Angelo Morittu

 

 

Fonte: Sardegna Soprattutto

Oggi incontro sui temi caldi dell’attualità economica sarda e non solo

5 Febbraio 2019
1 Commento[1]


Oggi, incontro col Prof. Gianfranco Sabattini sui temi caldi dell’attualità economica, dal lavoro al reddito di cittadinanza, dallo sviluppo locale all’Europa. Un’occasione per andare oltre le chiacchiere sulle questioni centrali del presente e del futuro prossimo venturo. Partecipate!

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References

  1. ^ 1 Commento (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi




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