sardanews

Lo schiaccianoci (Credit Massimo Danza)-2

In principio fu soltanto il passo a due in una calda serata dell’agosto del 1957 all’Anfiteatro Romano. Poi dal 1965 una presenza ben nutrita del balletto completo e oggi, addirittura la quarta produzione, negli ultimi quindici anni, di Schiaccianoci, popolarissimo balletto del grande Čajkovskij, in scena al Teatro Lirico di Cagliari.

Questa volta, però, non si tratta dell’ennesima compagnia di balletto che viene dall’estero né di una produzione tradizionale: è una versione colorata e sognante per la coreografia e regia di Amedeo Amodio.

Risale ormai a trent’anni fa ma non dimostra assolutamente l’età grazie anche alle scene e ai costumi di Emanuele Luzzati. Costumi vivacissimi con parrucche altrettanto variopinte e caricaturali, uccelli con chiari riferimenti al Papageno mozartiano, nonni incorporati nella poltrona come nel miglior Alberto Savinio. Insomma un tripudio di inventiva che cattura tutti, bambini compresi.

Il clima natalizio, anticipato peraltro di un mese pur senza il rituale albero ma con i doni e il presepe, è ancora al centro del balletto, però con una sottile vena malinconica che punta sulle inquietudini sottese nella storia del tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffman (1816) che Amodio riprende senza il filtro di Alessandro Dumas padre presente nella coreografia del 1892.

È il lato oscuro che si nasconde dentro ogni fiaba al di là della semplice trama come da tempo ci hanno insegnato Vladimir Propp e Umberto Eco e che investe tutto il mondo dei bambini con le loro paure. Non è dunque un caso che al centro della trama ci sia Drosselmeier che non si limita a fornire i doni natalizi ma diviene il vero deus ex machina introducendo e dando vita alle fantasie oniriche della protagonista, dapprima bambina poi giovane che scopre l’amore.

Così il sogno è danzato secondo le regole del balletto classico e le sue tradizioni mentre l’antefatto si affida soprattutto alla pantomima, a movimenti di modern dance e a un gioco d’ombre di grande fascino, utile a dipanare la trama della storia (ideazione del Teatro Gioco Vita). Non mancano i consueti numeri “etnici” con la danza spagnola, araba e cinese né i giochi acrobatici circensi ma è tutto l’insieme a rendere godibilissimo il balletto fino a incantare grandi e piccoli.

Al centro dello spettacolo sono Liudmila Konovalova e Alexey Popov, rispettivamente Clara e Schiaccianoci, appartenenti alla gloriosa scuola russa del balletto. Essi volano letteralmente sul palcoscenico con una carica espressiva e grande tecnica che trova il culmine nel grande pas de deux del secondo atto. Accanto a loro i solisti e il corpo di ballo Daniele Cipriani Entertainment animano il balletto con grandi capacità e affiatamento.

Alessandro Ferrari dirige funzionalmente alla danza l’orchestra del Teatro Lirico e il coro di voci bianche del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina”, preparato da Enrico Di Maira. Successo pieno e teatro esaurito che ha accolto con calore anche Amedeo Amodio, comparso per i saluti finali.

*Foto di Massimo Danza ©

Lo schiaccianoci: Balletto in due atti, dal racconto Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann – Coreografia e regia Amedeo Amodio – Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij

venerdì 16 novembre, ore 20.30 – turno A / sabato 17 novembre, ore 19 – turno G/domenica 18 novembre, ore 17 – turno D/martedì 20 novembre, ore 20.30 – turno F/mercoledì 21 novembre, ore 20.30 – turno B/ giovedì 22 novembre, ore 20.30 – turno I/venerdì 23 novembre, ore 20.30 – turno C/sabato 24 novembre, ore 17 – turno E

 

Fonte: Sardegna Soprattutto

Sì, è un encomio solenne quello che si merita la bella Dipladenia, o Mandevilla che dir si voglia: un encomio per la sua capacità di rallegrare i terrazzi di tutti noi, per puro altruismo e senza chiedere quasi nulla.

Non sono un esperto di arbusti e fioriture, ma devo dire che raramente mi è capitato di avere a che fare con un rampicante così disponibile a crescere facilmente, ed in fretta, ed a produrre fiori in quantità così elevata e per un tempo così lungo.

image
Ecco un fiore, ripreso ieri, fra i tanti di una Dipladenia che vegeta nel mio balcone; un imbuto semplice ed elegante, con colori che vanno dal bianco al rosa al rosso.

