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RedimageOggi, alle 17 dibatteremo della legge Salvini. Come abbiamo già detto, il Csm ha bocciato il decreto, ora legge Sicurezza, perché presenta numerose “criticità” e non rispetta “obblighi” e “garanzie” previsti dalla Costituzione. Ecco, in estrama sintesi, i principali punti critici e i rilievi mossi alla Legge Salvini dal CSM.[1]                                                                                                                                                                                                                                                                                      

Riassumiamo i punti rilevanti della legge sicurezza sulla questione migranti.

Abolizione della protezione umanitaria. Il primo articolo contiene nuove disposizioni in materia della concessione dell’asilo e prevede di fatto l’abrogazione della protezione per motivi umanitari che era prevista dal Testo unico sull’immigrazione[2]. Questo testo prevedeva che la questura concedesse un permesso di soggiorno ai cittadini stranieri per “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”, oppure alle persone che fuggivano da emergenze come conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in paesi non appartenenti all’Unione europea.
La protezione umanitaria poteva essere riconosciuta anche a cittadini stranieri che non era possibile espellere perché possibili bersagli di persecuzione nel loro paese (articolo 19 della legge sull’immigrazione[3]) o perché vittime di sfruttamento lavorativo o di tratta. In questi casi il permesso aveva caratteristiche differenti. La durata variava da sei mesi a due anni ed era rinnovabile. Questa tutela è stata introdotta in Italia nel 1998[4].
Nel 2017 in Italia sono state presentate 130mila domande di protezione internazionale: il 52 per cento delle richieste è stato respinto, nel 25 per cento dei casi è stata concessa la protezione umanitaria, all’8 per cento delle persone è stato riconosciuto lo status di rifugiato, un altro 8 per cento ha ottenuto la protezione sussidiaria, il restante 7 per cento ha ottenuto altri tipi di protezione. Come sottolinea l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), dal gennaio del 2018 le richieste di asilo in Italia stanno diminuendo[5].
Con il decreto, ora legge Salvini questo tipo di permesso di soggiorno non potrà più essere concesso dalle questure e dalle commissioni territoriali. Viene introdotto, invece, un permesso di soggiorno per alcuni “casi speciali”, cioè per alcune categorie di persone: vittime di violenza domestica o grave sfruttamento lavorativo, per chi ha bisogno di cure mediche perché si trova in uno stato di salute gravemente compromesso o per chi proviene da un paese che si trova in una situazione di “contingente ed eccezionale calamità”. È previsto infine un permesso di soggiorno per chi si sarà distinto per “atti di particolare valore civile”.

Estensione del trattenimento nei Cpr. Prima d’ora gli stranieri che sono trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), ex Cie, in attesa di essere rimpatriati potevano essere trattenuti al massimo per 90 giorni. Con la legge Salvini il limite si sposta fino a un massimo di 180 giorni.

Trattenimento dei richiedenti asilo e degli irregolari ai valichi di frontiera. I richiedenti asilo possano essere trattenuti per un periodo al massimo di trenta giorni nei cosiddetti hotspot[6] per accertarne l’identità e la cittadinanza. Il richiedente asilo può essere trattenuto, inoltre, per al massimo 180 giorni all’interno dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Infine, gli irregolari possaoo essere trattenuti negli uffici di frontiera, oltre ai Cpr, qualora non ci sia disponibilità di posti nei Cpr e con l’autorizzazione del giudice di pace, su richiesta del questore.

Più fondi per i rimpatri. E’ previsto lo stanziamento di più fondi per i rimpatri: 500mila euro nel 2018, un milione e mezzo di euro nel 2019 e un altro milione e mezzo nel 2020.

Revoca o diniego della protezione internazionale e dello status di rifugiato. La legge estende la lista dei reati che comportano la revoca dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria: vengono inclusi la violenza sessuale, produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, rapina ed estorsione, furto, furto in appartamento, minaccia o violenza a pubblico ufficiale. La domanda potrà inoltre essere sospesa quando il richiedente abbia in corso un procedimento penale per uno dei reati che in caso di condanna definitiva comporterebbe il diniego dell’asilo. Inoltre, se il rifugiato tornerà nel paese d’origine, anche temporaneamente, perderà la protezione internazionale e quella sussidiaria.

