Sono ricoverato in un ospedale del Continente. E’ pieno di pazienti sardi ma anche di sanitari sardimedici e infermieri professionali – bravissimi.

In Sardegna la sanità viene punita e distrutta. E così la Sardegna butta soldi al vento per pagare cure mediche a Sardi che sono costretti a dolorose trasferte, curati spesso da sanitari sardi anch’essi. Questi giovani medici non sono stati accolti in Sardegna perché – dicono – lì domina ancora clientelismo politico e baronato universitario. Qui sono stati assunti per merito pur essendo figli di nessuno, ma bravi di loro.

Nel 2017, la Regione ha speso 101 milioni di euro per il ‘turismo sanitario’. Che senso ha questo stupido spreco di risorse umane ed economiche? La politica non prova un po’ di vergogna?

Il Giardiniere

(admaioramedia.it)

Fonte: Admaioramedia

Tempi d’attesa troppo lunghi per i malati di sclerosi multipla. Nessuna ambulanza disponibile per il trasporto dei pazienti. Mancanza di farmaci. E’ il grido d’allarme per il presidio ospedaliero del Binaghi, con uno smembramento senza fine. “E’ una chiusura a catena dei reparti – spiega il vicepresidente della commissione sanità Edoardo Tocco, che invita ad una mobilitazione in difesa del complesso – I tagli alla struttura sanitaria stanno ormai provocando ritardi che portano dei danni ai pazienti”.

Una questione inaccettabile, perché diritti essenziali sulla salute non possono essere legati ad operazioni di ragioneria: “Il depotenziamento del Binaghi è intollerabile – aggiunge Tocco – Il presidio ospedaliero è un baluardo indispensabile per i pazienti del cagliaritano, ma gli atti della riforma sanitaria si stanno declinando in un impoverimento dei reparti”.

L’indignazione si associa alla preoccupazione per il ridimensionamento dei reparti interni al presidio, con la carenza di personale medico e paramedico: “È evidente che l’attività dell’ospedale – conclude Tocco – sta producendo penalizzazioni con allungamento dei tempi di attesa, e rischio per l’incolumità dei pazienti e di chi arriverà al punto di primo intervento”.

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Fonte: Casteddu on Line

E’ morta a Oristano Suor Chiara Maria Pilu, Clarissa
Domani mattina i funerali,  nel Monastero di Santa Chiara

Suor Chiara Maria Pilu in una bella foto di Gabriele Calvisi

Cordoglio a Oristano per la morte di Suor Chiara Maria Pilu. Suora di clausura dell’ordine di Santa Chiara, Suor Chiara Maria Pilu aveva 86 anni ed era nativa di Borore. Aveva preso i voti cinquanta anni fa e a Oristano era arrivata al Monastero di Santa Chiara da cinque anni, proveniente da Alghero.

La notizia della sua morte è stata affidata a uno scarno comunicato della Madre Abbadessa e delle sorelle Clarisse che sulla pagina Facebook Monastero Santa Chiara Oristano, annunciano il ritorno alla casa del padre della loro consorella.

Il funerale di Suor Chiara Maria Pilu è previsto per domani 17 gennaio alle ore 10,30 nella Chiesa del Monastero. 

Mercoledì, 16 gennaio 2018

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Fonte: Link Oristano

“Una delibera approvata in sordina il 28 dicembre riduce da 24 a 22 i mezzi disponibili. Sforbiciata anche sulle associazioni di volontariato del 118 per ridurre i costi del 10 per cento”Il consigliere regionale Roberto Desini denuncia con queste parole il contenuto del “Piano di riorganizzazione e di riqualificazione del servizio sanitario regionale idoneo a garantire la sostenibilità del servizio stesso”, approvato dalla Giunta regionale con una delibera del 28 dicembre 2018. Nel Piano di riorganizzazione il capitolo relativo alla Rete dell’emergenza e urgenza rivela una amara sorpresa: per coprire la spesa di 3 milioni di euro necessaria per l’attivazione della terza base dell’elisoccorso, la Giunta ha deciso di tagliare i costi dell’Areus per un totale di 5 milioni e mezzo di euro in due anni. Una sforbiciata che cancella due dei 24 punti di MSA (le ambulanze medicalizzate) sparsi per la Sardegna, e riduce del 10%, per due anni consecutivi, “i costi per l’acquisizione di servizi dalle associazioni di volontariato e cooperative 118”, è spiegato nel documento approvato dalla Giunta regionale.