Difficile che non dia buon esito questa pianta; si potrebbe quasi dire che sia a prova di "pollice nero", come quelli che spesso si incontrano nei terrazzi condominiali.

E' un arbusto di origine sudamericana, importato e distribuito in Italia dai vivaisti non da tantissimi anni, ma diventato ormai molto comune proprio per le sue innegabili qualità; si deve aggiungere inoltre che anche le foglie sono belle, verde intenso, lucide e piuttosto coriacee. Dicevamo che la Dipladenia è rampicante, molto poco esigente anche per questo; non disturba la struttura che la accoglie, e se si avviluppa ad un'altra pianta non tende a soffocarla. Unico difetto, se tale si può chiamare, è che non è resistente alla malefica cocciniglia, per cui con il nostro clima in estate necessita di controllo ed eventuale trattamento  per questa piaga.

Mi accorgo di aver scritto una sorta di panegirico, ma credo di poter dire che la Dipladenia meriti le  parole di apprezzamento che ho speso per lei ed il suo valore giustifichi la digressione di questo post rispetto al mio solito ambito di conoscenza.

   

Fonte: Cagliari in Verde

noPad

Left. L ‘unico giornale di sinistra 15 novembre 2018. «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Così la Costituzione antifascista, ad incipit dell’articolo 21. Che poi prosegue: «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».

La libertà di stampa ha un’importanza vitale per la democrazia. Anche il presidente della Repubblica Mattarella ha sentito la necessità di ribadirlo già in due occasioni in quest’autunno contrassegnato da una ridda di attacchi a chi fa informazione da parte di ministri e portavoce di governo. Sempre più colleghi che lavorano ad inchieste scomode subiscono perquisizioni e intimidazioni.

Sempre più sono le querele intimidatorie che colpiscono anche chi fa satira, come denuncia Vauro con un suo corsivo su Left. Un giornalismo autorevole, basato sulla verifica delle fonti, sulla ricerca della verità e dell’approfondimento, apre la strada a una discussione pubblica sul senso di ciò che accade. Che il mondo dei media si articoli in una pluralità di voci, è fondamentale per ampliare l’opinione pubblica informata, attiva, critica, capace di non lasciarsi abbindolare dalle fake news e dalla propaganda.

«Conoscere per deliberare», diceva non un comunista, ma il liberale Luigi Einaudi. Ma tutto questo oggi non aggrada ai picconatori della democrazia rappresentativa. Dando uno sguardo alla storia vediamo che regimi fascisti e teocratici da sempre usano la censura e l’olio di ricino contro chi osa pensare liberamente. Ma anche i governi populisti se la prendono con chi fa informazione.

Alla dialettica e al confronto preferiscono la demagogia, le arringhe dai balconi, puntano a far fuori ogni fastidiosa intermediazione per parlare direttamente alla cosiddetta pancia della gente, a chi ha meno strumenti, ai delusi di un centrosinistra barricato ai Parioli, a chi, anestetizzato da trent’anni di tv commerciali, è disposto a bersi la politica-spettacolo propalata dalla piattaforma Rousseau (vedi Left del 2 agosto 2018, Eclisse di democrazia).

«Pennivendoli e puttane», «Infimi sciacalli», tali sono i giornalisti secondo esponenti di primo piano del M5s come Di Battista e come il ministro e vice-premier Di Maio (che così facendo accusa se stesso visto che il suo nome compare nell’elenco pubblicisti dell’Ordine della Campania).

Perfino l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, questa volta, ribadisce «l’esigenza di un’informazione libera, pluralista, rispettosa della dignità delle persone, del ruolo delle forze politiche e dell’autonomia professionale dei giornalisti». «Ogni attacco agli organi di stampa rischia di ledere il principio costituzionale di libera manifestazione del pensiero, che è alla base del pluralismo dell’informazione e del diritto di cronaca e di critica» si legge in una nota dell’Agcom.

Tutt’altro che parte della casta (ormai moltissimi giornalisti in Italia vivono in condizioni di precariato estremo) redattori e freelance nei giorni scorsi sono scesi in piazza (#giùlemanidallinformazione) rivendicando il proprio diritto/dovere di informare. Giornalisti dalla schiena dritta, come scrive autorevolmente Antonio Cipriani in questo sfoglio, che vantano senso di responsabilità, passione per il proprio mestiere, aderenza totale al dettato costituzionale.