Restrizione del sistema di accoglienza. Il Sistema per l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati (Sprar), il sistema di accoglienza ordinario che è gestito dai comuni italiani, sarà limitato solo a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati. Sarà quindi ridimensionato e cambierà nome.

Esclusione dal registro anagrafico dei richiedenti asilo. I richiedenti asilo non si possono iscrivere all’anagrafe e non possono quindi accedere alla residenza.

Riforma della cittadinanza. La prevede che sia modificata la legge italiana sulla cittadinanza del 1992. La domanda per l’acquisizione della cittadinanza potrà essere rigettata anche se è stata presentata da chi ha sposato un cittadino o una cittadina italiana. Finora le domande per matrimonio non potevano essere rigettate. Il contributo richiesto per la domanda aumenta da 200 a 250 euro, inoltre è prolungato fino a 48 mesi il termine per la concessione della cittadinanza sia per residenza sia per matrimonio. È inoltre introdotta la possibilità di revocare (o negare) la cittadinanza a chi viene condannato in via definitiva per reati legati al terrorismo. La revoca è possibile entro tre anni dalla condanna definitiva, per decreto del presidente della repubblica su proposta del ministro dell’interno.

Veniamo ora, in sintesi, ai rilievi del Consiglio Superiore della Magistratura.
Abbiamo già parlato ieri[7] dell’abolizione dei motivi umanitari, col passaggio da una fattispecie aperta (motivi umanitari, appunto) a un regime di tipizzazione dei permessi, che diventano umanitari “speciali”. Secondo il CSM l’abrogazione di talune delle ipotesi previgenti reca come conseguenza la riespansione della portata applicativa dell’art. 10 Cost. sul diritto di asilo (comma 3 Cost.: ”Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”). Tuttavia, questa – in quanto previsione “aperta” ossia non tipizzata – potrebbe determinare incertezze applicative in assenza di più specifiche disposizioni legislative.
Un ulteriore nodo interpretativo, direttamente conseguente al precedente, riguarda l’incertezza giuridica derivante dalla possibile sovrapposizione di competenze e riti diversi per le controversie derivanti dall’applicazione diretta della norma costituzionale (che appare esulare dalla competenza delle sezioni specializzate) e per quelle derivanti dalle previsioni tipizzate dalla legge, rispetto alle quali sembrano manifestarsi incertezze in ordine al tipo di procedimento da seguire. In altre parole, nella fase di prima applicazione ci sarà incertezza addirittura sulla procedura da seguire nel ricorso alla magistratura e perfino sull’organo giudiziario competente! E, si sa, le incertezze richiedono tempo per essere risolte dalla giurisprudenza, con conseguenze negative per i migranti che invocano la tutela costituzionale davanti ai tribunali.
Altre questioni problematiche si pongono con riferimento alla disciplina del divieto di respingimento, del diniego e della revoca del permesso di soggiorno e della sospensione del riconoscimento della protezione internazionale, in quanto  l’impianto della legge Salvini risulta in molte parti non del tutto coerente con le previsioni costituzionali e sovranazionali. Questa formulazione costringerà a perder tempo in ricorsi alla magistratura e da lì alla Corte costituzionale, con aggravio di spese, attività giurisdizionale e, ciò che è peggio, con gravi disagi per i migranti richiedenti asilo.
Infine, ma non per importanza, quali sono i “paesi di origine sicuri” e quali quelli insicuri, che giustificano l’asilo?  Il CSM rileva come la lista di questi ultimi verrà formata da organi amministrativi e, quindi, si sostanzia in un atto amministrativo, come tale impugnabile davanti al Giudice. Anche qui si crea una iniziale incertezza applicativa, perché resta fermo il potere dell’autorità giudiziaria di annullare o disapplicare l’atto amministrativo e di riconsiderare e ordinare l’inserimento nella lista stessa di un Paese escluso. Ovviamente il giudice dovrà dotare la sentenza di adeguata motivazione, ma l’amministrazione sarà poi tenuta a ottemperare e dunque a dare esecuzione alla sentenza medesima.
In effetti, tutte le nuove leggi creano problemi applicativi che si risolvono nel tempo, man mano che la giurisprudenza sedimenta un orientamento interpretativo. E - come si sa - l’incertezza del diritto è sempre un male. Ma nel caso in cui vengono in considerazione diritti fondamentali, tutelati dalla Costituzione, la formulazione di testi imprecisi e restrittivi conduce all’inaccettabile conseguenza di sospendere o rendere difficile la protezione. Se poi questo è un esito voluto da chi presenta il disegno di legge, la cosa è di assoluta gravità, si risolve in una voluta violazione di diritti fondamentali.