«È una scelta scriteriata, incosciente, assurda. Le 24 postazioni di medicalizzata attive nell’isola dal 1999, anno in cui è stato istituito il servizio 118, sono già insufficienti per coprire adeguatamente tutto il territorio sardo», spiega Desini. «Secondo il DM 70 del 2015 che tiene conto della densità abitativa e della superficie da coprire, in un territorio vasto come la Sardegna dovrebbero esserci 48 medicalizzate e 288 medici al lavoro per garantire un pronto intervento h24 in ogni zona dell’isola. Ora la Giunta elimina due mezzi lasciando così ulteriormente scoperte intere aree della Sardegna. Le carenze dei mezzi di soccorso avanzato si evidenziano soprattutto nelle aree interne dell’isola, lontano dai grandi centri urbani e quindi dagli ospedali, zone che già soffrono per la carenza di servizi sanitari», continua Desini. «E non può reggere la giustificazione che è stata attivata una terza base di elisoccorso, perché, come ben spiegato sempre nel DM 70 del 2015, tale attività (ELI) deve essere integrativa del servizio di soccorso a terra, e non sostitutiva. Per di più la Giunta non ha tenuto conto in questi cinque anni della già grave carenza dei medici dei mezzi di soccorso avanzato, che attualmente è di 30 su 144, ma che a breve potrebbe aumentare, in vista della prossima assegnazione delle sedi carenti

Fonte: Casteddu on Line

Termodinamico: Dedoni (Rif) chiede legge di tutela del territorio
Dopo la bocciatura del progetto da parte della Regione

“Il diniego opposto dalla Regione contro il progetto per la realizzazione di un impianto solare termodinamico nelle campagne di San Quirico permette al territorio interessato di tirare un sospiro di sollievo, visto l’atteggiamento sin qui tenuto dall’Ente, ma non deve far abbassare la guardia”, lo dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.

“Purtroppo”, prosegue Dedoni, “i fatti hanno dimostrato che in Sardegna mancano gli strumenti legislativi che consentano di proteggere il nostro ambiente e le nostre prospettive di sviluppo nel settore primario dagli speculatori che mirano solo a fare facili guadagni con il pretesto delle energie rinnovabili”.

“La motivazione che ha portato al parere negativo della Regione, vale a dire il fatto che la San Quirico Solar Power non è riuscita a entrare in possesso dei terreni necessari, lascia le porte spalancate a questi e ad altri avventurieri”, prosegue Dedoni. “Per questa volta possiamo dirci fortunati, ma in futuro la sorte potrebbe non essere altrettanto favorevole per la Sardegna. E’ pertanto indispensabile che, nella prossima legislatura, si metta mano alla normativa in materia, affinché sia chiarito una volta per tutte che gli impianti di produzione energetica con finalità commerciali possono essere installati solamente nelle aree industriali e che in quelle rurali devono essere ammessi solo quelli destinati all’autoproduzione da parte delle aziende agricole”.

Attilio Dedoni

“Servono regole chiare che non consentano margini di discrezionalità nel rilascio delle autorizzazioni, soprattutto da parte della Regione”, conclude il capogruppo. “Solo così sarà possibile difendere i nostri territori dagli assalti di quella ‘zona grigia’ che fa affari con il benestare di qualche parte politica, approfittando di regole dalle maglie troppo larghe che spesso vengono applicate agli avversari e interpretate con favore per gli amici. Siamo favorevoli alle energie rinnovabili, non potrebbe essere altrimenti, ma deve essere chiaro, e sancito in termini di legge, che il futuro delle campagne è nel rilancio delle produzioni agricole, dell’allevamento e dell’agroalimentare, non in progetti spericolati con cui si mira a incassare quattro soldi per qualche anno per poi lasciare sul territorio solo deserto, rottami e aree da bonificare a spese dei sardi”.

Mercoledì, 16 gennaio 2019

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Fonte: Link Oristano

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