Personalmente ne conosco moltissimi che, investendo del proprio, “gambe in spalla” si recano sul posto, per capire il contesto, per comprendere cosa c’è dietro un fatto, una notizia, stando dalla parte di chi non ha voce. Ancora oggi in uno scenario di crisi che offre scarsissime opportunità di lavoro giornalistico retribuito, tantissimi sono i giovani che vanno nei territori di guerra e di crisi, per documentare, denunciare, con professionalità e senso di umanità e giustizia.

Tanti sono quelli che si imbarcano con le Ong (criminalizzate da Minniti, Di Maio e Salvini) per raccogliere la voce di migranti che la politica disumana di oggi riduce a meri numeri; per scuotere l’opinione pubblica, per fermare la strage.

Con orgoglio pubblichiamo ogni settimana i loro reportage su Left, così come con orgoglio abbiamo partecipato alla manifestazione del 10 novembre che ha visto una pacifica e inarrestabile onda di persone fluire per le strade della Capitale, contro il razzismo, contro il decreto Salvini, contro le misure discriminatorie e repressive del dissenso sociale imposte da questo governo. Il clima festoso, la musica, i sorrisi, i cartelli parlavano da soli, come raccontano anche le foto riportare in queste pagine.

Oltre 50mila persone sono arrivate a Roma da ogni parte d’Italia nonostante le forze dell’ordine abbiamo fermato pullman, identificato e schedato i manifestanti, ritardando il loro viaggio. (Hanno fatto lo stesso due settimane fa con i neofascisti che andavano a sfilare a Predappio?).

La manifestazione del 10, dopo il raduno spontaneo a Riace in sostegno di Mimmo Lucano, conferma che un’opposizione forte c’è in Italia, auto convocata, che non si fa confondere la testa. Chiede inclusione, più diritti sociali e civili ma anche più cultura e, anche per questo non può certo sentirsi rappresentata dal governo giallonero che – in linea con i precedenti – taglia i fondi alla cultura, de-finanzia la scuola pubblica, l’università, la ricerca.

Gli attacchi a chi fa informazione e formazione vanno di pari passo alla denigrazione di scienziati e intellettuali (ultimo ma non ultimo il caso di Roberto Battiston rimosso dal ruolo di presidente dell’Agenzia spaziale italiana).

L’anti-intellettualismo, la diffidenza verso chi si dedica allo studio per la crescita culturale di tutti, l’ignoranza ostentata, la gara a chi ha meno titoli di studio caratterizzano tutti i movimenti conservatori e reazionari. Tenere «il popolo» all’oscuro è necessario perché sia completamente subalterno. Noi invece siamo tenacemente convinti che lo studio e la corretta informazione siano importanti e irrinunciabili strumenti di auto-emancipazione e di crescita culturale collettiva.

Fonte: Sardegna Soprattutto

Sarroch

Internazionale 15 novembre 2018- The Guardian, Regno UnitoPerché l’inquinamento atmosferico è sempre più preoccupante?
Per vivere è essenziale respirare: nell’arco della nostra vita nei nostri polmoni passano circa 250 milioni di litri d’aria. Eppure, camminando in un’affollata strada urbana, si possono incamerare fino 20 milioni di polveri sottili a ogni inspirazione.

Oggi, l’inquinamento atmosferico è la causa principale di morti premature nel mondo, ed è responsabile di un decesso su nove. Uccide sette milioni di persone all’anno, molte più di quante ne uccidano l’hiv, la tubercolosi e la malaria insieme –tanto per fare un esempio. La dottoressa María Neira, direttrice del dipartimento di sanità pubblica dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che si occupa dell’inquinamento atmosferico, non usa mezzi termini: “Si tratta di un’emergenza globale in termini di sanità”.

Quanto ci costa?
Le morti e i danni alla salute provocati dall’inquinamento atmosferico hanno un costo enorme: 225 miliardi di dollari in termini di reddito da lavoro perduto nel 2013, cioè 5.110 miliardi all’anno (circa un milione di dollari al minuto) sommando anche le perdite nella previdenza sociale in base ai dati di una relazione del 2016 della Banca mondiale, che li indica come un “preoccupante campanello d’allarme”.