CSM - Parere decreto sicurezza (delibera 21 novembre 2018)[8]

References

  1. ^ rilievi mossi alla Legge Salvini (www.lentepubblica.it)
  2. ^ Testo unico sull’immigrazione (www.camera.it)
  3. ^ legge sull’immigrazione (www.camera.it)
  4. ^ Questa tutela è stata introdotta in Italia nel 1998 (www.camera.it)
  5. ^ stanno diminuendo (twitter.com)
  6. ^ hotspot (www.internazionale.it)
  7. ^ parlato ieri (www.democraziaoggi.it)
  8. ^ CSM - Parere decreto sicurezza (delibera 21 novembre 2018) (www.lentepubblica.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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La Sardinia  volgarmente Sardignia, come attesta Tolomeo è circondata a oriente dal mare Tirreno, a meridione dal mare d’Africa, a occidente dal mare Sardo e a settentrione dal mare che la separa dalla Corsica”. Così inizia la Sardinia brevis historia et descriptio, scritta nel 1549 da Sigismondo Arquer e pubblicata l’anno successivo a Basilea da Sebastian Münster nella sua Comosmographia universalis.

Grazie al grande umanista cagliaritano, arso vivo per la sua opera a Toledo nel 1571, l’isola  è presente nella Comosmographia; tappa fondamentale nella storia dell’umanità perché racconta il mondo allora conosciuto con un corredo cartografico mai visto prima.

Non stupisce che la prima opera storico-geografica dell’evo moderno, insuperata narrazione della Sardegna, esordisca sottolineandone la sua collocazione al centro del Mediterraneo, le distanze interne, quelle dalla terraferma, in particolare dall’Africa, e il tempo necessario per percorrerle.

In un’ipotetica bibliografia ad uso di chi si propone per essere classe dirigente della Sardegna l’opera di Sigismondo Arquer dovrebbe essere messa come prima; non solo per ricchezza di contenuti, per realismo nel definirli, per profondità e pragmatismo nel fotografare luci e ombre, ma soprattutto perché individua nelle fragili pedagogie delle sue classi dirigenti  un vero nodo gordiano.

Abbiamo voluto iniziare questa Lettera aperta ai Parlamentari sardi per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione con la citazione di Sigismondo Arquer perché fu tra i primi intellettuali sardi che ebbe coscienza delle potenzialità della propria terra ma anche dei suoi oggettivi e strutturali  limiti. Lo facciamo nella convinzione che i Parlamentari sardi di oggi sapranno essere più incisivi, propositivi, e risolutivi di quelli del passato nella dialettica col governo centrale, perché alla Sardegna siano conferite pari opportunità.

Il lungo percorso compiuto dal Comitato per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione e da migliaia di cittadini/e sardi/e  affinché sia recepita in Costituzione la dicitura  “Lo stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità e dispone le misure necessarie a garantire una effettiva parità ed un reale godimento dei diritti individuabili e inalienabili” deve subito arrivare al traguardo.

Lo chiedono oltre 110mila sardi e italiani che reclamano la necessità di rendere sempre più forte la coesione nazionale ed europea, specie in un momento così problematico.

Il diritto dei cittadini e delle cittadine delle isole ad avere pari opportunità, analoghi punti di partenza di connazionali e di qualunque cittadino europeo, è la vera interfaccia di quell’interdipendenza tra Stati  membri e all’interno di questi tra terraferma e isole che i padri fondatori dell’Europa Unita sognarono.

