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Democrazia Oggi - In Sardegna (e non solo) il futuro è legato all’evoluzione del M5S

14 Giugno 2018Nessun commento

Andrea  Pubusa

Democrazia Oggi - In Sardegna (e non solo) il futuro è legato all’evoluzione del M5S

Si sta giocando una partita importante sul futuro della nostra democrazia. La formazione di un governo, espressione delle forze parlamentari e non delle oligarchie politico.finanziarie ha segnato un punto in favore di un ritorno alla normalità costituzionale. In questa direzione, al di là del merito politico, va dato atto al M5S e alla Lega di aver impresso una forte spinta in favore di una soluzione parlamentare della crisi. Renzi e il PD, con la loro indisponibilità perfino alla interlocuzione coi pentastellati, hanno remato nella direzione opposta con la finalità manifesta di creare uno stallo per favorire una soluzione presidenziale sul modello dei precedenti imposti da Napolitano.La miopia e la irresponsabilità del PD è grave, perché il futuro della democrazia italiana si gioca intorno all’evoluzione del M5S, che è la maggior forza del paese. E’ di tutta evidenza, pertanto, che se il PD avesse avuto un senso minimo di responsabilità democratica, avrebbe dovuto fare ogni sforzo per accompagnare l’evoluzione del M5S, incanalandolo nell’alveo del centrosinistra. Non averlo fatto, con la conseguente alleanza di Di Maio con la Lega, crea una grave incertezza per il futuro del Paese. Intanto, chiamandosi fuori, il PD lascia che il ring, entro il quale si gioca la partita, comprende solo due contendenti, il M5S e la Lega, con  la probabile vittoria di quest’ultima, non tanto per un tracollo dei grillini quanto per il fatto che Salvini mantiene saldo il legame col retroterra del centrodestra. La sua ascesa, anche con le proiezioni attuali, ci dicono che l’aventino PD consegna a Salvini il futuro governo dell’Italia giacché il M5S, senza alleati nell’area di centrosinistra. sarà probabilmente ancora primo partito, ma senza maggioranza.La vicenda dell’Aquarius e dei migranti fotografa nitidamente la possibile evoluzione della situazione. Il PD e LeU rimangono arroccati su una posizione moralistica, rispettabile, ma imbelle, mentre Salvini avanza perché dà la sensazione e non solo quella di aver smosso le acque nei riguardi di un’Europa che, con la sua austerità e la sua macelleria sociale, non ha mai entusiasmato la sinistra. Basta che Salvini, al momento giusto, provochi la crisi di governo e diventerà il nuovo premier. Questo è l’esito finale della avventura politica del trombettiere di Rignano.In questa situazione preoccupante, in vista delle regioanli sarde, l’area democratica che sta fuori dalle sigle autoreferenziali della sinistra, ha quattro possibili alternative: a) appoggiare il PD e i suoi alleati; b) formare una concentrazione delle sigle a sinistra del PD (c.d. unità della sinistra); c) contrastare il centrodestra, dando una mano al M5S nelle forme possibili; ovvero d) stare nell’area dell’astensione.Orbene, l’opzione a) e b) sono votate alla quasi certa sconfitta, con vittoria del centrodestra. La formazione di una concentrazione progressista in appoggio, nelle forme possibili, ai pentastellati, può aggiungere a questa coalizione quei voti decisivi per battere il centrodestra e dare all’Isola un governo del cambiamento. L’astensione rende più probabile la vittoria del centrodestra.Non mi sfugge che molti dell sinistra diffusa nutrono perplessità sul M5S. Ma vorrei ricordare che i pentastellati sono stati decisivi nella difesa della Costituzione e per la vittoria del NO il 4 dicembre 2016. Ed ancora che tutte le loro azioni si inscrivono in un quadro d’iniziativa democratica, dalla moralizzazione della vita pubblica, all’attenzione verso i ceti popolari. Per cui non si giustifica la pregiudiziale chiusura nei loro confronti. Semmai vanno aiutati a essere un’alternativa al centrodestra. E questo si può fare aprendo con loro un dialogo, anziché con un atteggiamento di chiusura e di contrapposizione.Ecco perché qui in Sardegna in questi mesi si gioca una partita importante non solo per il futuro govermo dell’Isola, ma anche per il Paese. Le azioni molecolari dal basso, messe insieme, oggi come non mai concorrono a determinare il destino politico prossimo venturo.

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