L’inquinamento dell’aria è in continuo aumento nei paesi meno industrializzati e, mentre in alcuni di quelli industrializzati la situazione sta migliorando, aumenta rapidamente la nostra conoscenza dei danni che esso provoca alla nostra salute, fisica e mentale.

Da secoli ormai conviviamo con l’aria inquinata – prima non ci si faceva nemmeno caso – eppure non esiste certificato di morte che riporti l’inquinamento atmosferico tra le cause di decesso. I danni per la nostra salute sono diventati chiari solo negli ultimi decenni e solo in anni più recenti questa emergenza sanitaria ha ricevuto una diffusa attenzione grazie alle scoperte nel campo della ricerca, alle battaglie legali perse dal governo e allo scandalo sulle emissioni dei diesel Volkswagen.

Tuttavia, bisogna sottolineare che le misure contro l’inquinamento dell’aria hanno un impatto positivo nel breve termine e sono efficaci nella lotta al riscaldamento climatico a lungo termine.

Chi sono le persone colpite?
Praticamente chiunque. Più del 90 per cento della popolazione mondiale vive dove l’inquinamento atmosferico è al di sopra dei livelli di sicurezza indicati dall’Oms.

L’India ospita la metà delle cinquanta città più inquinate del mondo, la Cina ne ha otto e l’Iraq tre. In Africa l’inquinamento è pesante ma poco misurato: secondo dati del 2015, nell’intero continente le centraline per misurare i livelli di smog erano un terzo di quelle della sola città di Parigi.

L’inquinamento atmosferico, tuttavia, continua a interessare anche i paesi più ricchi. “ Rispetto agli ultimi 50 anni siamo in una fase positiva, ma bisogna capire quanti decessi si è disposti ad accettare”, dichiara Neira. “In Europa continuano a morire mezzo milione di persone all’anno e questo è assolutamente intollerabile”.

Il corpo di un bambino in piena crescita è più vulnerabile degli altri, eppure 300 milioni di minori vivono dove l’inquinamento atmosferico è estremo, con livelli di emissioni tossiche che possono essere sei volte più elevati di quelli indicati nelle linee guida internazionali.

Esistono diversi tipi di inquinamento atmosferico?
Sì. Gli inquinanti più dannosi, ma anche più studiati e compresi, sono i particolati che non solo penetrano nei polmoni, ma finiscono in circolo con il sangue. Oggi la convinzione generale è che penetrino anche negli altri organi vitali, cervello incluso, e i test di laboratorio hanno dimostrato la loro presenza in fegato, milza e reni delle cavie.

Il particolato atmosferico può contenere carbonio elementare (black carbon), nitrati, solfati, ammoniaca o polveri minerali, sostanze in gran parte prodotte dalla combustione di carburanti fossili (come il petrolio) o di legname, usata per ottenere fonti di energia per la circolazione dei veicoli, il riscaldamento, le centrali elettriche e le industrie.

Se da un lato in alcuni paesi sono stati introdotti dei miglioramenti, per esempio nelle centrali a carbone e nell’alimentazione dei veicoli, altri settori sono rimasti indietro. L’agricoltura e l’allevamento sono grandi fonti di inquinamento: l’ammoniaca nel letame e i fertilizzanti finiscono nelle aree urbane spinte dai venti e vanno a formare le polveri sottili, soprattutto nella stagione primaverile al momento della semina e della concimazione dei campi.

L’inquinamento dell’aria esterna, secondo l’Oms, è la causa di 4,2 milioni di morti premature.

Il diossido di azoto, prodotto dai motori diesel, non solo emette particolato, ma è estremamente dannoso se inspirato in forma gassosa. In gran parte dei centri urbani del Regno Unito, per esempio, è ancora a livelli ben più alti di quelli consentiti, con conseguenze catastrofiche in termini di decessi: circa 23.500 morti premature.

Un altro agente inquinante è il diossido di zolfo, che ormai è stato eliminato dalle benzine per i veicoli su gomma, ma è ancora presente in percentuale elevata nei carburanti per barche e aerei. L’ozono troposferico, che si forma nei giorni di sole, è nocivo per le persone e per le colture: si stima che tra il 7 e il 12 per cento dei raccolti di grano vada perso per questo. In India la resa agricola è calata del 28 per cento a causa dell’ozono.

Vi sono fonti naturali di inquinamento dell’aria, come le tempeste di polvere e i fumi sprigionati dagli incendi, ma l’inquinamento causato dall’essere umano ne supera ampiamente la portata. L’inquinamento dell’aria esterna, secondo quanto dichiarato dall’Oms, è la causa di 4,2 milioni di morti premature.