E’ necessario che accada ora e che non si perda altro tempo. Per quale ragione? E’ fattuale che la situazione socioeconomica e strutturale della Sardegna e delle isole, mai come oggi è resa più grave da insularità, distanza, geografia, e topografia. Fattori la cui somma,  persistenza, e cumulo costituiscono un pesante danno e un insistente freno, perché ostativi ad ogni tentativo di sviluppo. Nonostante i trattati comunitari e internazionali infatti i sardi, i siciliani, e i/le cittadini/e delle isole minori, continuano ad avere uno svantaggio infrastrutturale e strutturale. Specie negli attuali processi sovralocali che li rendono ancora più marginali.

Per queste ragioni ci rivolgiamo a voi Parlamentari eletti in Sardegna affinchè  il principio di insularità diventi un principio costituzionale, insostituibile modo per colmare gli svantaggi. L’insularità, la Specialità di Sardegna e Sicilia sono parte dell’identità costituzionale/nazionale; e per tale ragione, gli aderenti al Comitato per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione, ritengono che sia giunto il momento della risoluzione, consapevoli che senza il Vostro contributo sarebbe concretamente impossibile.

Vi ringraziamo a nome di quanti hanno firmato per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione confidando anche in Voi che rappresentate la Sardegna ai massimi livelli

Roberto Frongia, Presidente Comitato per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione

Maria Antonietta Mongiu, Presidente  del Comitato scientifico per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione

Fonte: Sardegna Soprattutto

Tonino Dessì

TOPSHOT - People block Caen's circular road on November 18, 2018 in Caen, Normandy, on a second day of action, a day after a nationwide popular initiated day of protest called

La rivolta di piazza francese viene a mio avviso tirata da giorni per la giacchetta, pardon, per il gilet, da troppe parti.
Oggi Trump ne sponsorizza i tratti “sovranisti” in chiave antieuropea e persino a sostegno del negazionismo climatico e antiambientalista cui si ispira la sua amministrazione.
Francamente non sono in grado di capire quanto una lontana interferenza di tale provenienza possa influire sull’evoluzione del movimento, se non incoraggiando l’estrema destra francese a tentare di cavalcarla e di infiltrarla.
Per converso si osservano anche convergenze con i gilets jaunes di movimenti studenteschi e di ambienti sindacali vicini alla CGT e al sindacalismo di base.
Non vedo, nonostante tutto, spazi per un’evoluzione neofascista della scossa sociale francese, rispetto alla quale il lepenismo stesso sembra ai margini.
Semmai mi pare assai difficile considerare ispirata a un approccio politico democratico e soprattutto efficacemente dialogante la reazione del Presidente Macron e del suo Governo.
La rivolta ha avuto la sua scintilla nell’aumento delle accise sui carburanti per autotrazione, inopinatamente presentato come misura di politica ecologica.
Ma politiche “ecologiche” basate su balzelli aggiuntivi peggiorativi della situazione economica di ceti sociali che si sentono già pesantemente gravati da politiche fiscali e salariali generalmente restrittive, in una condizione di ampliamento delle diseguaglianze che per un lungo periodo ha favorito i più ricchi, possono provocare reazioni oppositive anche durissime.
La scintilla ha così finito per scatenare un incendio di vaste proporzioni, che va coinvolgendo ampi settori della società francese e che investe non solo la politica economica della Presidenza in carica, ma anche le compatibilità generali cui si sono attenute precedentemente le forze politiche tradizionalmente dominanti alternatesi al governo del Paese.
A fronte di questa ampiezza e radicalità del movimento, la presidenza Macron, che al di là dell’iniziale cosmesi mediatica, è una presidenza “centrista”, si sta rivelando debole e credo ormai destinata a un insuccesso ineluttabile.
Tornando alla rivolta, alcuni tratti evidenti dovrebbero far riflettere anche chi cerca di tirarla politicamente verso destra in Italia.
Questa rivolta, per quanto al momento indubbiamente “bianca” dal punto di vista “etnico”, non si rivolge infatti verso “il basso”, nemmeno verso concittadini figli dell’immigrazione, neppure ha come bersaglio gli immigrati.
Si scontra invece direttamente col potere politico, visto come interprete e difensore degli interessi dei poteri economici e finanziari.
Se proprio dovessi speculare sulla situazione italiana guardando a quella francese, forse mi azzarderei a dire che la nostra specifica dinamica politica ha prodotto una situazione nella quale la formazione di una coalizione fra Lega e M5S è capitata proprio “opportunamente” per evitare uno scontro simile a quello francese.
Questa nostra coalizione infatti, più o meno consapevolmente, sta indirizzando lo scontro sociale non sul bersaglio grosso (certo, meno facile da individuare nell’intreccio camaleontico dei poteri “forti” italiani, di quanto non sia nella più netta divisione in classi francese), bensì verso il basso (profughi, migranti, immigrati, rom, emarginati, homeless, accattoni) e orizzontalmente, introducendo cunei e divisioni nell’ambito dei ceti di condizione economica bassa, medio-bassa, media, sia su questioni afferenti allo stato sociale, sia su questioni afferenti ai diritti civili.
C’è anche, nell’impostazione della politica economica e finanziaria del Governo italiano, una abbastanza rozza convinzione di poter attenuare le tensioni con misure che non ridistribuiscono la ricchezza “prodotta”, bensì distribuiscono risorse finanziarie virtuali derivanti dall’aumento del rapporto fra deficit e PIL.
In realtà un centrismo piuttosto neodemocristiano, benché spostato a destra anche con qualche tratto feroce (ma non del tutto inedito), sembra il connotato del populismo all’italiana.
È uno scenario senz’altro mistificatorio, assai lontano dalla capacità e direi anche dalla volontà di affrontare le questioni sociali strutturali italiane.
Ma se può contare, come del resto accade in Francia, sull’inesistenza di una credibile opposizione partitica progressista e di sinistra, non sarei così sicuro che non finisca per impattare prima o poi su reazioni sociali oppositive, anche radicali, aventi radici, motivazioni e obiettivi analoghi a quelli francesi.
Un caldo suggerimento agli analisti, infine.
La Francia è l’ultimo Paese europeo a poter accusare la UE delle proprie condizioni attuali. Ha goduto di franchigie politiche, finanziarie, economiche, ben superiori a quelle mai concesse all’Italia quale che ne fosse il Governo pro tempore.
Affidando perciò alla geopolitica internazionale o anche solo europea la spiegazione di quanto accade nei singoli Paesi, si rischia di cadere in illusioni ottiche ideologiche e poco realistiche.
Meglio stare ai fatti nella loro concretezza.

