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Delitto Ara, l’imputato in corte d’assise - Cronaca

Delitto Ara, l’imputato in corte d’assise - Cronaca
SASSARI. Ha assistito da dietro le sbarre alla prima udienza del processo che lo vede imputato di omicidio. Sguardo sereno, di tanto in tanto un’occhiata ai suoi familiari, Vincenzo Unali, allevatore 59enne di Mores, è in carcere dallo scorso agosto con l’accusa di aver ucciso il 16 dicembre del 2016 Alessio Ara, l’operaio 36enne di Ittireddu, con due colpi di fucile calibro 16 caricato a pallettoni. Ieri mattina, davanti alla corte d’assise presieduta da Massimo Zaniboni – a latere Silvia Guareschi e i giudici popolari – il processo si è aperto con alcune eccezioni sollevate dall’avvocato difensore Pietro Diaz. Tra tutte quella relativa alla nullità del provvedimento con il quale il gip – su richiesta del pm Giovanni Porcheddu – ha disposto nei confronti di Unali il giudizio immediato. Diaz, sostenendo che a conclusione delle indagini preliminari non fosse emersa l’evidenza della prova (condizione per la quale si dispone l’immediato), ha chiesto che quel provvedimento venisse annullato. La corte si è ritirata e dopo un’ora e mezza è tornata in aula e ha comunicato la decisione di respingere l’eccezione del difensore. Il processo è stato aggiornato a lunedì prossimo quando saranno sentiti i primi testi.Nell’aula della corte d’assise, oltre ai carabinieri che hanno seguito tutta la fase investigativa, c’erano anche i familiari della vittima che si sono costituiti parte civile. Anche la mamma – con l’avvocato Luigi Esposito – che è rimasta particolarmente provata considerato che fu proprio lei a trovare il figlio a terra, nel cortile di casa.All’imputato è contestata dal pm la premeditazione. Secondo gli inquirenti il killer si era presentato un’ora prima sul luogo del delitto, a Ittireddu, si era nascosto e aveva aspettato che la vittima rientrasse a casa. Quindi gli aveva sparato ed era scappato a piedi. Ara aveva appena oltrepassato il cancello quando qualcuno aveva richiamato la sua attenzione, lui si era voltato ed era stato raggiunto da due fucilate, una al petto e una alla spalla. Aveva urlato e quando la povera e anziana mamma aveva aperto il portone si era trovata il proprio figlio disteso a terra. Il movente del delitto è stato individuato dalla Procura all’interno di un quadro familiare non proprio sereno. Secondo la ricostruzione degli inquirenti la figlia di Unali aveva avuto una relazione con la vittima, nonostante avesse un compagno con il quale viveva proprio a casa del padre. Quest’ultimo, venuto a sapere della relazione, ne avrebbe fatto una questione d’onore che lo avrebbe spinto ad ammazzare Alessio Ara. Il dna dell’imputato sarebbe stato trovato nel laccio del pantalone della tuta con il quale il killer avrebbe coperto il fucile usato per uccidere.

vedi su La Nuova Sardegna









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