E l’inquinamento degli spazi chiusi?
Anche questo è un altro fattore che causa 3,8 milioni di morti (alcune persone sono esposte sia all’inquinamento esterno sia a quello interno). Metà della popolazione mondiale cucina su fiamme vive usando combustibili inquinanti come legno, letame o carbone vegetale; anche il kerosene contenuto nelle lampade a combustione produce fumi nocivi.

L’accesso a carburanti e stufe migliori coinvolge sempre più persone. Tra i contadini di Xuanwei, in Cina, per esempio, si è registrato un calo del 40 per cento dei casi di tumore ai polmoni grazie all’adozione di stufe dotate di canna fumaria nelle abitazioni. Dato l’aumento della popolazione mondiale, tuttavia, non si registrano cali del numero di persone esposte all’inquinamento atmosferico domestico.

Quali sono i danni causati dall’inquinamento atmosferico?
Ormai sta diventando più semplice domandarsi quali danni non causi: la ricerca sta dimostrando l’influenza dell’inquinamento atmosferico non solo su ogni parte del nostro corpo, ma anche sul cervello.

I pericoli connessi all’aria tossica sono, sorprendentemente, una scoperta recente. L’Harvard six cities study, la fondamentale ricerca che chiarisce i collegamenti tra inquinamento atmosferico e malattie respiratorie, attacchi cardiaci e ictus, è stata pubblicata nel 1993. Da allora l’aria inquinata è stata collegata a molte altre patologie, come per esempio il diabete: stando a un recente studio (30140-2/fulltext#seccestitle10), nel 2016 l’inquinamento ha contribuito all’insorgenza di 3,2 milioni di nuovi casi. Le patologie renali, così come la malattia di Alzheimer, sono anch’esse influenzate dall’insalubrità dell’aria; anche la pelle ne è colpita, invecchiando più rapidamente.

Le ricerche condotte su neonati e bambini rivelano dati particolarmente preoccupanti. Un recente studio su vasta scala ha dimostrato come l’inquinamento atmosferico porti a un massiccio aumento del rischio di sottopeso alla nascita e quindi a danni permanenti alla salute del bambino. I medici coinvolti nello studio hanno definito questa singola scoperta “qualcosa di molto vicino alla catastrofe sanitaria mondiale”.

Milioni di nascite premature potrebbero essere in qualche misura dovute all’inquinamento atmosferico; un altro studio lo mette in relazione alle malformazioni del feto, mentre un altro lo collega alla sindrome della morte improvvisa del lattante. Vi sono anche prove effettive della presenza di particelle inquinanti nella placenta materna. “La questione è molto seria – vi è una forte e diretta connessione tra le particelle tossiche che la madre inspira e gli effetti negativi sulla salute del feto”, dichiara il ricercatore a capo dello studio.

L’asma e la ridotta crescita polmonare, così come i problemi di apprendimento a scuola e il rischio di delinquenza in età adolescente, sono pericoli a cui i bambini sono particolarmente esposti durante la loro crescita e sono tutti in stretta relazione con l’inquinamento dell’aria.

La cifra stimata di sette milioni di decessi l’anno purtroppo è stimata al ribasso, poiché il conteggio è basato solo sull’inquinamento da particolato e le cinque cause di morte più strettamente collegate a esso. Le prime stime ottenute applicando dei modelli più efficaci indicano un totale di nove milioni di morti dovute all’inquinamento da particolato.

E siamo solo di fronte alla “punta dell’iceberg” dei danni alla salute, stando ai ricercatori. Questo perché, anche qualora non portasse alla necessità di una visita medica, la continua e massiccia esposizione all’inquinamento atmosferico nuoce alla salute di qualsiasi persona in qualche misura.

L’Oms è chiara al riguardo: “Si prevede un aumento delle malattie dovute all’inquinamento dell’aria (esterna)”.

Posso fare qualcosa per proteggermi?
La crescente preoccupazione per l’inquinamento dell’aria ha dato il via alla creazione di una vasta gamma di prodotti di protezione. In commercio si trovano varie mascherine, ma a detta degli esperti anche queste sono di ben poca utilità se non aderiscono ermeticamente al viso, cosa che è rara.