Fonte: Democrazia Oggi

Red

Domani, d iniziativa del CoStat e dell’ANPI, alle 17 nella Sala della Fondazione di Sardegna in via S. Salvatore d’Haosta n. 10 si terrà un importante incontro, con relazioni di esperti, per l’illustrazione e la discussione della legge Salvini. Per favorire la riflessione ecco la sintesi di un parere del CSM sulla legge appena entrata in vigore.

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Com’è noto, una delle “novità” che suscita maggiore allarme fra i democratici è l’eliminazione della clausola aperta di protezione per motivi umanitari. Su questo punto si incentrano le manifestazioni contro il decreto, ormai legge Salvini. Secondo il CSM però questa modifica non dovrebbe elimire l’accoglienza per motivi umanitari. Inzitutto perché prevista in regolamenti comunitari, e poi perché è desumibile dall’art. 10 Cost. sul diritto d’asilo. Come si vede, la Carta è sempre l’argine a tutti i tentativi di passi indietro nella legislazione del nostro Paese.
Ecco cosa dice sul punto il CSM in un parere sulla legge Salvini.

Nelle intenzioni del legislatore, l’eliminazione della clausola aperta di protezione per motivi umanitari è ricollegata all’assenza di una normativa europea che obblighi gli Stati membri  a  introdurre  nei  propri  ordinamenti  nazionali questa forma  di  protezione  umanitaria (cfr. Relazione al decreto-legge). La Relazione illustrativa sottolinea, infatti, che la direttiva 115/2008/UE non impone la tutela per generiche ragioni umanitarie, ma prevede la possibilità che gli Stati amplino l’ambito delle forme di protezione tipiche, per casi particolari, sino  ad  estenderlo  ai  motivi  “umanitari”,  “caritatevoli”  o  “di  altra  natura”,  rilasciando  un permesso di soggiorno autonomo o un’altra autorizzazione che conferisca a un cittadino di un Paese terzo irregolare sul territorio dello Stato il diritto di soggiornarvi.
In realta’, la protezione per motivi umanitari è riconosciuta anche da altre norme europee,  quali l’art. 25 Regolamento CE/810/2009 che prevede, infatti, un codice comunitario dei “visti con validità territoriale limitata rilasciati eccezionalmente” per “motivi umanitari o di interesse nazionale” e validi solo “per il  territorio dello Stato membro di  rilascio”. Il c.d.  codice   frontiere Schengen consente,  inoltre,  agli  Stati  membri  di  autorizzare  l’entrata  di  uno  straniero  nel proprio  territorio  “per  motivi  umanitari  o  di  interesse  nazionale  o  in virtù  di  obblighi internazionali”.
Il diritto eurounitario, pertanto, considera la protezione umanitaria come forma di tutela non episodica, ma riservata alla legislazione nazionale.
La  Corte  di  Giustizia  dell’Unione  Europea  ha,  peraltro,  chiarito  che  gli  Stati  membri possono concedere forme di protezione umanitaria e caritatevole, diverse e ulteriori rispetto a quelle riconosciute dalla normativa europea, purché non modifichino i presupposti e l’ambito di applicazione della disciplina derivata dell’Unione.
La prima ricaduta connessa all’abrogazione della protezione per motivi umanitari comporta o rende verosimile la riespansione dell’ambito di operatività dell’art. 10 Cost..In effetti, prima  degli  interventi  eurounitari  sulla  protezione internazionale  e  sulla   revisione  di  forme  di  “tutela  umanitaria”,  veniva  data attuazione all’asilo  costituzionale  mediante  l’applicazione  di retta  dell’art.  10,  comma  3  Cost. ,  avendo ritenuto  la  giurisprudenza,  già  richiamata,  che  detta  norma  configuri  un  “vero e proprio diritto soggettivo all’ottenimento dell’asilo, anche in mancanza di un a legge che, del diritto stesso, specifichi le condizioni di esercizio e le modalità di godimento” (Cass. S.U. n. 4674/1997) . La successiva adozione, da parte del legislatore europeo e italiano ha quindi fornito  una  nuova  e  diretta  “copertura”  al  diritto di  asilo, che ha svolto efficacemente, fino ad ora,  un  ruolo  di  reale  “contenimento”  delle  ipotesi di  tutela  dello  straniero  vulnerabile, contribuendo   all’attuazione  degli  indicati  diritti costituzionali  e  facendo  venir  meno  la necessità del ricorso diretto all’applicazione della norma “aperta” rappresentata dall’art. 10 Cost..
Orbene,  la  tipizzazione  legislativa  delle  ipotesi  di  protezione  realizzata  con  il  decreto-legge Salvini,  in  astratto  pienamente  legittima,  e,  per  alcuni  versi  anche  auspicabile  in un’ottica di certezza del diritto, è però certamente non esaustiva, essendo ipotizzabili mutevoli e varie situazioni di vulnerabilità, potenzialmente idonee a fondare la richiesta di protezione dello   straniero   per   motivi   umanitari.  L’abrogazione  dell’istituto  della  protezione  per  motivi umanitari  potrebbe  condurre  ad  una  riespansione  dell’ambito  di  operatività  dell’art.  10, comma 3 Cost. (”Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”) immediatamente azionabile innanzi al giudice ordinario. Parimenti analoga riespansione   potrebbe   verificarsi   con   riferimento  a diverse   posizioni   soggettive costituzionalmente  garantite,  quali,  ad  esempio,  quelle  afferenti  il  diritto  alla  salute  (art. 32 Cost.), ciò anche in considerazione della tassatività dei casi previsti per il rilascio dei permessi c.d. speciali. Quindi anche la tutela della salute dei migranti potrebbe essere motivo per il rilascio del permesso di soggiorno.
La coneguenza grave della legge Salvini è che comporta il verificarsi  di un’incertezza sullo status dello straniero  al quale  è  riconosciuta  la  tutela  dei  diritti  costituzionali,  senza  la  mediazione  della legge. Infatti il vuoto legislativo rimette all’autorità giudiziaria il compito di definire il perimetro della  condizione  del  titolare  del  diritto,  con  riferimento,  ad  esempio,  al  divieto  di respingimento, al diritto a soggiornare nel territorio dello Stato, all’accesso al lavoro, alle cure mediche,  ai  servizi,  all’iscrizione  anagrafica,  laddove,  invece,  il  permesso  per  motivi umanitari  determinava  (e  determina  nel  caso  dei  “neo”  permessi  per  casi  speciali)  una condizione  ben  definita.  La  conseguenza di  tale condizione  di  incertezza,  generata  dalla legge Salvini, è  un incremento  del  contenzioso  ed  un  ritardo nella tutela dei diritti fondamentali degli stranieri vulnerabili. Insomma, la nuova disciplina costringerà i migranti con le loro associazioni di protezione a molti ricorsi alla magistratura prima che si formi una giurisprudenza che neutralizzi la cancellazione dei motivi umanitari in legge. Salvini alla fine prenderà un pugno di mosche, ma quante sofferenze infliggerà prima che la Corte costituzionale e i giudici pongano rimedio ai suoi sfasci?