Sono state proposte torri giganti, panchine con un giardino verticale sopra lo schienale e muri di verde vivo per filtrare l’aria inquinata. A Southampton, nel Regno Unito, circola un nuovo autobus che filtra l’aria mentre viaggia. Anche gli alberi possono essere utili, a meno che non blocchino i venti che respingono le polveri inquinanti, nel quale caso possono addirittura aggravare la situazione.

Inoltre, esistono applicazioni in grado di monitorare l’inquinamento dell’aria, così da permettere alle persone di evitare i momenti peggiori, e che permettono di creare itinerari alternativi per camminare in città, così da tenere i pedoni lontani dalle vie più inquinate.

Le persone dentro le automobili sono spesso più esposte all’inquinamento atmosferico di chi si trova per strada a causa dei gas di scappamento che rimangono intrappolati nell’abitacolo. È certamente consigliabile mettere l’aria a circolo chiuso prima di scontrarsi con il centro della città. Esistono prove che gli oli ricchi di omega3 e la vitamina B hanno una funzione protettiva dai danni da inquinamento atmosferico.

Ma questo non significa curare i sintomi anziché la causa?
Esatto. L’unico modo efficace di affrontare questa emergenza sanitaria mondiale è di abbattere drasticamente i livelli di inquinamento. Inoltre, vi sono dei risvolti etici, dichiara il dottor Gary Fuller, del King’s College London: “È moralmente scorretto far cambiare condotta alle vittime anziché ai colpevoli”.

Spesso sono le persone più povere a essere maggiormente esposte all’inquinamento dell’aria. “L’inquinamento atmosferico provoca delle enormi ingiustizie”, sostiene Fuller. “Contaminando la nostra aria per disfarsi dei loro rifiuti, gli inquinatori stanno distruggendo una risorsa comune evitando anche di assumersi la responsabilità e i costi delle proprie azioni”.

E adesso?
Le soluzioni sono al contempo perfettamente attuabili ed estremamente difficili, perché pur richiedendo poco in termini di nuove tecnologie implicano interventi in molte aree e in genere non sono soluzioni allettanti né dal punto di vista politico né da quello economico.

“Bisogna intraprendere due grandi transizioni”, dichiara Neira. “La prima è il passaggio a un’energia pulita. È necessario abbandonare l’uso del carbone e il massiccio uso delle auto private nei centri urbani e, secondo, bisogna costruire edifici più efficienti”.

Al livello globale sta diminuendo il consumo di carbone come combustibile e la Cina ha dato un esempio di come si possa mettere velocemente un freno all’inquinamento industriale. L’inquinamento da polveri sottili è calato di un terzo in solo quattro anni dall’inizio della “guerra all’inquinamento” e solo otto anni dopo che Pechino era stata etichettata “nociva a livelli folli” quando l’inquinamento della sua aria aveva superato ogni limite. In tutto il mondo, tuttavia, le città sono in rapida espansione, con un aumento previsto dei residenti in zone urbane dai 4,2 miliardi di oggi a 6,7 miliardi nel 2050.

Per questo l’urbanistica delle città nuove o ingrandite è di vitale importanza, commentano gli esperti come Fuller: “Se agiamo male oggi dovremo pagare un caro prezzo nel futuro”. La mobilità urbana dovrebbe incentrarsi su percorsi per ciclisti e pedoni e sul trasporto pubblico – persino le auto elettriche concorrono all’inquinamento da particolato con l’abrasione dell’asfalto e la polvere dei freni. Il resto delle auto e i camion, poi, devono essere sottoposti a più stretti controlli delle emissioni inquinanti.

Si dovrebbe ricorrere solo all’energia rinnovabile per riscaldare e rinfrescare gli ambienti. I rifiuti, inoltre, non dovrebbero mai essere bruciati se non sotto stretto controllo.

Alcune città della Danimarca e dei Paesi Bassi hanno detto addio alle auto e a Seoul, in Corea del Sud, sono state demolite quindici superstrade per far posto alle linee degli autobus e a un nuovo fiume.

Neira, che è stata ministra della sanità in Spagna, sostiene che i politici devono giocare la carta della salute per avere la meglio sugli avversari: “Se riduci i casi di asma tutti ne saranno felici”. Senza contare i benefici che deriverebbero dalla diminuzione del consumo di carbone, benzina e gas, per quanto riguarda il riscaldamento globale, e la diminuzione dei casi di obesità grazie a un modo più attivo di spostarsi, come per esempio usare la bicicletta.