Fonte: Democrazia Oggi

Amsicora

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 (la legge regionale elettorale truffa: stavolta a chi tocchera?)

Avviso ai naviganti democartici, di tutte le bandiere, tendenze e sfumature! Rendo noto a tutti, nessuno escluso, che in questa campagna elettorale regionale sarò ruvido e ispido, che dico? peggio!, sarò scontroso, urticante, intrattabile, dirò la mia senza reticenze, anche a rischio di scontentare qualche politico.
Vi confido, ma non fatene parola neanche in casa, che mi è giunta voce che qualcuno si è già risentito. Critica troppo netta, quasi aspra. Ma la critica, se argomentata, non è mai segno di inimicizia, al contrario è manifestazione di attenzione, è auspicio di correzione. Del resto, non sono i filosofi della scienza  a dire che la storia della della verità coincide con la storia dell’errore. E’ la scoperta dell’errore e la sua correzione che ci dà una nuova acquisizione, una più fondata conoscenza, valida fino a prova contraria. E’ questo il moto della libera ricerca e del progresso. Ahime! Lo so qui non siamo nel mondo alto della filosofia, qui siamo terra-terra, ma il ragionamento vale anche nel pollaio regionale. Quindi, confermo, bando al buonismo!, sarò antipatico, ma a fin di bene e senza malanimo o inimicizia.
E allora, dico subito che quattro candidati presidenti contro l’unico del centrodestra sono troppi, è la via della sconfitta certa, sicura, matematica. Per essere chiari, democratici di tutte le tendenze!, Zedda e Desogus spaiati puntano ad arrivare secondi, Murgia e Maninchedda a superare lo sbarramento e ad avere il diritto di tribuna in Consiglio. Niente più! Così divisi, il centrodestra ha partita vinta, senza combattere. Salvini, come Cesare, potrà dire di rientro dalla terra sarda: veni, vidi, vici, andai, vidi, vinsi. Mi viene il sangue alla testa solo a pensarlo!
Zedda, foglia di fico del PD in liquefazione, si impiccherà, politicamente parlando, alla legge truffa elettorale pensata dal PD e da FI per far fuori il M5S. Agli apprendisti stregoni, spesso sfuggono di mano e si ricoltano contro se stessi i malefici ideati contro gli altri.  Il dato è questo: con una legge ipermaggioritaria, elaborata per un sistema bipolare, chi aggrega il massimo delle forze vince, gli altri, in ordine sparso, perdono. Porca miseria! Zedda e Desogus si stanno prendendo una bella responsabilità, di cui devono e dovranno rendere conto non ai loro iscritti, ma a tutti i sardi. Dai sondaggi che girano, il centrodestra sarebbe al 40% e poco più, solo Zedda e Desogus insieme sarebbero al 45%, con incremento di qualche punto con Murgia e Maninchedda. Il conto è presto fatto: Solinas e sopratutto Salvini, con un’alleanza PD-M5S, verrebbe malamente stoppato, andrebbe via dalla Sardegna con la coda fra le gambe.
Compagni ed amici, sarò franco: a me e alla maggior parte dei sardi che Zedda entri o non in Consiglio regionale poco frega e ancor meno che entrino i suoi amichetti. E che tange se Desogus, battuto da Solinas-Salvini, porti in via Roma una pattuglia di sconosiuti pentastellati? Idem per Murgia e Maninchedda. Per me ciò che conta, qui ed ora, è metter sù un progetto unitario che consenta di far sì che nella terra di Lussu e di Gramsci non vinca il lupo leghista. E per far questo non servè la bella faccia di Zedda, le regionarie di Desogus o is Primarias di Maninchedda. Serve mettere la Sardegna al posto delle loro rispettabili, ma piccole persone, anteporre a quello dei singoli, l’interesse generale dell’Isola. I sardi prima di ogni cosa.