Il punto non è cosa sia necessario fare per porre fine all’emergenza inquinamento atmosferico, continua Neira, è la mancanza di un serio impegno politico: “ Idee e soluzioni sono moltissime. Ora serve l’impegno della classe dirigente”.

(Traduzione di Mariachiara Benini). Questo articolo è uscito sul quotidiano, The Guardian, Regno Unito

 

Fonte: Sardegna Soprattutto

Alfiero Grandi, vice presidente Comitato per la democrazia costituzionale

da Jobsnews.it 15.11.2018

image

Pubblichiamo questo articolo di Grandi che pone un tema importante, e cioè il rapporto fra libertà di coscienza e diciplina di partito o di gruppo. Nel PCI, ad esempio, la disciplina era un valore fondamentale, ma ciò non ha impedito forme di dissenso, che ovviamante non necessariamente si esprimevano violando le decisioni del gruppo. Ricordo, ad esempio, nel nostro piccolo, che nella fiducia al governissimo di Antonello Cabras (ottobre 1992), io e pochi altri (forse due) consiglieri del PCI-PDS, dichiarammo in aula la nostra contrarietà al governissimo (alleanza di governo dalla DC al PCI-PDS), annunciando però di votare a favore per rispetto della disciplina di gruppo. Il voto contrario è giustificato solo quando vengono in considerazione questione che investono nel profondo la coscienza, in cui la disciplina risulta un valore del tutto secondario. Sì perché anche la disciplina è un valore, quando si sta in un gruppo o in un collettivo. Ad essa, fra l’altro è legata la funzionalità delle isituzioni, che è anch’essa un elemento positivo (A.P.). Ecco ,ora, l’articolo di Grandi.

Come era inevitabile stanno emergendo tensioni nella maggioranza parlamentare e soprattutto nel M5Stelle sui provvedimenti. La ragione di governo, cioè sostenere il governo Lega/5Stelle ad ogni costo, anche su provvedimenti che contraddicono quanto detto e promesso in precedenza, si scontra con orientamenti che i 5Stelle avevano sostenuto fino a poco prima con forza. Però non tutti i deputati e senatori sono disponibili ad ingoiare il rospo, in alcuni casi veramente indigesto, di provvedimenti votati a scatola chiusa solo perché voluti dalla Lega o, in alcuni casi, perché rappresentano una giravolta a 180° gradi dei 5 Stelle stessi. Nel caso del condono per Ischia ovviamente la situazione è ancora più pesante perché non si può invocare un ricatto vero o presunto della Lega ma è solo un cambio di orientamento del M5Stelle. Il decreto per Genova, appena convertito in Parlamento, appartiene a questo genere, forse più grave perché la giravolta non deriva da una pressione della Lega, come nel caso del decreto sicurezza voluto da Salvini, ma è contenuto in un provvedimento legislativo costruito sotto la guida dei 5Stelle e anche l’emendamento ha questa origine. Per questo lo sconcerto è più grave e le reazioni sono state più decise. Va aggiunto che la parte che riguarda il condono per Ischia non c’entra con Genova.

La lezione che deriva dal condono edilizio per Ischia e i pericoli connessi

Infatti, come è evidente, Ischia e Genova appartengono a due realtà territoriali lontane e del tutto dissimili. In aula la maggioranza ha voluto con la forza dei numeri rimettere nel provvedimento per Genova l’emendamento, bocciato in Commissione Ambiente, che consente il condono per Ischia. Il tentativo di scaricare la responsabilità su altri, venuti prima, non regge, perché se così fosse non ci sarebbe stato bisogno dell’emendamento incriminato. L’emendamento si è reso necessario perché altrimenti la vecchia richiesta di condono senza averne diritto non avrebbe mai avuto risposta perché non ne aveva diritto e imporre la risposta entro sei mesi a chi non ne aveva diritto ha il solo significato di costituire un precedente per legalizzare gli abusi e di aprire la strada ai contributi pubblici. Per i 5Stelle è un capovolgimento di fronte, tanto più grave perché fatto passare in un provvedimento urgente che riguarda il crollo del ponte di Genova. Sembra quasi che farlo passare ad ogni costo, anche contro un sentimento storicamente diffuso nei 5Stelle abbia il compito di obbligare all’obbedienza i gruppi parlamentari, emarginando i pochi (per ora) coraggiosi che hanno fatto prevalere il merito del provvedimento alla convenienza, all’obbedienza al capo che lo ha fortemente voluto: Di Maio. Ed è anche un messaggio alla Lega del tipo noi siamo in grado di imporre le scelte ai parlamentari, o almeno al grosso di deputati e senatori.

La militarizzazione dei gruppi parlamentari pentastellati prelude all’introduzione del vincolo di mandato in Costituzione

Non è la prima volta che accade ma in passato questo atteggiamento militaresco non ha portato fortuna perché prima o poi sfocia nella rivolta. Forse il nervosismo di Di Maio sugli attacchi alla sua effettiva capacità di controllare (termine in sé inaccettabile) i parlamentari ha spinto verso questa scelta che è parsa immediata e semplice, ma che in realtà segnala un disagio crescente. Quando si arriva ad adottare comportamenti controcorrente come questi, mettendo nel conto anche la rottura, in genere sono pochi all’inizio quelli che hanno la forza e il coraggio di farlo. Forse non è casuale che sia stato il comandante De Falco a decidere di non farsi condizionare, confermando di avere la schiena ben diritta. Un limitato numero di smarcamenti in questa fase non vuol dire che la situazione sia tranquilla per tutti gli altri, del resto al voto mancavano alcuni parlamentari dei 5Stelle e la riflessione per fortuna proseguirà. Se sarà ancora questo il modo di affrontare le diversità il M5 Stelle pagherà un prezzo pesante in termini di dissenso e in termini di voti.
Tutte le organizzazioni che hanno guida debole e talora ondivaga (Tap, Tav, ecc. insegnano) ricorrono ad azioni disciplinari per cercare di serrare le fila. I toni tenuti su argomenti di grande peso, da ultimo sulle critiche dei giornalisti, confermano che il nervosismo è molto alto. Tuttavia c’è un punto che va sottolineato con forza e che è più importante di tutti gli altri. I 5Stelle hanno, come tutti gli altri partiti che hanno presentato le liste per il Parlamento, usufruito di un meccanismo elettorale che in pratica ha consentito di preparare liste bloccate, decise dall’alto o comunque da pochissimi. Qualcuno ha iniziato a ricordarsi ragioni fondanti del movimento e i condoni certamente non lo sono. Ora i soliti esagerati vorrebbero non solo l’espulsione di chi non ha obbedito, dimostrando una ben povera concezione della dialettica democratica dentro i partiti, le organizzazioni, i movimenti. I soliti esagerati rilanciano anche la proposta di togliere la libertà dei deputati e dei senatori di decidere il loro voto secondo coscienza, si tratta dell’articolo 67 che esclude il vincolo di mandato nei comportamenti parlamentari.

L’articolo 67 della Costituzione va custodito gelosamente e con cura perché sancisce l’autonomia del Parlamento dall’esecutivo

Questo articolo è fondamentale per garantire che al di là di gravi limiti nel sistema elettorale, che sottrae ai cittadini la scelta dei parlamentari, chiunque si trovi ad esercitare il ruolo di parlamentare deve poter comportarsi su questioni di fondo secondo coscienza, senza sottostare ai diktat del capetto di turno. Si tratta di un meccanismo senza il quale i parlamentari, che già vengono eletti con leggi elettorali che consegnano ai capi partito la decisione di fondo su chi verrà eletto e chi no, scivolerebbero inevitabilmente verso un ruolo di totale subalternità anche su questioni di grande rilievo, la cui approvazione risulterebbe altrimenti indigeribile. Se dovesse saltare la garanzia dell’articolo 67 il Parlamento diventerebbe del tutto subalterno al governo e la Costituzione italiana cambierebbe di fatto non solo per gli effetti di questo articolo ma perché perderebbe di significato la centralità del Parlamento così come è scritta in Costituzione e i parlamentari non sarebbero più in grado di rappresentare la nazione ma diventerebbero mere figure subalterne al governo. È sperabile che ci sia un rinsavimento, ma se si volesse procedere al mutamento dell’articolo 67 sarebbe inevitabile costruire un fronte referendario contrario e si vedrà cosa decideranno elettrici ed elettori in un referendum in cui si confronteranno le vere ragioni delle proposte di modifica e quelle contrarie.

Fonte: Democrazia Oggi

Pagina 1 di 278





Sarda News

Offerte di Lavoro in Sardegna

Sinnai Notizie