Compagni ed amici, non paia ruvidezza, ma voglia di verità. Zedda rappresenta non un aggregato di forze ascendenti, ma un’accozzaglia di residui: del PD in dissoluzione, degli spezzoni della sinistra frantumati dalle loro lotte intestine, dal loro opportunismo fino ad essere ormai irrilevanti. Massimo è il capofila di Campo progressista, ormai esistente (si fa per dire) solo in Sardegna. di un PD sulla strada dell’ulteriore e finale scissione. Insomma - è doloroso dirlo - Massimo capeggia un coacervo di scarti d’elettorato. E Desogus? Sembra una brava persona, ma la legittimazione che gli viene da 450 voti presi in Regionarie clandestine è troppo poco per dargli l’investitura a governare l’isola e a rimuovere i suoi mali endemici e quelli aggiuntivi della giunta Pigliaru. Maninchedda vuole nascondere la sua politica sempre all’ombra del potere (di centrosinistra o di centrodestra poco importa) con un’iniziativa “un clic per la Natzione“, che è risibile e impresentabile a persone di media serietà e cultura, in fondo - non me ne voglia Paolo - una presa per i fondelli. Murgia è dignitoso e preparato, ma si arrabatta a superare lo sbarramento del 5%.
Amici miei, rispetto a queste liste l’armata Brancaleone era una potenza! Eppure, eccetto il M5S, tutti gridano, all’indirizzo di Salvini, un giorno sì e l’altro pure, “al lupo fascista, al lupo fascista!“. Non credo che nelle regioni governate dalla Lega la preoccupazione fondamentale sia mettersi i gambali e usare olio di ricino e manganelli. Mi pare che il focus dei gruppi dirigenti leghisti sia centrato più sugli affari, grandi opere, appalti, sanità privata. Ma non nego che Salvini, coi suoi proclami infami e i suoi atti di governo, alimenti un humus pericoloso, perché crea un clima di intolleranza e di prevaricazione nei confronti dei diversi, che è un elemento fondante del fascismo. Quindi anche a me fa imbufalire solo l’idea che la terra di Lussu e Gramsci venga profanata dalla vittoria leghista. Ma sono già grandicello per prendere il fucile e andare in montagna, penso sia meno faticoso e più semplice rersistere col voto. Compagni e compagne!, voglio una lista, capace di battere il lupo leghista! Siamo in tempo. Per farlo Zedda e Desogus devono smetterla di lavorare per arrivare secondi, e Maninchedda e Murgia per superare lo sbarramento. Ci vuole uno scatto di responsabilità. Uniti si arriva primi, si vince, senza perdere ciascuno la propria identità, per chi ne ha. Non credo che i rottami della ex sinistra possano saldarsi e rifondarsi nella sconfitta, nè che i pentastellati possano dare un contributo anche alla battaglia nazionale di contenimento della Lega lasciandola vincere a man bassa da noi. Maninchedda, se vince Salvini, la Natzione se la sogna, e Murgia tornerà a fare l’onesto e diligente funzionario europeo. Se vogliono sbattere la testa al muro, si accomodino. Io non ci sto!

Fonte: Democrazia Oggi





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